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Autore: Eternal Fantasy
Data di pubblicazione: ?
Genere: What if autoconclusiva
Personaggi principali: Un po tutti i personaggi di Slayers
Trama: In un universo alternativo, il detective privato Zelgadis
Greywords conduce la sua lotta contro il crimine aiutato da vecchi amici
e nuovi alleati... ma le cose non sono mai quello che sembrano...
Fan art allegate: No-
Martedì, ore 18.30
È passata solo una settimana da quel giorno
ma potrebbe essere
un anno, con tutto quello che è successo nel frattempo
Andiamo con ordine. Sette giorni fa, dopo mesi di indagini, i miei informatori
Zorf e Rodimas mi fecero sapere dove e quando il boss dei boss della malavita,
Sabranigdo, sarebbe uscito allo scoperto. Così quella notte io,
il capitano della polizia Rina Inverse e il sergente Gourry Gabriev facemmo
irruzione nelledificio diroccato indicatoci; dopo una terrificante
sparatoria con le sue guardie del corpo, riuscimmo infine ad arrestarlo.
Pensavamo che lincubo fosse finito. Invece si trattava della fine
del principio.
Perché con la cattura del Re del Crimine, scoppiò la guerra.
Avevamo troncato la cima della piramide, ma Sabranigdo aveva sotto di
sé cinque potentissimi luogotenenti; i più ambiziosi tra
questi non avevano perso tempo: una volta eliminato il Grande
Capo, avevano cominciato a tramare per prenderne il posto
e in città
sera scatenato linferno.
Sospiro e mi appoggio allo schienale della
sedia. Vorrei tanto poter scrollare le spalle e dire faccende della
polizia, io sono un detective privato ma so che ormai ci sono dentro
fino al collo, e il mio senso di responsabilità non mi permette
di tirarmi indietro. Così eccomi qui, a sfogare la mia frustrazione
sulle pagine di questa vecchia agenda, nel mio ufficio al terzo piano
di un palazzo al centro di Seillune, la città della Società
Nera, la capitale del regno del crimine instaurato da Sabranigdo.
Il mio nome è Zelgadis Greywords, e come ho già detto sono
un investigatore privato che non riesce a farsi soltanto i fatti suoi;
come volevasi dimostrare, ora il telefono sta suonando in maniera allarmante,
io so che è Rina che chiama per qualche guaio, e so altrettanto
bene che alzerò la cornetta, sentirò quale altro disastro
è successo e andrò a vedere di persona, restando coinvolto
in qualsiasi follia si tratti.
A volte odio avere sempre ragione.
Martedì ore 18.45
Quando inchiodai la mia vecchia Panda truccata allindirizzo datomi
da Rina capii che ero arrivato nel posto giusto. Non avrei comunque potuto
sbagliarmi: la colonna di fiamme e fumo che si alzava da quel magazzino
era inequivocabile.
Cercai nella folla di pompieri e paramedici la familiare chioma rossa.
Localizzai prima Gourry, più alto della media, e mi diressi là:
dove cè luno cè sempre anche laltra.
Il capitano Inverse fissava lincendio come se le avesse fatto un
insulto personale mentre il sergente cercava di calmarla, dicendole che
una volta spento il fuoco avrebbero potuto cominciare le indagini. Rina
sbottò:
Quel magazzino era imbottito di esplosivo, brucerà per un
bel pezzo, maledizione!
Capii immediatamente la situazione: quel magazzino non era saltato per
aria da solo; uno dei Dark Lord (così si fanno chiamare, quei furfanti)
aveva fatto un bello scherzetto a un rivale. Ma a giudicare dalla faccia
di Rina doveva esserci dellaltro. Mi avvicinai e con calma chiesi:
Chi cera dentro?
Sempre dritto al punto, vero Zel? ribatté lei col suo
mezzo sorriso, in cui però si leggeva una malcelata rabbia. Il
tuo intuito non sbaglia mai
purtroppo.
Non aggiunsi nulla. Aspettai pazientemente che Rina mi mettesse al corrente
dei particolari. Ma non mi sarei certo aspettato la domanda che mi pose
a bruciapelo:
Cosa sai di Garv Dragon Chaos?
Uno dei luogotenenti di Sabranigdo, detto anche Re Demone-Drago
per la sua forza e impetuosità; è famoso per i suoi metodi
diretti
mi interruppi. Pensi che ci sia lui dietro questo
incidente? azzardai.
Rina fece unamara risata: Non direi
dato che sta arrostendo
là dentro
Mi si mozzò il fiato. Si era dunque arrivati a questo? Quale dei
Dark Lord avrebbe fatto uccidere uno di loro in un modo talmente atroce
e perché?
Rina dovette capire ciò che pensavo dalla mia espressione assorta
e mi rispose con tono sommesso: Temo abbiano scoperto che Garv collaborava
con noi.
Questo mi stupì ancora di più: Da quanto?
Dopo la cattura di Sabranigdo, Garv si mise segretamente in contatto
con noi; era in cattivi rapporti con un paio degli altri Dark Lord e ci
propose di fornirci informazioni in cambio dello stralcio del suo
curriculum vitae negli archivi della polizia, con la promessa
che avrebbe rigato dritto.
Voleva cambiare vita, insomma. Gli avete creduto?
Non ci fidiamo dei criminali, neppure se armati solo di buone intenzioni
ma Garv non era tipo da fare il doppio gioco: le informazioni che ci ha
fornito si sono rivelate esatte
e a giudicare dal prezzo che ha
dovuto pagare, probabilmente avrebbe davvero potuto aiutarci a sbattere
in galera quei farabutti! Rina fece un gesto di stizza e si allontanò
seguita da Gourry, alternando borbottii, vane proteste e rimbrotti agli
agenti che le capitavano a tiro.
Mi allontanai nuovamente ai margini della folla dei soccorritori,
continuando a fissare lincendio. Tuttavia i miei pensieri non andavano
agli innocenti che potevano essere rimasti feriti, bensì a Garv,
e a quello che stavo pensando solo pochi minuti prima nel mio ufficio:
quando sei coinvolto in una situazione, specie se scottante, cercare di
tirarsene fuori è spesso difficile e pericoloso quanto continuare
fino in fondo. Garv ci aveva provato
e il riverbero di quelle fiamme
assassine mi bruciava negli occhi e nel cuore, facendomi capire che la
mia posizione poteva rivelarsi non migliore della sua.
Fui distolto da questi cupi pensieri dallinchiodare dei freni di
una Cobra nera giunta a tutta velocità. Lauto non era neppure
del tutto ferma che un giovane si gettò fuori dalla portiera come
impazzito, ma si bloccò dopo pochi passi, fissando lincendio
che divampava selvaggio. Ma mai spaventoso quanto lespressione di
quel ragazzo: dolore e disperazione assoluti, angoscianti, che resero
il suo volto una maschera esangue e spettrale.
Dallauto scesero altri due, un tipo grande e grosso e un piccoletto
che con aria sconvolta corsero ad afferrare il giovane, leggendo in quegli
occhi ossessionati il folle desiderio di gettarsi tra quelle fiamme che
avevano trasformato in cenere la sua vita.
Al loro tocco il ragazzo si riscosse, si ribellò, e il suo volto
riprese vita colmo di rabbia e di furia; solo con molte suppliche i due
riuscirono a trascinarlo forzatamente nellauto, e ripartirono a
tavoletta.
Non avevo udito le loro parole, la distanza e il rumore le coprivano,
ma la scena, seppur breve, era stata intensa e inequivocabile: non lavrei
scordata tanto facilmente.
Martedì ore 19.30
Resomi conto che lì non potevo fare nulla, decisi di ritornarmene
in ufficio; i colpi di scena susseguitisi in quei pochi minuti mi avevano
lasciato pensieroso e intimamente in subbuglio. Ma le sorprese non erano
ancora finite. Quando rientrai, scoprii che due ospiti non previste mi
attendevano.
Come nei film americani di detective anni 30, quando aprii la porta
dellufficio mi trovai davanti una sconosciuta bionda
giovane,
bella, alta, occhi azzurri e le curve nei punti giusti
solo che
questa era accompagnata da una ragazzina un po bassa e un po
(tanto) rompiscatole che conoscevo fin troppo bene
Amelia, la figlia
del capo della polizia di Seillune, il commissario Philionel.
Amelia non perse tempo: rovinando completamente latmosfera da detective
story anni 30 esordì subito dichiarando che la sua amica
Philia aveva bisogno di un aiuto che IO dovevo ASSOLUTAMENTE darle
A quel nome un campanellino mi squillò nella testa: Philia
era il nome della nipote del Presidente della Giunta degli Anziani, a
capo del senato che governava Seillune! Il mio intuito (che come dice
Rina non è solito sbagliarsi) mi fece capire subito che la faccenda
era molto delicata
altrimenti perché la ragazza si rivolgeva
a ME, potendo avere lintera polizia ai suoi comandi?
