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Autore: Eternal
Fantasy
Data di pubblicazione: ?
Genere:Romantico/ autoconclusiva
Personaggi principali: Dynast , ed altri inventati
Trama:Una storia di vita perduta e ritrovata nella bianca e impietosa
cornice del Regno dei Ghiacci Eterni. Perché da ogni fine nasce
un nuovo inizio
Fan art allegate: No-
La carovana avanzava arrancando sul sentiero coperto di
neve. Era solo linizio dellautunno, ma lì tra i monti
Kataart, vicino al Circolo Polare Artico, linverno regnava incontrastato
tutto lanno. La vita era difficile, ma quel clima inclemente aveva
forgiato il corpo e la mente degli esseri umani che vivevano sul confine
del Regno dei Ghiacci Eterni, perché quella era la volontà
del loro Signore: solo chi era abbastanza forte da convivere con la sua
aspra legge aveva il diritto di abitare quella terra.
La giovane donna alzò lo sguardo verso la cima della montagna:
quel luogo era il più bello del mondo ai suoi occhi; non per la
prima volta, desiderò vedere le meraviglie che si celavano oltre
il Confine: le infinite distese polari interdette agli uomini dove vagavano
le creature del Nord, i Demoni del gelo, gli Spiriti nati dal freddo
e giungere un giorno al Polo, per scorgere il favoleggiato Palazzo dei
Ghiacci
la dimora del mitologico Re di quel regno, Demone potentissimo
e immortale considerato dagli uomini mera leggenda
ma non da coloro
che vivevano sotto la sua egida, che sentivano la sua presenza in ogni
respiro di quellaria frizzante.
La ragazza fu destata dalla sua contemplazione dal richiamo del padre:
Hilda! Non restare indietro!
Lo raggiunse: Papà, andremo a Nord un giorno?
Luomo rise: Più a Nord? Ancora con la tua fissazione?
Oltre il Confine vivono solo gli animali selvaggi e i Demoni; non sono
clienti per mercanti come noi. No, figlia tornò serio accontentati
della compagnia dei tuoi simili. La benevolenza delle Potenze si paga
sempre a caro prezzo.
La giovane rimase colpita da quelle parole, ma nel suo cuore appassionato
non si spense il desiderio, bensì avvampò più forte.
Non pensare al Nord.
Trasalì. Alle sue spalle si era avvicinato il nuovo elemento della
carovana, che si era unito a loro nellultimo paese che avevano visitato:
era un giovanotto allegro e spigliato, e le piaceva molto. Lui continuò
con disinvoltura: Perché piuttosto non vieni a Sud con me?
Andremo via da questo freddo e ci divertiremo sotto il sole.
Continuò a lungo a descrivere la vita nelle terre dellestate,
ma lei lo udiva senza ascoltare: la sua casa era lì e non avrebbe
mai potuto andarsene.
La luce diminuiva lentamente a quella latitudine, dove
le giornate erano brevi. Il capo-carovana diede lordine di fermata
quando cominciarono a cadere i primi fiocchi di neve. La compagnia cominciò
a disporsi per affrontare la notte e Hilda si allontanò per raccogliere
un po di legna; al ritorno udì dun tratto risuonare
urla di spavento. Vide con orrore uomini armati che assalivano i carri,
combattendo ferocemente contro suo padre e gli altri mercanti, che cadevano
uno dopo laltro davanti a quelle belve. Sua madre corse verso di
lei, paralizzata al limitare della foresta di abeti; tentò di gridarle
di fuggire, ma lurlo le si mozzò in un gorgoglio soffocato,
tranciato dalla spada di un brigante che le aveva tagliato la gola. Lassassino
si voltò verso di lei, che si diede alla fuga, e insieme ad altri
due scellerati cominciò a inseguirla.
Lei correva con tutte le sue forze, senza capire dove stava andando. Solo
quando scivolò rischiando di cadere malamente si rese conto di
aver raggiunto il ghiacciaio. Si guardò alle spalle e vide che
i malviventi stavano per raggiungerla, sulle facce crudeli un ghigno famelico
e malvagio che la riempì di terrore: capì che non si sarebbero
limitati a ucciderla, prima avevano in serbo per lei qualcosa di molto
peggio.