Assumendo un atteggiamento serio e professionale le chiesi senza mezzi
termini cosa voleva che facessi.
Vorrei
vorrei che voi rintracciaste una persona per me.
Nella sua voce percepii una notevole tensione e locchiata che scambiò
con Amelia confermò la mia intuizione. Così feci spudoratamente
il finto tonto e chiesi, con aria innocente: Ma se è solo
questo perché non vi siete rivolta alla polizia? Sono certo che
nei loro archivi
Come mi aspettavo, Amelia mi interruppe subito: La polizia non può
agire per scopi che non riguardano la Giustizia! Non posso chiedere a
mio padre di distogliere i veri paladini della legge dal loro sacro compito
per aiutare un malvivente, anche se a fin di bene
Philia scattò in piedi, tappando la bocca della sua logorroica
amica
troppo tardi.
Sorrisi tra me e me; era fin troppo facile estorcere informazioni ad Amelia
(niente di personale contro di lei, ovvio): cadeva come una pera matura
anche nella trappola più evidente. Fissai il mio sguardo inquisitore
su Philia. Non dissi nulla.
La ragazza, dopo uno sguardo di rimprovero ad Amelia, prese coraggio e
mi affrontò: Come avrete capito, il mio problema è
tale che non posso coinvolgere la polizia
sia per rispetto alla
posizione della mia famiglia sia perché nessuno tranne i presenti
dovrà mai sapere nulla di ciò che ora dirò.
Sono tenuto al segreto professionale, signorina Ul Copt. Può
espormi tranquillamente la sua situazione.
Philia inspirò profondamente: Comincerò dallinizio
tutto è cominciato un mese fa: Amelia mi aveva invitato a visitare
la stazione di polizia; volevo anche conoscere personalmente suo padre,
dato che lavevo incontrato solo durante unoccasione ufficiale.
Ma quando siamo entrate nel suo ufficio non cera: era uscito lasciando
carte sparse dappertutto, un tale disordine
così pensammo
Amelia interloquì per confermare:
di riordinare un
po per fargli una sorpresa! Un paladino della giustizia deve mantenere
lordine sempre e dovunque! esclamò.
Io e Philia la fissammo interdetti mentre, in piedi sulla sedia e con
un piede sulla mia scrivania, assumeva la posa da paladina della
giustizia. Lei vide le nostre facce spiazzate, scese e lasciò
continuare lamica.
Dopo un colpetto di tosse imbarazzato Philia proseguì: Quando
mi avvicinai alla scrivania del commissario Philionel mi accorsi che cera
sopra un dossier aperto riguardante Garv Dragon Chaos e
per CASO
mi cadde locchio su una foto che lo ritraeva insieme a
un
giovane
Amelia interruppe di nuovo, con dipinta sulla faccia lespressione
più virtuosa del mondo: Solitamente sarebbe deplorevole spiare
i documenti della polizia, ma quando si tratta dellamore si perdona
tutto
e così la principessina della giustizia è
una romantica, eh?
Philia intanto era arrossita come un pomodoro: Lo ammetto
ho cercato informazioni su di lui
ma non per quel motivo
mi
chiedevo solo chi fosse e perché un ragazzo così bell
ehm, giovane fosse coinvolto con quel criminale
Il campanellino nella mia testa ricominciò a suonare:
E hai scoperto
Philia mi fissò con occhi scintillanti: Il suo nome è
Valgarv. È il figlio adottivo di Garv.
Il campanellino si trasformò in un coro di campane che suonavano
a distesa. Davanti ai miei occhi comparve la scena a cui avevo assistito
neanche unora prima. Lincendio
Dovevo aver pronunciato quella parola ad alta voce perché Philia
mi chiese: Lavete già saputo? È questo che mi
ha spinto a rivolgermi a voi. Si alzò e mi si pose davanti,
appoggiandosi alla scrivania per guardarmi dritto in faccia: Non
appena ho saputo ciò che è successo a Garv ho avuto una
paura terribile
la stessa cosa potrebbe capitare anche a LUI!
Nei suoi occhi leggevo chiaramente lansia e la preoccupazione per
luomo che amava. Era inutile che lo negasse: la nipote di uno degli
uomini più in vista della città era innamorata del pupillo
di uno dei capi della malavita
un EX-capo della malavita, ormai.
Lavrei definita una storia romantica se non ci fossi stato proprio
in mezzo: lì per lì mi sembrava solo un tremendo pasticcio.
Con tono rassegnato feci la domanda cruciale: Io cosa dovrei fare?
Philia mi guardò con espressione indomabile: Dovete trovarlo.
Assicuratevi che stia bene. Ditegli
abbassò lo sguardo
intimidita
ditegli di avere cura di sé
che il
dolore che sta provando non deve spingerlo a commettere pazzie
non
deve rischiare la sua vita inutilmente, o arrecherà solo dolore
alle persone che gli vogliono bene
Discorso commovente, ma del tutto fuori luogo, a parer mio; così,
ironicamente, le chiesi: Devo raccomandargli anche di mettere la
maglia di lana quando fa freddo? E concludere con il fatto che gli giurate
eterno amore?
No, non questo! esclamò rossa in viso Non deve
sapere che vi mando io
soltanto
si ricompose: Farete
ciò che vi ho chiesto?
Sulle mie labbra si dipinse un sorriso sardonico: Perché
no? È il mio lavoro. E poi, potrei ottenere da Valgarv qualche
informazione utile per far luce sullassassinio di Garv: al momento
la polizia non ha indizi su quale degli altri Dark Lord possa essere il
mandante. Personalmente propendo per Fibrizio Hellmaster: lui e Garv erano
notoriamente rivali
Amelia interruppe le mie elucubrazioni: Allora siamo daccordo.
Mettiti subito al lavoro, Zel. Aspettiamo tue notizie! e trascinandosi
dietro Philia, con gli occhi colmi dansia e speranza, uscì
dal mio ufficio come un tornado.
Le donne! E poi mi accusano di essere misogino!
non
cè da stupirsi, coi soggetti che frequento (ma non diteglielo,
per carità!). In ogni caso dimenticai quasi subito Philia, Amelia
e le loro romanticherie. Avevo una pista promettente da seguire, ed era
tutto ciò che mi serviva per mandare in vacanza il buonsenso e
mettermi alla ricerca di Valgarv.
Mercoledì, ore 21.00
Sono seduto a un tavolo di un bar di periferia e scrivo queste righe per
non alzare gli occhi e far capire ai tizi seduti nellangolo che
so che mi stanno osservando. Sono passate più di 24 ore da quando
mi sono messo sulla pista di Valgarv, ma quel ragazzo è riuscito
a far sparire le sue tracce. Zorf e Rodinas se ne sono appena andati:
anche loro non hanno cavato un ragno dal buco. Il mio giovane amico latitante
è più astuto di quanto credessi
I suoi scagnozzi però non lo sono altrettanto. Uno dei due seduti
nellangolo si alzò e, cercando di non farsi notare (impresa
quasi comica, data la sua stazza) uscì dal retro del locale. Il
piccoletto mi si avvicinò e si schiarì la voce per attirare
la mia attenzione, dato che fino a quel momento avevo accuratamente evitato
di guardarli. Sapevo già chi era: la volpe con un occhio bendato
che insieme al grosso uomo-lucertola era con Valgarv sulla scena dellincendio.
Non diedi segno di averlo riconosciuto; lui esordì:
Ho sentito dire che cerchi qualcuno.
E tu conosci questo qualcuno? ribattei con nonchalance.
Non so, ma conosco qualcuno che lo conosce.
Un dilettante! Si stava già impappinando.
Repressi un sorrisetto: Vorrei conoscere anchio questo qualcuno
che conosce il qualcuno che sto cercando.
Sono spietato, lo so. Ma non ero proprio riuscito a resistere. Il poveretto
era nel panico, riuscì solo a balbettare un seguimi
e mi fece strada fuori.
Potevo immaginare a quali vertici di fantasia si spingessero quei due:
fatti tre passi oltre la soglia, afferrai il braccio dellenergumeno
che stava per colpirmi alle spalle e con una mossa di judo lo feci volare
sopra di me
e atterrare sul suo compare. Con calma estrassi la pistola
e dissi ai miei due sicari in erba:
Ora voi mi accompagnerete SUBITO da Valgarv.
La mia espressione non doveva essere piacevole (e quella della mia Magnum
anche meno) così non fecero obiezioni.
Dieci minuti dopo mi trovavo davanti al nascondiglio del pupillo di Garv:
un teatro, nientemeno. Lasciai i due fattorini allingresso
e mi addentrai da solo nelledificio buio e silenzioso. Sembrava
non ci fosse nessuno. Feci un giro completo, armato della mia fedele torcia
elettrica, ma scovai solo un paio di gatti acquattati tra i vecchi costumi
di scena.
Infine giunsi sul palcoscenico. Dato che Valgarv non si decideva a farsi
vedere, perché non approfittare delloccasione?
Essere o non essere, questo è il problema
Non ci metti passione, Greywords. Un riflettore si accese
illuminando il palco. Le parole di Amleto dovrebbero esprimere tutto
il suo tormento, la sua disperazione, il fuoco e il gelo che straziano
la sua anima preda del dubbio
La figura che si celava tra le ombre delle quinte avanzò lentamente
nella luce: quella bella voce tenorile recitò il monologo di Amleto
con un calore e una partecipazione tali da farmi salire le lacrime agli
occhi
I suoi occhi erano doro in un volto puro come il marmo,
i lisci capelli verdi ritti in un ciuffo ribelle, il fisico snello e aggraziato
che celava la resistenza dellacciaio temprato; tutto questo era
Valgarv: langelo sul volto, il demone nel cuore.
Terminò, e le parole auree di Shakespeare aleggiarono nel silenzio.
Quando anche la loro eco si fu spenta, le pupille feline si posarono su
di me.
Hanno mandato solo te per finire il lavoro? Mi sottovalutano fino
a questo punto?
Sbattei le palpebre, sinceramente perplesso. Non capivo di cosa stava
parlando.
Ah, già, dimenticavo
tu sei uno di quelli che hanno
sconfitto Sabranigdo
Ma stavolta non hai laiuto di quella
strega del Capitano Inverse! urlò le ultime parole, ma non
potei replicare perché mi si lanciò contro come una furia.
A questo punto, dichiaro senza falsa modestia di essere abile nelle arti
marziali; ho sconfitto più di una volta gli addestratori della
polizia (tranne il sergente Gourry) ma sono costretto ad ammettere che
Valgarv è a un livello decisamente superiore. Mentre cercavo di
difendermi dai suoi colpi micidiali, capii dalle sue frasi sconnesse che
era convinto che la polizia di Seillune, in particolare Rina, avesse organizzato
lincidente al magazzino per eliminare Garv. Avrei voluto
dissuaderlo (in fondo le persone che avrebbero potuto voler uccidere Garv
sono parecchie) ma scoprii che è maledettamente difficile far ragionare
un giovanotto assetato di vendetta, specie se nel frattempo ce la stai
mettendo tutta per non farti ammazzare dal suddetto
Finii a terra. La schiena mi faceva un male pazzesco, e le mie costole
dovevano avermi già mandato al diavolo. Valgarv incombeva su di
me come un Angelo Vendicatore dalle ali nere e mi parve di scorgere, in
alto dietro le sue spalle, il sinistro sogghigno della Morte
Spalancai gli occhi e gridando Valgarv, attento! mi diedi
una spinta coi reni e gli saltai addosso
uno sparo, Valgarv gridò
e io sentii uno spruzzo di sangue schizzarmi sulla faccia
il proiettile
aveva colpito ugualmente il bersaglio
Cademmo a terra, io rotolai estraendo contemporaneamente la pistola e
feci fuoco nella direzione da cui era venuto il colpo. Sapevo che non
sarei riuscito a prenderlo: quel maledetto cecchino si era appostato di
proposito dietro i riflettori, sapendo che avrebbero abbagliato noi e
nascosto lui nelle ombre
non mi aspettavo niente di meno da quella
carogna. Conosco troppo bene il suo stile. Ma non avevo tempo di occuparmi
di Xelloss, in quel momento: Valgarv era a terra in un lago di sangue
con la spalla trapassata da un proiettile.
Mentre lo guidavo barcollante verso la mia auto, vidi vicino allentrata
la volpe e luomo-lucertola riversi a terra. Erano solo svenuti;
fortunatamente per loro, quellassassino non si spreca per pesci
così piccoli. Quei due potevano cavarsela da soli. Valgarv crollò
sul sedile del passeggero, cercando di bloccare lemorragia; io intanto
pensavo a dove avrei potuto portarlo. Aveva bisogno di un dottore, ma
se il killer preferito di Zelas Metallium aveva lordine di ucciderlo,
lospedale era fuori discussione. Conoscevo solo un posto dove Xelloss
non avrebbe mai pensato di cercarlo.
Mercoledì ore 22.30
Philia rimase senza parole quando, aprendo la porta di casa, si trovò
davanti Valgarv inzuppato di sangue che si reggeva allo stipite sullorlo
del collasso, e me, che sembravo reduce da unincontro di pugilato
con Cassius Clay. Dopo un attimo di smarrimento, Philia prese in mano
la situazione: portammo Val in camera sua e mentre io gli levavo la camicia
insanguinata, lei telefonava al suo medico di fiducia.
Il dottor Rezo arrivò quasi subito. Efficiente e professionale,
in pochi minuti fasciò la spalla di Valgarv rassicurando Philia
sul fatto che non erano stati lesi organi vitali; poi diede unocchiata
anche a me. Mentre mi medicava in salotto disse, a bassa voce:
Spero che non coinvolgerete miss Ul Copt in situazioni pericolose,
signor Greywords. Vi conosco di fama aggiunse, sempre sommessamente
ma conosco Philia da quando era bambina e non vorrei che il suo
amore per quel giovane la mettesse in pericolo.
Ve ne siete accorto anche voi?
Lo vedrebbe anche un cieco (^^!!!) e non credo che quella ferita
sia stata un incidente
non in questa città.
Avete ragione, dottore. Cercherò di tenere Philia fuori da
questa storia
per quanto lei me lo permetterà.
Tuttavia avete intenzione di nascondere quel ragazzo qui a casa
sua.
In questa villetta di periferia vive solo lei
nessuno penserà
di cercarlo qui. E, dopo quel che avete visto, credete che Philia mi permetterebbe
di portarlo via?
Il dottore sorrise: Preferirei affrontare un drago infuriato!
Giovedì, ore 11.00
Quando ho raccontato a Rina gli avvenimenti di ieri sera, si è
mostrata particolarmente interessata al ruolo di Xelloss nella vicenda.
Capisco benissimo il perché: potrebbe essere un indizio del coinvolgimento
di Zelas Metallium nellassassinio di Garv. La Dark Lady avrebbe
ucciso prima uno scomodo rivale (lasciando in forse il fatto che sapesse
della sua collaborazione con le forze dellordine) e poi ha inviato
il suo sicario di fiducia per finire lopera eliminandone lerede.
Rina ha ventilato lidea che Valgarv potrebbe dare alla polizia le
informazioni che Garv non ha fatto in tempo a riferire. Personalmente
lo ritengo improbabile, almeno finché il giovane sarà convinto
della colpevolezza di Rina riguardo la morte di suo padre.
Soprattutto, il mio istinto mi tormenta e mi spinge a credere che la situazione
sia molto più complessa di quel che sembra, e Valgarv vi rivesta
un ruolo fondamentale
che continuo a ignorare.
Mentre tornavo in ufficio incontrai sulle scale Delgia,
il portiere del palazzo, che mi strizzò locchio e con un
sogghigno complice mi disse: Ricevete parecchie visite
in questo periodo, Greywords
bella la vita del detective privato,
eh?
Dal tono osceno di quel decerebrato capii che una donna mi stava aspettando
in ufficio.
Non la conoscevo: una ragazza con i capelli blu raccolti in una corta
treccia sulla schiena, non molto alta ma ben formata. Si presentò
come Shella, e
Il mio superiore ha espresso il desiderio di averLa a pranzo in
qualità di suo ospite.
Notai subito che parlava in modo inusuale, quasi arcaico, ma con naturalezza,
come se vivesse in un ambiente dove tale modo di esprimersi fosse normale.
A cosa devo questinvito?
Il mio superiore desidera parlarLe, e ritiene che un colloquio informale
possa metterLa maggiormente a suo agio, Signor Greywords.
Francamente ero perplesso. Non appena avevo visto la ragazza, il mio campanellino
interiore mi aveva avvertito di una possibile trappola
ma un invito
così elegante e cortese non è esattamente quello che ci
si aspetta da un criminale incallito. Così, per togliermi il dubbio,
non mi rimase che chiedere:
Poteri sapere il nome del mio generoso anfitrione, signorina?
Naturalmente, signore. Linvito è da parte di Dynast
Graushella.
Dynast Graushella!
Fu come essere colpito da un fulmine a ciel sereno: un brivido mi attraversò
come un cubetto di ghiaccio che scivola lungo la schiena. La mia mente
continuava a ripetere quel nome, in una litania ipnotica e sconvolgente.