Spronata dallorrore e dal panico riprese ad arrampicarsi, si ferì
le mani sul ghiaccio ma la sua disperazione era tale che non si rese neppure
conto delle rosse macchie di sangue che deturpavano la purezza di quel
gelido candore. Allo stremo delle forze, inciampò e cadde. Le lacrime
che scorrevano copiose dai suoi occhi si congelavano sulle sue guance,
tese le mani e innalzò unimplorazione: Aiutami ti prego,
salvami, e la mia vita sarà tua.
Leco di quella promessa non si era ancora spenta che il vento salzò.
I banditi erano a pochi passi, ma un turbine di neve li fece arrestare.
Quando posarono gli occhi sulla loro vittima, simmobilizzarono.
Lei tentò di rimettersi a sedere, ma rialzando il volto vide davanti
a sé gli zoccoli di un cavallo.
Era molto più grande della norma, con una muscolatura poderosa
sotto il manto candido come la neve; la coda e la criniera erano lunghissime
e folte, e sulla fronte spuntava un eburneo corno a mezzaluna affilato
come un rasoio. Non era un comune cavallo: dalla bocca spuntavano lunghe
zanne, e i suoi occhi brillavano di una glaciale fiamma azzurra. Lei riconobbe
lanimale mitologico di cui parlavano le leggende: un Mesmerize,
feroce destriero demoniaco, cavalcatura prediletta di
Senza fiato, sollevò un altro poco lo sguardo. Lo stallone era
bardato di raffinati finimenti e sulla sella sedeva un Cavaliere rivestito
di unarmatura lucente e preziosamente intarsiata con fregi e simboli
misteriosi, solo in parte coperta da un ampio mantello bianco, le cui
eleganti pieghe venivano agitate dal vento che depositava cristalli di
neve sullorlo di pelliccia e tra le lunghe piume del cimiero. Restava
immobile, ma dalla sua persona emanava un gelo che sembrava fermare il
tempo stesso.
Hilda percepì il suo sguardo su di sé e tremò, sentendosi
scrutare fino in fondo allanima da quegli occhi invisibili. Egli
terminò il suo esame e la sua attenzione si spostò sui tre
criminali; alzò una mano, lentamente, solennemente. Lei vide la
loro carne sbiancare e farsi azzurrina, sempre più lucida e trasparente.
Lui strinse la mano a pugno e i corpi congelati dei tre assassini si frantumarono
in una pioggia di schegge.
Tremando, si voltò verso il suo salvatore, non osando rialzare
gli occhi su di lui. Egli non parlò. Con gesto altero, scosse le
redini per andarsene. Mentre oltrepassava la giovane ancora inginocchiata
nella neve, un morbido sussurro nel vento raggiunse le orecchie di lei:
Rammenta la tua promessa.
Come ridestandosi, si rialzò e si volse verso di lui: Ti
supplico, Signore, dimmi il tuo nome!
Il mio nome non è consono ad essere pronunciato da bocca
mortale. Una stilettata glaciale.
Dopo lunghi attimi di silenzio riprese a parlare con voce atona: Allestremità
del ghiacciaio cè un luogo abitato dagli umani. Và,
e dì loro che questo è il mio volere.
La ragazza chinò il capo in segno dassenso. Quando lo rialzò
egli era scomparso, svanito in un turbine di neve.
La notte era ormai calata, ma i suoi passi erano come guidati
da una forza invisibile che allontanava ogni ostacolo dal suo cammino,
finché giunse al villaggio. Era un insieme di case robuste e resistenti
alle intemperie; si diresse senza esitare verso quella più grande,
dove si riuniva la gente alla fine della giornata. Grande fu lo stupore
di tutti allarrivo della sconosciuta; ma quando ella narrò
loro la sua vicenda, su quei volti duri segnati dallinverno perenne
lo stupore venne sostituito da unespressione di reverenziale rispetto,
e nei loro occhi brillò una segreta meraviglia.