Dynast Graushella: il Dark Lord che nessuno ha mai visto.
Dynast Graushella: il cui dossier negli archivi della polizia è
vuoto perché non hanno nulla da metterci dentro.
Dynast Graushella: lunico che si dice conosca tutti i segreti della
Società Nera.
Luomo più misterioso e potente di Seillune mi aveva appena
invitato a pranzo.
Giovedì ore 12.00
La mia auto guizzava nel traffico del centro nellora di punta; seguendo
le indicazioni di Shella giungemmo infine a destinazione. Mi ritrovai
a fissare col naso per aria le vetrate del Palazzo di Ghiaccio che rifulgevano
abbacinanti sotto la luce del sole. Stavo per entrare nellhotel
più esclusivo della città: laccesso al Palazzo di
Ghiaccio era lo status symbol più ambito (e meno concesso) del
jet-set; e io sentivo che lì dentro avrei trovato qualcosa che
avrebbe dato una svolta a questa storia
o vi avrebbe messo termine,
almeno per quanto mi riguardava.
Istintivamente feci un respiro profondo, come se stessi per tuffarmi in
un mare di guai
e attraversai le invalicabili porte. La hall faceva
onore alla sua fama: un mondo di marmi e legni pregiati, e ovunque splendeva
la luminosità sfaccettata del vetro, dai lampadari alle decorazioni
fino a una spettacolare fontana al centro dellatrio. Seppur ammirato,
non mi ci soffermai: gentile ma implacabile, Shella mi trascinò
verso gli ascensori e salimmo fino allattico.
Quando le porte si aprirono di fronte a me, ciò che vidi superò
ogni mia immaginazione: una suite semplicemente regale, di uneleganza
e un gusto squisiti nella scelta di mobili e suppellettili. La particolarità
era che i colori andavano dal bianco neve più puro al blu notte
più profondo passando attraverso tutte le tonalità dellazzurro.
E ovunque i riflessi del cristallo, tanto limpido da creare limpressione
di entrare davvero in una reggia di ghiaccio. Un lampadario si accese
e la luce piovve in frammenti di stella tra le lacrime congelate, creando
unaureola scintillante attorno alluomo che entrò in
quel momento nella stanza.
Non saprei dire che età avesse: a prima vista mi sembrò
molto giovane, ma i suoi occhi azzurro ghiaccio, freddi come linverno
e imperscrutabili come una tormenta di neve, non rivelavano alcuna debolezza
o incertezza caratteristiche della gioventù. La sua carnagione
era estremamente chiara, quasi pallida; la pelle liscia e diafana non
presentava rughe che deturpassero i lineamenti regolari e cesellati. Portava
corti e ben pettinati i folti capelli neri; notai che alcune ciocche avevano
lestremità bianca, come se la brina vi indugiasse senza sciogliersi
del tutto. Era vestito di blu, ovviamente: un elegante completo composto
da camicia di seta azzurra, pantaloni di velluto a coste blu oltremare
e giacca blu marina.
Terminata la mia rapida analisi, conclusi che Dynast Graushella era un
avversario molto pericoloso
ma in qualche modo contorto cominciava
già a piacermi. Per entrambi i motivi sperai sinceramente di non
dovermi mai scontrare con lui. Avanzai nella stanza, senza fretta, fino
a pormi davanti a lui; siamo della stessa altezza, così mi trovai
a fissarlo dritto nei suoi occhi glaciali. Non abbassai lo sguardo, e
la cosa dovette fargli piacere, perché dopo alcuni lunghi secondi
le sue labbra sottili si curvarono impercettibilmente in un sorriso ed
esordì con voce sommessa e ben modulata:
Le do il benvenuto nella mia umile dimora, signor Greywords, e la
ringrazio di aver accettato il mio invito.
Zelgadis. Dissi, con voce ferma.
Il mio interlocutore si limitò a sbattere lentamente le palpebre.
Può chiamarmi Zelgadis e darmi del tu. Non sono abituato
ai formalismi.
Annuì comprensivo, e con quella lenta eleganza che caratterizzava
tutti i suoi movimenti mi tese la mano: Allora vorrei che mi chiamassi
Dynast.
Strinsi la mano che mi porgeva: snella, aggraziata ma forte, le dita lunghe
e sensibili; una mano da pianista
o da spadaccino. Glielo dissi.
Fece un altro lieve sorriso enigmatico e lodò il mio spirito dosservazione.
Durante il pranzo mi confessò di essere un appassionato schermidore.
Non mi soffermerò sul pasto: immaginate il meglio che possa offrire
il ristorante più rinomato della città e vi farete unidea.
Tra una portata e laltra discorremmo di vari argomenti: parlammo
di filosofia, arte, letteratura
il mio ospite non cercava in alcun
modo di spostare la discussione sui miei rapporti con la polizia o sugli
ultimi avvenimenti; non tentò di estorcermi informazioni, forse
per educazione, o forse si risparmiava la torchiatura per
il dopopranzo. Nonostante questo sgradevole pensiero, mi godetti la conversazione
almeno quanto il cibo. Dopo il caffè, minvitò nel
suo studio.
Ci siamo pensai.
Lo seguii in unaltra stanza cristallina con alti scaffali ricolmi
di libri e mi fece cenno di accomodarmi su una poltrona di fronte a unampia
scrivania (inutile che specifichi il materiale di cui era composta, vero?)
dietro la quale si sedette il mio anfitrione. Congiunse le mani davanti
a sé e mi fissò intensamente per lunghi minuti. Cominciai
a sentirmi a disagio sotto quello sguardo impenetrabile; linespressività
naturale (o innaturale?) di quel volto niveo non mi faceva intuire nulla
di ciò che sarebbe seguito. Cercai di mantenermi calmo e composto,
impassibile, senza lasciar trapelare nulla di quel che provavo (Amelia
dice sempre che sono un tipo frigido; beh, ho trovato il mio maestro).
Infine, con voce atona e piana, dichiarò: Credo sia giunto
il momento di spiegarti il motivo per il quale ti ho fatto venire fin
qui, Zelgadis.
A parte il piacere della mia compagnia? chiesi, ironico.
A parte quello, di cui sono rimasto molto soddisfatto. Rispose,
serissimo. Ciò che devo fare, tuttavia, riguarda le ultime
volontà di Garv Dragon Chaos.
Per un istante rimasi pietrificato (^^;;): con tutto quello che mi ero
immaginato, non mi sarei mai aspettato questa eventualità.
Dynast mi guardò in modo penetrante: Alcuni giorni fa, Garv
venne da me per chiedermi un favore: se gli fosse capitato qualcosa, avrei
dovuto rivelare in sua vece a Valgarv un certo avvenimento che lo riguarda.
Sono a conoscenza di ciò che è accaduto ieri notte; ti ho
convocato perché tu, oltre ad essere lunica persona che sappia
dove si trova il giovane in questo momento, sei anche in grado di aiutarlo
a gestire le informazioni che ora ti darò e che ti prego di riferirgli.
Il suo volto e il tono algido di quelle parole mi fecero capire che stavo
per mettere le mani su una patata bollente di quelle davvero scottanti.
Ricordai ciò che avevo pensato prima di entrare in quelledificio;
inspirai e dissi: Ti ascolto, Dynast.
Accadde diciotto anni fa; Sabranigdo aveva cominciato a porre le
basi del suo Regno del Crimine: fu un quel periodo che scelse noi Dark
Lord tra i più giovani dei suoi seguaci. Contemporaneamente, il
governo del Senato di Seillune attraversava un periodo di crisi: la fazione
conservatrice attualmente al potere subiva un forte moto di contestazione
portato avanti dai senatori progressisti che proponevano un programma
di riforme amministrative. Le elezioni si avvicinavano e lattuale
Presidente del Consiglio degli Anziani era determinato a difendere lo
status quo che privilegiava le famiglie altolocate i cui rappresentanti
sedevano nelle file del suo schieramento. Per tale ragione decise di risolvere
il problema in modo drastico e definitivo: il fulcro del movimento riformista
era il senatore Valinor Ancestral; senza il suo impegno e la sua guida,
i parlamentari dissidenti sarebbero rimasti divisi e disorganizzati.
Sinterruppe e aspettò. Commentai: Ho sentito parlare
di lui: era un leader eccezionale. Morì in un incidente dauto
le parole mi si spensero sulle labbra.Non fu un incidente.
Chiuse gli occhi: Non lo fu.