Lui non si mostrava a occhi mortali dalla notte dei tempi; ciò
che era accaduto a quella giovane donna aveva sicuramente un significato
che andava oltre la loro comprensione. Consapevoli di ciò che il
Signore del Nord si aspettava da loro, laccolsero nella loro comunità.
Hilda si trasferì al villaggio e tentò di lenire il dolore
per la tragedia della sua famiglia; ma pochi giorni dopo qualcosa la riportò
a galla: Sean, il ragazzo che si era unito alla carovana, giunse in paese.
Lei gli corse incontro e quando lui la vide sul suo viso si dipinse uno
stupore quasi spaventato: Tu
come puoi essere ancora viva?
Lei rimase perplessa dal suo atteggiamento, ma la felicità di saperlo
scampato allagguato dei banditi mise in secondo piano ogni sospetto;
gli offrì di ospitarlo ed egli, notando come lei fosse oggetto
di grande deferenza nel villaggio, accettò.
Il loro legame si fece sempre più stretto finché, durante
la festa di mezzinverno, resero nota la loro relazione dichiarando
di volersi sposare in primavera. Hilda era convinta di aver finalmente
trovato la felicità, ma le sue speranze vennero crudelmente disilluse
pochi giorni dopo.
Riordinando gli effetti personali di colui che considerava il suo fidanzato,
trovò un consistente numero di monete a cui lui non aveva mai fatto
cenno
e, a confermare i suoi più terribili sospetti, nascosto
in un sacchetto vi era il medaglione che suo padre aveva sempre portato
al collo fino al giorno della sua morte. Impossibile sbagliarsi: allinterno
vi era il ritratto della moglie, sua madre, macchiato di sangue.
Fu come se un velo le fosse stato tolto da davanti agli occhi: capì
che luomo con cui divideva la sua vita aveva causato la morte dei
suoi genitori. Anche lui faceva parte della banda che aveva assalito la
carovana, era una spia mandata a infiltrarsi per segnalare il percorso
dei mercanti e organizzare la trappola.
Fuori di sé per la rabbia e il dolore, uscì nella piazza
urlando la sua verità. Sean accorse subito, la schiaffeggiò
dandole della pazza, accusandola di mentire. Lei, piangendo lacrime di
furia e disperazione, invocò a gran voce: Mio Signore, ascolta
la mia preghiera! Re del Nord, Cavaliere dei Ghiacci, tu che domini su
queste terre, stabilisci la giustizia col tuo verdetto!
Le nubi si addensarono celando il pallido sole, il vento di tramontana
cominciò a soffiare e dal turbinare della neve emersero le sagome
evanescenti di fluttuanti Spiriti elementali. Essi erano lavanguardia
del corteo che sfilò davanti agli occhi increduli degli umani:
una muta di leopardi delle nevi apriva la processione, seguiti da sette
cavalleggeri che reggevano sul braccio guantato sette candide civette.
Seguivano sette cavalieri che reggevano lunghe lance, i cui vessilli azzurri
garrivano fieri sotto le lame seghettate come arpioni. Dietro di loro
avanzava un grande alce dal maestoso palco di corna; sulla sua schiena
sedevano due gemelli, allapparenza bambini di non più di
dieci anni: vestivano in modo identico con tuniche dallampio panneggio
bianco e blu, i loro occhi di un azzurro glaciale avevano lo stesso sguardo
altero. Lunica cosa che li distingueva era il colore dei capelli:
quello che reggeva le redini li aveva bianchi, laltro neri. Il secondo
portava lasta di uno stendardo, sulla cui candida stoffa era ricamato
in nero il simbolo del Re Supremo del Nord, lHa-Ou.
In perfetto silenzio, tutti i membri del corteo si disposero ordinatamente
a semicerchio. I due priest gemelli, Grau e Nost, conficcarono lasta
nel centro della piazza e, come prescriveva il cerimoniale di un processo,
si portarono ai due lati, attendendo larrivo del loro Master.