La rivelazione mi riempì di rabbia impotente: allepoca ero
solo un bambino, ma ricordavo bene i giorni di lutto e i discorsi commemorativi
di quegli stessi politicanti ipocriti che per anni avevano dominato il
governo gestendo la città come il loro Monopoli personale. Ma Dynast
aveva solo cominciato: Sabranigdo affidò lincarico
a Garv e a Fibrizio Hellmaster. I due organizzarono lincidente automobilistico
di cui i coniugi Ancestral rimasero vittima. Dynast riaprì
gli occhi e mi fissò: Lei non morì subito.
La signora Ancestral?
Esatto. Quando la vettura si schiantò, Valinor protesse col
proprio corpo la moglie e il figlio di pochi mesi. Ma i miei due colleghi
non erano divenuti Dark Lord per carenza di professionalità: Fibrizio
uccise la donna, tuttavia Garv gli impedì di eliminare il bambino.
In un lampo capii: Quel bambino era Valgarv, non è così?
Dynast annuì: Ottima intuizione. Il vero nome di colui che
conosci come Valgarv è Valtier Ancestral; Garv convinse Fibrizio
a non rivelare la sua sopravvivenza, lo adottò come figlio proprio
e ne cambiò il nome.
Dopo alcuni minuti di pensoso silenzio rialzai gli occhi su di lui e chiesi:
Perché lo fece? E perché rivelare ora il segreto della
vera identità di Valgarv?
Per quel che riguarda la prima domanda, solo Garv avrebbe potuto
rispondere. In quanto alla seconda, ho solo eseguito la richiesta del
mio defunto collega. Alzò una mano: Non posso rispondere
alle tue domande, Zelgadis. Ti ho detto ciò che dovevo. Ora devi
trovare da solo le risposte che cerchi.
Giovedì ore 15.00
Ho scritto la cronaca del mio colloquio con Dynast Graushella sulle pagine
sgualcite di questa agenda nel tentativo di analizzare le informazioni
che ho ricevuto e per definire con chiarezza il punto della situazione:
Valgarv è il figlio del defunto senatore Ancestral.
Dietro la morte di Ancestral ci sono sì i gangster della Società
Nera, ma il mandante è il presidente del Senato o, per esteso,
lintero Consiglio degli Anziani.
Garv è stato ucciso e ora alla lista dei sospettati si aggiungono
i rispettabili politici che volevano tappargli la bocca.
Ma perché ucciderlo proprio adesso? Forse avevano saputo della
collaborazione di Garv con la polizia e temevano che spifferasse anche
il loro piccolo segretuccio.
Dynast è lunico oltre a Fibrizio a conoscere la verità
su Valgarv, o ci sono altri?
Perché Garv non ha rivelato prima a Valgarv la sua vera identità?
Che centrano in tutto questo Xelloss e Zelas Metallium?
Le domande si accavallano le une alle altre, le ipotesi si sprecano e
di prove nemmeno lombra
Non so cosa fare.
Beh, forse questo non è esatto: so cosa devo fare. Ho promesso
a Dynast che racconterò tutto quanto a Valgarv; chissà che
lui non possa aiutarmi (se non si fa nuovamente prendere dalla furia omicida:
non ci tengo a finire dallortopedico in sede fissa!).
Parcheggiai a qualche isolato dalla casetta di Philia e,
stando attento a eventuali pedinamenti (non sono paranoico, ma la prudenza
non è mai troppa), entrai dal retro. Mi ero fatto dare le chiavi
da Philia e le avevo ordinato di chiudersi dentro, di non far entrare
nessuno e di non uscire per nessuna ragione
né tantomeno
lasciar uscire Valgarv. Erano già le tre del pomeriggio: li avevo
lasciati questa mattina pensando che sarei tornato subito dopo aver parlato
con Rina ed essere passato in ufficio
e invece il fato ci si era
messo in mezzo. Chissà come se lerano cavata da soli? Dato
che al piano inferiore non cerano segni di lotta, pensai che Philia
doveva essere riuscita a controllare il suo caratterino ingannevolmente
remissivo, e Valgarv ad accantonare il suo spirito bellicoso almeno in
compagnia di una signorina
o almeno lo speravo. In ogni caso, dabbasso
non cera anima viva, perciò mi recai al piano superiore.
Aprii soprappensiero la porta della camera. Valgarv era a letto
con Philia.
Non si erano neppure accorti della mia entrata: i pantaloni di Valgarv
resistevano eroicamente allassalto, ma Philia era già alla
biancheria intima. Il mio primo (imbarazzato) pensiero fu di uscire e
lasciarli continuare in pace: almeno Val avrebbe avuto qualcosaltro
a cui pensare oltre alla vendetta; ma dovevo proprio parlargli, quindi
resi nota la mia presenza con un discreto colpetto di tosse.
Poi con un altro.
Dato che al terzo tentativo non si erano ancora accorti di me, esclamai
seccato: Scusate linterruzione, ma ci sono novità.
I due si irrigidirono e mi fissarono con occhi sbarrati, come colpiti
da una scossa elettrica, mentre sui loro volti si leggeva quellimbarazzo
colpevole che è proprio solo delle anime totalmente pure e innocenti.
Passi Philia, ma non sapevo che anche Val fosse illibato. Infatti arrossì
come un verginello e tentò di alzarsi a coprire la sua ragazza,
solo per crollare nuovamente supino a causa della spalla ferita. Philia
in un secondo si era infagottata nel lenzuolo stropicciato ai piedi del
letto. Per evitarle ulteriore imbarazzo, le dissi con tono del tutto normale:
Philia, ti dispiacerebbe lasciarmi da solo con Valgarv, per favore?
Devo parlargli.
La ragazza uscì subito dalla stanza, passandomi accanto senza neppure
alzare lo sguardo. Appena richiusi la porta alle mie spalle, Val impetuosamente
dichiarò: Non è colpa sua, Greywords
io lamo,
lho amata dal primo istante in cui lho vista
amo la
sua gentilezza, la sua dolcezza, il suo calore
e lei ama me, tutto
ciò che vogliamo è essere felici insieme
Risparmiami il resto, ragazzo
fa conto di avermi già
esposto lintero repertorio di frasi-romantiche-dolci&zuccherose-del-vero-amore:
a questo punto ci manca solo che mi venga il diabete.
Valgarv mi guardò con quegli occhi dorati, calmi e limpidi come
non li avevo mai visti e, candidamente, dichiarò: Io sono
innamorato di Philia, Zelgadis.
La sua sincerità era spaventosa.
In quel momento toccai con mano il potere più enorme e devastante
di tutti: la forza della verità, pura e semplice. E seppi che quella
era larma con cui avrei risolto questo caso. Ma ciò avrebbe
richiesto tempo.
Gettai a Val una coperta, e con tono amareggiato dissi: Vedi di
ricordartene, allora, quando ti racconterò ciò che ho scoperto
su suo nonno.
Gli parlai del mio colloquio con Dynast; il comportamento di Val mi lasciò
incredulo: non reagì in alcun modo quando gli parlai dellassassinio
dei suoi veri genitori, né delle nuove ipotesi che si aprivano
riguardo alla morte di Garv. Da lui mi aspettavo scoppi dira, sanguinosi
propositi di vendetta
ero già pronto a impedirgli di organizzare
un attentato dinamitardo nella sede del Senato. Invece ascoltava senza
interrompere. Quando terminai, rimase seduto sul letto in silenzio, con
gli occhi bassi. Sembrava non respirasse nemmeno. Alla fine spezzai lincantesimo
chiedendogli: Cosa ne pensi?
Si riscosse, come risvegliandosi da un sogno: Non lo so. È
tutto così
imprevisto. Ancora non riesco a credere che sia
vero.
E tutto vero, invece! Ora lo so, ora capisco tutto!
Philia entrò impetuosamente nella stanza. Sapevo che era rimasta
dietro la porta ad origliare: mentre parlavo mi sembrava di sentire il
suo cuore battere così forte da uscirle dal petto. La ragazza corse
vicino al letto; avrei giurato che si sarebbe gettata tra le braccia del
suo amore, ma si trattenne. Io
io li ho sentiti solo ieri;
ma non avevo capito
o non volevo crederci!
Mi avvicinai e la feci sedere sul letto. Val, premuroso, le pose la coperta
sulle spalle, sopra la leggera vestaglia che si era infilata. Io, mentre
il mio campanellino interiore suonava come impazzito, col tono di voce
più rassicurante che conoscevo la invitai: A cosa ti riferisci,
Philia? Spiega anche a noi, ti prego.
Philia non riuscì a fissare Valgarv negli occhi, così si
rivolse a me: Ieri mattina, il giorno dopo che sono venuta da voi
per chiedervi di cercare Val gli lanciò una rapida occhiatina
da sotto le ciglia, arrossendo mi sono recata da mio nonno. La segretaria
non voleva farmi passare perché era a colloquio con delle persone,
ma io la convinsi dicendole che mi sarei fermata nellanticamera
finché non avessero finito. Ma la porta era socchiusa e da lì
sentii
Sinterruppe. Mi trattenni a forza dallo scuoterla per farla continuare.
Il nonno stava parlando con una donna: diceva che dopo il provvidenziale
evento della notte prima aveva parlato con un collega
della donna; lui dietro lauto compenso gli aveva rivelato informazioni
preoccupanti, e quando il nonno gli aveva ingiunto di rispettare la sua
parte dellaccordo stipulato diciotto anni prima, lui gli aveva suggerito
di rivolgersi a lei (rivolgendosi alla sua interlocutrice). E a quel punto
sinterruppe di nuovo e fu scossa da un singhiozzo. Cominciò
letteralmente a tremare, non so se di paura o di disgusto al ricordo;
forse luna e laltro. Val, intenerito, si riscosse dalla sua
espressione assorta e le passò il braccio sano attorno alle spalle.
Philia posò la testa contro il suo petto e si rilassò un
poco.
La porta dellufficio si aprì: sulla soglia cera
un giovane che non avevo mai visto. Sorrideva, ma tenendo gli occhi chiusi;
alzò un dito e disse con tono scherzoso: Le brave bambine
non dovrebbero origliare, non lo sai? In quel momento il suo sorriso
mi parve la cosa più minacciosa del mondo. Nonno mi guardò
severamente; la donna rise e concluse il colloquio dicendo che avrebbe
affidato lincarico a uno specialista, chiaramente luomo che
laccompagnava, che la prese a braccetto e uscì con lei lanciandomi
un altro sorriso inquietante.
Il mio campanellino mentale suonava così forte da assordarmi, ormai.
Avevo già capito chi erano le due persone nellufficio del
Presidente Ul Copt, ma chiesi comunque a Philia: Sapresti descrivermi
quella coppia?
La donna aveva lunghi capelli biondi, occhi azzurri e la carnagione
scura, mulatta; indossava una quantità impressionante di braccialetti
e cavigliere e un abito molto
succinto. Il giovane vestiva un completo
scuro e aveva i capelli tagliati a caschetto
nulla di notevole,
se non fosse stato per quellespressione sardonica e sinistra
In quel momento decisi di dirle tutta la verità: se Xelloss le
aveva sorriso ben due volte, anche lei era in pericolo. Hai perfettamente
ragione, Philia. Quelli che hai visto erano la Dark Lady Zelas Metallium
e il suo killer (nonché amante) preferito, Xelloss. È stato
proprio questultimo, ieri notte, a sparare a Valgarv.
Philia si strinse ancora di più al petto del suo amato: E
quello che temevo.
Valgarv mi piantò in faccia i suoi occhi dorati più decisi
e implacabili che mai: Credi che anche Philia sia in pericolo, ora?
Non potevo mentirgli: Si. E dovrai essere tu a proteggerla, stavolta.
Cosa devo fare?
Presi dalla tasca le chiavi del mio ufficio-appartamento: Qui non
siete più al sicuro: andate a casa mia e barricatevi dentro. Non
fate nulla finché non avrete mie notizie.
Tu cosa farai?
Ho intenzione di scambiare quattro chiacchiere con una certa persona
ma per riuscirci avrò bisogno di rinforzi.
Trenta minuti più tardi, entravo precipitosamente
nellufficio del Capitano Rina Inverse. Trentacinque minuti, e ne
uscivo con la suddetta, il sergente Gourry e un mandato darresto
per Fibrizio Hellmaster. Cinquanta, e parcheggiavo il mio macinino truccato
davanti allindirizzo fornitomi da un incredulo Valgarv: il night
club Principe degli Inferi. A quellora del pomeriggio
il locale era chiuso, ma bastarono un paio di gentili richiami
di Rina per farci aprire la porta
e frantumare due finestre. Entrammo.
Non cera nessuno, tranne il ragazzino che ci aveva aperto e che
chiese a Rina chi cercasse.
Portaci subito dal padrone di questa baracca, e niente scherzi,
chiaro? ordinò Rina sventolando trionfante il mandato con
unespressione sul viso che, mescolando esultanza e ferocia, risultava
alquanto intimidatoria. Gourry cercò di calmarla:
Suvvia Rina, è solo un bambino, così lo spaventi
tanto varrebbe puntargli contro una pistola
Non posso descrivere lo sgomento del povero sergente quando, senza neanche
lasciargli finire la frase, io sfoderai la mia Magnum e la puntai tra
gli occhioni innocenti del ragazzino. Rina e Gourry mi guardarono con
occhi grandi come uova fritte, così freddamente dissi:
Dichiaralo in arresto, Rina
siamo in presenza di Fibrizio
Hellmaster.
Giovedì ore 17.00
Mentre tornavamo in centrale, continuavo a lanciare occhiate nello specchietto
retrovisore a quel potentissimo criminale che sembrava in tutto e per
tutto un bambino seduto tra i miei due amici, che a loro volta non gli
toglievano gli occhi di dosso. Quasi non riuscivo a crederci; eppure ero
stato proprio io, mesi prima, a risolvere il caso della scomparsa del
chirurgo plastico più famoso dello Stato, la dottoressa Eris, scoprendo
che appena prima di svanire nel nulla aveva operato Fibrizio Hellmaster
alterandone totalmente la fisionomia, dato che le sue foto segnaletiche
erano note a tutti i distretti. Tuttavia non mi sembrava vero che la scienza
potesse tanto, e per un momento temetti di essermi sbagliato
poi
però incrociai quegli occhi verdi nello specchietto. In quello
sguardo si leggeva una malvagità così spietata che strideva
orribilmente con il viso angelico del bambino, che per un istante mi sembrò
portare i segni di una crudeltà indurita dagli anni. Poi quellombra
fugace svanì velocemente comera apparsa, ma era stata sufficiente
a mettermi in allerta: non dovevo abbassare la guardia.
Giovedì ore 19.00
Rimasi ad assistere allinterrogatorio che si svolse nellufficio
di Rina. Silente spettatore, osservavo Fibrizio, ugualmente muto, seduto
su una sedia davanti al Capitano che da quasi due ore tentava di farlo
parlare. Invano. Il criminale-bambino la guardava con aria tra il divertito
e lannoiato negli occhi verdi maliziosi e su quel volto ingannevolmente
innocente, effetto accentuato dallinfantile abbigliamento maglietta/pantaloncini/scarpe
da tennis e dal modo indolente con cui faceva ondeggiare i piedi che toccavano
terra solo con le punte. Sorrideva e taceva. Non gli serviva altro per
mandare in bestia Rina, tanto da farmi temere che la mia amica gli avrebbe
scaraventato addosso da un momento allaltro qualcosa di contundente
il fermacarte, la scrivania, il sergente Gourry
Dovevo sbloccare la situazione.
Perché hai ucciso Garv? domandai tranquillamente a
bruciapelo.
Mi fissò. Bene, almeno avevo destato la sua attenzione. Sogghignò:
Che prove hai per dire che sono stato io?
Non negava, ma non si scopriva neppure. Ma anchio sapevo bluffare
molto bene. Mi limitai a lanciargli uno sguardo che diceva che la sapevo
lunga e continuai: Avevi scoperto che Garv collaborava con la polizia
Questo non lo sapevo minterruppe. Chiaramente mentiva,
non provava neanche ad essere convincente: Ma non me ne stupisco.
Quel traditore si è sempre comportato in modo ambiguo
Finsi di non averlo neppure sentito e continuai come se nulla fosse:
così lo hai ucciso per evitare che lui rovinasse i tuoi piani per
prendere il controllo della città grazie ai tuoi contatti
politici, diciamo?, e perché non potesse ricattare te e i tuoi
soci minacciando di rivelare ciò che è successo
al senatore Ancestral
e a suo figlio.
Lo ammetto, stavo giocando dazzardo: non avevo alcuna prova concreta
di ciò che stavo dicendo, solo le mie ipotesi sviluppate ricostruendo
i fatti di cui ero venuto a conoscenza
ma a quanto pare ero andato
abbastanza vicino alla verità da far credere a Fibrizio che sapevo
davvero tutto, tanto che impallidì e a denti stretti confessò:
Hai ragione
fino a un certo punto. Sapevo che Garv passava
informazioni agli sbirri. Quellinsubordinato non poteva impedirmi
da solo di prendere il potere, e gli altri Dark Lord non osavano contrastarmi.
Sapevo anche che se avesse raccontato in giro della faccenda di Ancestral
sarebbe scoppiato uno scandalo che avrebbe rovinato sia il Consiglio degli
Anziani sia me. Avevo già cominciato a elaborare un piano per sbarazzarmi
di lui, poi avrei lasciato che i miei soci, come li chiami
tu, si occupassero di mettere a tacere il moccioso. Ma le cose non sono
andate come previsto: Garv è saltato in aria in quel magazzino
e il suo marmocchio è sparito
e che ci crediate o no, io
non centro niente.