Il Re dei Ghiacci Eterni comparve. Affidò le redini del suo destriero
al capitano dei suoi Cacciatori; smontò di sella e avanzò
verso i mortali che assistevano come in un sogno a quello spaccato su
un mondo soprannaturale. Gli abitanti del villaggio si prostrarono alla
presenza del loro Sovrano, che infine si fermò in piedi davanti
ai due rimasti immobili davanti a quello che, sentivano, sarebbe stato
per loro lestremo giudizio.
Egli non disse una parola. Con lentezza rituale, portò le mani
ai polsi e nel silenzio si udì lo scatto metallico delle fibbie.
Come comparsi dal nulla ai suoi fianchi, Grau e Nost ricevettero i guanti
istoriati dellarmatura. Lui tese verso luomo e la donna le
sue mani bianchissime dalle unghie trasparenti come ghiaccio.
Prendete la mano che vi porgo. Ordinò, con un tono
che non poneva alternative.
Essi obbedirono.
Hilda credette di morire allistante. Quel tocco era talmente freddo
da bruciare la carne e lanima, trapassava la sua essenza come una
miriade di lame sottili, dilaniando le difese della sua mente e mettendo
a nudo il suo spirito. Fu una sofferenza indicibile che le parve durare
uneternità, ma il contatto durò solo pochi istanti.
Quando la giovane recuperò le proprie facoltà, vide che
accanto a lei Sean era stato trasformato in una statua di ghiaccio.
Il suo giudice e carnefice allungò una mano verso il torace di
quello che era stato un uomo e ne estrasse una luce che pulsava debolmente.
La sua anima. Mormorò per spiegarle.
Cosa ne farai, Milord? osò chiedere.
Sconterà la sua pena. Vivrà, ma non potrà mai
più tornare fra gli esseri umani; dovrà servirmi fino alla
fine dei tempi: privo del suo corpo mortale, allinterno di unarmatura
di ghiaccio, sorveglierà i confini del mio Regno.
Una condanna crudele. Pensò Hilda tra sé.
Ritieni ingiusto il mio verdetto? domandò scrutandola
nuovamente da dietro limpenetrabile elmo.
No. Lo ritengo spietato, ma non ingiusto. La giustizia non può
essere pietosa. Dichiarò lei, incrociando per la prima volta
il suo invisibile sguardo. Le lacrime erano scomparse e i suoi occhi blu
splendevano sicuri e fieri.
Egli annuì solennemente, come a rinnovare una propria decisione.
Poi le voltò le spalle, rimontò in sella e scomparve insieme
al suo seguito così comerano giunti.
Hilda rimase in piedi, immobile, fissando lo sguardo in cui laveva
visto svanire nella neve: Rinnovo il giuramento, Mio Signore: la
mia vita ti appartiene.
Nelle settimane seguenti, Hilda cercò di dimenticare
laccaduto. Ma la vita aveva lasciato il suo segno dentro di lei:
si rese conto di essere incinta. La prospettiva di aspettare un figlio
dallassassino della sua famiglia, dalluomo che laveva
ingannata e usata in modo tanto spregevole, la sprofondò nel più
nero sconcerto. Fuggì dalla sua casa in preda a una folle smania;
confusa e spaventata, sinerpicò sul ghiacciaio: dove tutto
era cominciato, lì sarebbe finito.
Ancora una volta si trovò ad arrancare sul ghiaccio in preda al
panico, la mente annebbiata, senza rendersi conto del dolore alle mani
e ai piedi scalzi, né del vento impetuoso che tormentava la sua
pelle sotto gli abiti troppo leggeri. Nuovamente crollò tra la
neve e levò la sua preghiera, di morte però, non di vita:
Signore, due volte già sei venuto in mio soccorso; ascolta
la mia terza e ultima supplica: metti fine a questa mia vita che mi ha
riservato tanti dolori in così poco tempo!
Il vento si alzò e nel suo ruggito si udì una voce bassa
e roboante come il tuono:
Hai dunque intenzione di rinnegare la tua promessa?
No, Milord! esclamò impaurita Anzi, ti offro
la mia vita con tutto il cuore!
Non vi fu risposta, ma la sferza del vento divenne più pungente
e lei ne avvertì il disappunto.
Mostrati, ti supplico, e uccidimi! Anche la morte sarà una
gioia se ricevuta da te!
Il vento si placò e la voce divenne quasi dolce: La morte
dovrà attendere. Tu porterai a termine la gravidanza; quando la
creatura che porti in grembo vedrà la luce, tu la consegnerai a
me. Fatto questo, ti scioglierò dalla tua promessa e sarai libera
di fare ciò che vorrai.
Hilda restò senza parole alludire questa condizione. Il suo
animo era diviso tra il desiderio di morire e la volontà di mantenere
limpegno preso. Per obbedire avrebbe dovuto sopportare mesi dangoscia
ma lavrebbe fatto, decise. Glielo doveva.
Tornò al paese e la lieve brezza faceva danzare i fiocchi di neve
al suo passaggio.
Nove mesi trascorrono lentamente in quella terra dove i cambiamenti seguono
il ritmo delle glaciazioni; eppure, prima che i rigori dellinverno
tornassero al loro apice, lanimo della giovane donna mutò
inesorabilmente. A poco a poco cominciò a pensare al figlio che
le cresceva in grembo, non come al frutto del tradimento bensì
come a una parte di sé stessa che poteva divenire ciò che
lei non sarebbe mai stata, raggiungere vette che lei avrebbe solo sognato.
Ma tutte queste speranze sinfrangevano ineluttabilmente contro la
realtà: quando il bambino sarebbe nato, lei avrebbe dovuto consegnarlo
nelle mani del Re dei Ghiacci Eterni e a un destino sconosciuto. Ogni
giorno che passava vedeva crescere in lei la nuova vita che sapprestava
a nascere, e allo stesso modo il suo amore e il suo attaccamento ad essa.
Quanto più il tempo del parto si avvicinava, più aumentava
il timore di non avere la forza per mantenere la promessa fatta.
Il suo timore si rivelò fondato.
Una notte dinizio inverno venne alla luce una bambina dai grandi
occhi e dai capelli blu. Nel cielo limpido trapuntato di stelle si dipinse
una spettacolare aurora boreale che trasformò la notte in giorno,
con i suoi colori che sembravano scintillare il loro saluto alla neonata.
Quando sua madre la strinse tra le braccia per la prima volta, sentì
il cuore spezzarsi a metà.
Non lo farò. Non posso farlo. Perdonami, mio Signore. Non
ne ho il coraggio.
Pesanti nubi nere invasero laria cancellando ogni luce dal cielo.
Tuoni e fulmini squarciavano latmosfera, rimbombando tra i monti
e provocando spaventose slavine. Il vento mugghiava come impazzito, scatenando
una tormenta di neve dolorosa come aghi di ghiaccio.
Le lacrime inondarono per lultima volta gli occhi della giovane
madre: Già due volte ho desiderato mancare alla parola data.
È colpa mia, Milord, della mia debolezza. Risparmia il villaggio,
ti prego. Domani avrai ciò che desideri.
Quelle parole erano sussurrate, ma appena vennero proferite la tempesta
cessò.
La mattina dopo Hilda tornò sul ghiacciaio. Depose
la bambina, avvolta da una pesante coperta, nel luogo esatto dove aveva
incontrato Lui per la prima volta. La baciò sulla fronte, le disse
addio. Poi si avvicinò allorlo del precipizio e si gettò
nel gelido abbraccio dellabisso.
Il Cavaliere dei Ghiacci Eterni ricomparve. Smontò dal suo destriero
che rimase immobile ad attenderlo. Si levò i guanti dellarmatura
e infine lelmo. I raggi del sole freddo illuminarono il suo volto
senza età, facendo scintillare la brina che gli imperlava eternamente
i morbidi capelli neri dai riflessi blu.
Gli occhi azzurri come il ghiaccio di Dynast Graushella riflessero nelle
loro infinite sfaccettature cristalline limmagine della neonata
e sulle sue labbra inflessibili si dipinse per la prima volta un sorriso.
Il Re Supremo del Nord raccolse gentilmente la bambina e la cullò
tra le sue braccia:
Tu diverrai il mio general; il tuo nome è Shella.
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