Rina saltellava per lufficio felice come una pasqua;
grazie alla confessione di Fibrizio, che autenticava (come se avessi avuto
qualche dubbio) la storia raccontatami da Dynast, avevamo le prove necessarie
per buttar giù dalle loro poltrone insanguinate buona parte dei
senatori di maggioranza
e niente poteva esaltare di più Rina
che lidea di arrostire le chiappe di qualche maledetto politicante.
La mia amica propose di recarci subito dal Presidente del consiglio degli
Anziani e arrestarlo senza perdere altro tempo.
Io però sapevo che il Presidente non era arrivato alla sua posizione
senza un notevole sangue freddo: si sarebbe limitato a negare, in fondo
avevamo la parola di un criminale contro la sua, e in tribunale laccusa
contro un personaggio così influente non avrebbe mai retto
a meno di non avere anche la sua confessione; ma per ottenerla bisognava
giocare dastuzia, prendendolo di sorpresa
In quel momento mi venne lidea: il colpo di genio più azzeccato
e più disgraziato di tutta la mia illustre carriera.
Dopo aver trovato conferma del mio vago ricordo negli archivi della polizia,
senza perdere altro tempo chiamai il mio ufficio.
Giovedì ore 20.00
Erano le otto di sera ma il presidente Ul Copt si trovava ancora nel suo
ufficio al Senato. Ci recammo là e Rina riuscì a persuadere
la segretaria (che temette di venir sbranata) a farci passare. Il Presidente
era seduto alla scrivania e fissava la porta davanti a sé con aria
seccata. Ma quando essa si aprì e luomo pose gli occhi sulla
prima persona che la varcò, il suo cipiglio si sciolse come una
maschera di cera davanti a una fornace e il suo volto rugoso divenne talmente
pallido che giurerei di averlo visto come sarà da cadavere. La
sua fronte simperlò di sudore e la barba bianca tremò
mentre dalla sua bocca irrigidita usciva un roco rantolo: Ancestral
Mi portai al fianco di Valgarv e scrutai il suo volto: pallido e impassibile,
il fantasma del passato posto di fronte allassassino dei suoi genitori.
Già durante il colloquio con Dynast avevo riconosciuto la straordinaria
somiglianza di Val col defunto senatore Ancestral, che lo identificava
inconfutabilmente come suo figlio; la ricerca negli archivi di foto dellepoca
lavevano confermato, così attuai il mio piano: il presidente
Ul Copt si sarebbe trovato ad affrontare non la polizia, ma la sua stessa
coscienza e lo spettro di un delitto per il quale il rimorso maturava
da quasi due decadi.
Valgarv avanzò di un passo verso quello che non era più
il Presidente, ma solo un vecchio terrorizzato. Con voce spaventosamente
calma dichiarò:
Si, vecchio, Valtier Ancestral, il figlio degli innocenti che hai
ucciso per sete di potere, per difendere i privilegi di pochi a scapito
di tutti. Non negarlo, le macchie della tua anima sono così nere
e incrostate da essere evidenti a occhio nudo. Non tremeresti così
davanti a me, se non vedessi nel mio volto quello imbrattato di sangue
di mio padre, sangue che si riversa sulle tue mani!
Il vecchio Ul Copt tremava e si torceva le mani in preda alla disperazione
più totale, tanto da sembrare sullorlo di un colpo apoplettico.
Da quelle labbra cianotiche, da cui uscivano ogni giorno leggi e condanne,
un roco balbettio fu lespressione più eloquente del suo sconvolgimento
interiore: Perdonami
ti prego
sono pentito
Il volto di Valgarv sindurì: Sei un essere meschino
e spregevole. Chiedi il perdono, ma cosa hai fatto per meritartelo? Perché
dovrei credere al tuo pentimento, se fino a ieri tramavi la mia morte
e quella del mio secondo padre?
Mi dimetterò, lo giuro
rassegnerò oggi stesso
le mie dimissioni, e convincerò gli altri a fare lo stesso
Ma devi credermi, nessuno di noi è implicato nella morte di Garv
Dragon Chaos!
Nel bel mezzo della tragedia, sorrisi interiormente: bravo Valgarv, era
riuscito a far confessare davanti a testimoni quel maledetto vecchiaccio
e a estorcergli le dimissioni. Era il miglior risultato che potessimo
ottenere, dato che purtroppo il delitto di cui sera macchiato era
caduto in proscrizione
ma forse Val non avrebbe neppure voluto che
il nonno della sua amata finisse in carcere provocando uno scandalo in
cui anche Philia sarebbe rimasta coinvolta.
Tutto è bene quel che finisce
Maledizione! Non è ancora finita, anzi, il peggio
deve ancora venire!
Eravamo tutti lì ad assistere alla firma della lettera di dimissioni
dellex presidente Ul Copt quando irruppero nella stanza due cicloni
ovvero Amelia e il di lei padre, il gigantesco e baffuto Philionel, che
somiglia di più a un lottatore di wrestling che a un commissario
di polizia. Amelia, agitandosi come una forsennata, mi aggredì
verbalmente come suo solito e in mezzo a tutti i suoi sproloqui sulla
giustizia riuscii a capire che aveva ricevuto una telefonata allarmante
da Philia interrotta dopo pochi secondi, e che credeva che la sua amica
fosse in pericolo.
A quelle parole Valgarv era scattato subito verso la porta, ma io lo afferrai
per un braccio. Mi ero improvvisamente ricordato del fatto che Xelloss
aveva sorriso a Philia
e questo poteva significare solo una cosa.
Valgarv tentava di scrollarsi di dosso la mia presa, i suoi occhi doro
bruciavano dal desiderio di correre a proteggere la donna amata.
Calmati, Val. Se cè di mezzo Xelloss, non è
il caso di agire dimpulso.
Quel nome congelò tutti i presenti; tranne uno: Xelloss Metallium?
Perché dovrebbe minacciare mia nipote? balbettò Ul
Copt.
Valgarv gli rivolse uno sguardo di puro odio, come neanche prima aveva
fatto: Siete stato voi a mettere in mezzo quellassassino
se torcerà un solo capello alla mia Philia, ne pagherete le conseguenze!
Detto questo mi trascinò fuori e, caricati anche Rina, Gourry e
Amelia sul mio pandino truccato, sgommai a tutta velocità verso
il mio ufficio.
Giovedì ore 21.15
Scesi dallauto, diedi le direttive per lazione: Rina
e Gourry entreranno dalla finestra usando la scala antincendio; io e Val
arriveremo dalla porta principale, facendo finta di niente ma tenendoci
pronti. Amelia, tu resta di guardia qui fuori, bada che non esca nessuno.
Capito tutto? Andiamo.
Mentre salivamo le scale ricordai che Valgarv era disarmato. Glielo feci
notare e proposi di entrare per primo. Lui, che già si tratteneva
a fatica dal mettersi a correre, replicò laconico che non ne aveva
bisogno. Ricordando come mi aveva conciato solo ventiquattro ore prima,
ero propenso a dargli ragione. Tuttavia non potei fare a meno di chiedermi
se questo suo modo di fare era proprio del suo carattere o causato in
parte da quel sentimento strano che la gente chiama amore. Ma non avevo
tempo da sprecare in speculazioni filosofiche.
Arrivati davanti alla mia porta feci un cenno dintesa a Val; aprii
di scatto e ci gettammo dentro, pronti a tutto
ovvero a niente:
lufficio era vuoto, tranne che per un grosso involtino
mugugnante che si rivelò essere il mio copriletto legato da parecchi
giri di scotch da imballaggio. Con laiuto di Rina e Gourry srotolammo
il cannellone e ne uscirono
i due gregari di Valgarv,
mezzi asfissiati, che non appena riconobbero il loro capo si gettarono
ai suoi piedi sciogliendosi in lacrime e richieste di perdono. Val mi
spiegò che quando aveva ricevuto la mia telefonata, non volendo
lasciare Philia indifesa, aveva chiamato Gourabos e Jiras (i due che avevano
ancora i lucciconi agli occhi) perché la proteggessero in sua assenza.
Non glielo dissi, ma temevo che Xelloss fosse arrivato al nascondiglio
di Philia proprio seguendo quei due
Rimasi zitto, Val era già
abbastanza sconvolto senza fargli venire anche i sensi di colpa.
Ora dovevamo scoprire il covo di Xelloss e liberare Philia. Gourabos ci
rivelò che quel criminale, mentre li insalamava, aveva
detto che li lasciava in vita solo perché ci riferissero il suo
indirizzo. Jiras confermò, tirando su con il naso, che avremmo
trovato Philia nel bowling della Terza Strada. Maledissi quel farabutto
dal profondo dellanima, poi mi gettai dietro a Valgarv che era già
schizzato via.
Giovedì ore 21.45
Eravamo davanti al bowling quando Rina mi disse: Zel, sai che questa
è una trappola, vero?
Lo so, Rina
ma non vedo vie duscita.
Nessuna delle tue brillanti idee?
Feci un amaro sorriso: La mia ultima brillante idea è la
causa per cui siamo qui. Guardai Valgarv, che aveva tutta laria
di voler distruggere quel posto a mani nude pur di riprendersi Philia.
Siamo in ballo
e allora balliamo. Conclusi.
Entrammo, tutti insieme. Ledificio era deserto, le luci spente.
Arrivammo fino alle piste di gioco. Le luci si accesero: a metà
della pista numero 3 cera Xelloss
e, prevedibilmente, puntava
una pistola alla tempia di Philia. Gourry scattò ad afferrare Valgarv
per impedirgli di fare pazzie.
Rina sfoderò il suo sorriso più sarcastico e commentò:
Un bowling! Xelloss, che mancanza di stile! Mi deludi moltissimo!
Xelloss ghignò: Mi dispiace, Capitano Inverse, ma il campo
da polo era già prenotato.
Un vero peccato
ora però lascia la ragazza! concluse
Rina perdendo subito ogni traccia dironia.
Xelloss si limitò ad unespressione di finto rincrescimento:
Oh, non vorrei mai privarmi della compagnia di questa graziosa rompiscatole
spaccatimpani
ma sarò costretto a farlo molto presto, e ahimè
definitivamente avvicinando la pistola a Philia se non deponete
subito le armi e vi arrendete.
Fummo costretti ad obbedirgli, non senza profondo disgusto. Quello sporco
ricattatore sorrise: Il mio capo sarà molto felice nel vedere
il successo del nostro piano per sbarazzarci in un colpo solo dei due
migliori poliziotti e del detective più fastidioso della città!
Per non parlare di Garv, vero feccia? ringhiai.
Xelloss agitò lindice (incredibile come quel semplice gesto
possa farti perdere le staffe): Purtroppo no, anche se ammetto che
mi sarebbe piaciuto averlo nel mio curriculum
pazienza, vuol dire
che mi accontenterò del suo pupillo
e stavolta nessuno potrà
impedirlo!
Quegli istanti mi parvero scorrere al rallentatore: Xelloss che puntava
la pistola su Val, lindice sul grilletto
Philia che afferrava
una specie di mazza nascosta sotto la gonna e la faceva collidere a una
velocità di 200km/h contro la faccia di Xelloss
questultimo
che mollava la pistola volando a schiantarsi contro i birilli in fondo
alla pista
Strike! esclamò Gourry.
Fissai con gli occhi pallati la furia in cui la povera Philia
si era trasformata, che strillò al killer frastornato: Passi
che mi hai rapita, passi che mi hai chiamata rompiscatole spaccatimpani
ma nessuno può toccare il MIO RAGAZZO, capito MUCCHIETTO DIMMONDIZIA???
La guardavo sgomento mentre urlava e agitava quello che riconobbi come
un trofeo formato da una palla da bowling su un alto piedistallo
arma impropria, forse, ma terribilmente efficace! Poi il mio sguardo cadde
su Val, che aveva sul volto unespressione oserei dire adorante:
Che donna! esclamò, perso in contemplazione estatica.
Non avevo più dubbi: il ragazzo era innamorato cotto.
Mentre Rina ammanettava Xelloss e Philia riponeva sulla mensola il trofeo
che aveva preso approfittando di un attimo di distrazione del suo rapitore,
Gourry mi chiese: Zel
che cosè un campo di polo?
Pensavate fosse finita?
SBAGLIATO! Zelgadis Greywords non è tipo da lasciare le cose a
metà. Per cui, dopo aver assicurato Xelloss alla giustizia
ovvero al commissario Philionel, che a sentire Amelia è la personificazione
del nobile ideale, convocai una riunione generale nel mio ufficio.
Beh, riunione
Rina e Gourry erano concentratissimi
a spazzolare una montagna di
ciambelle e un lago di caffè, Valgarv e Philia non smettevano un
attimo di fissarsi negli occhi e tenersi per mano, e Amelia sproloquiava
sul trionfo finale della Giustizia. Richiamai lattenzione sparando
un colpo di pistola fuori dalla finestra (che uccise un piccione di passaggio,
ma vabbé
).
Rina mi urlò: Che ti prende adesso, Zel? Ora che tutto si
è sistemato potresti lasciarci mangiare in pace, no?
Rina ha ragione, Zel rincarò Amelia: La Giustizia
ha finalmente prevalso sul male, che altro problema cè?
Sentii una vena pulsare sulla mia fronte: Forse ve ne siete dimenticati,
ma cè ancora una domanda che non ha avuto risposta, e finché
non lavrà il caso resta aperto e questa storia NON è
ANCORA FINITA, chiaro?
Gourry mi guardò con aria ingenua (un eufemismo per non dire irrimediabilmente
stupida) e mi chiese: E
quale sarebbe questa domanda?
Cercai di controllarmi ed enumerai: Se Fibrizio non è stato
i senatori corrotti nemmeno
e neppure Xelloss
allora si può
sapere CHI HA UCCISO GARV?
La porta si aprì e una testa dai selvaggi capelli rossi fece capolino
nella stanza: Qualcuno mi ha chiamato?
Ci fu unistantanea esplosione di silenzio. Tutti quanti restammo
per due minuti abbondanti a fissare immobili il tizio altissimo che indossava
un impermeabile arancione, con un ghigno stampato sulla faccia e gli occhi
verde smeraldo che ci guardavano allegri. Quel fermo-scena fu interrotto
da Valgarv, che si lanciò ad abbracciare lultimo arrivato,
solo per essere sostituito un attimo dopo da Rina, che invece sembrava
volerlo strozzare:
GARV! Che diavolo ci fai qui?
Gourry si grattò la testa perplesso: Quello è Garv?
Ma, scusate, non era morto?
Proprio per questo non dovrebbe essere qui, TESTONE! Comè
possibile? ruggì Rina.
Garv scoppiò a ridere: Calma, Inverse, come puoi vedere sono
vivo e vegeto. Non mi ha ucciso nessuno
Per il momento! Perché lo farò IO se tu adesso non
ci spieghi tutto!
Daccordo. Cè poco da dire: ho minato un magazzino,
mi sono fatto vedere a entrarci, ne sono uscito attraverso un condotto
fognario e ho attivato il detonatore!
Insomma hai solo simulato la tua morte. Intervenni Quel
che mi sfugge è il perché.
Ci sono vari motivi: sapevo che Fibrizio Hellmaster voleva uccidermi,
così allinizio volevo solo farmi credere morto ed espatriare
con Valgarv appena possibile. Ma poi parlai con Dynast
Dynast Graushella era al corrente della messinscena? chiesi
stupito.
Quello sa sempre tutto! rise Garv Certo, allinizio
non intendevo rivelargli la verità, volevo solo che facesse al
mio posto una cosa a cui pensavo da tempo ma che non ho mai avuto il coraggio
di fare personalmente: rivelare a Val la sua vera identità; il
mio coinvolgimento nella vicenda dei suoi genitori
Garv esitò, imbarazzato, ma uno sguardo al volto comprensivo e
affettuoso del suo figlio adottivo lo rassicurò. Tuttavia,
Dynast mi convinse che si poteva ottenere di più dalla situazione.
E infatti, grazie anche al suo intervento, siete riusciti a incastrare
non solo Fibrizio, ma anche i politici corrotti e persino Xelloss (che
mi è sempre stato antipatico!)!
Notai che Rina aveva due o tre vene pulsanti sulla fronte
Insomma
tutto questo CASINO è stato una vostra idea per sbarazzarvi di
un pericoloso rivale, vero?
Condividevo i suoi sentimenti, ma lultima cosa che volevo era che
Rina perpetrasse una strage in casa mia! Per cui ringraziai di cuore Gourry
quando intervenne mettendo una mano sulla spalla del Capitano in ebollizione:
Suvvia, Rina, alla fine i buoni hanno vinto, no? Il resto non ha
molta importanza!
Hai ragione, Gourry! La sola cosa che conta è che la Giustizia
abbia trionfato, e che la Pace sia stata ristabilita per la felicità
di tutti!
Una volta tanto, nessuno ebbe nulla da ridire allennesima predica
di Amelia.
Per cui concludo qui il mio resoconto, scritto per ricordarmi anche in
futuro la morale di questa storia:
non sono sicuro che ne abbia una.
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