|-Fan fiction > - Xelloss e Philia - One night One Love

Autore: Lady Xelloss
Data di pubblicazione: 29/06/2008
Genere:Romantico/ Lemon - autoconclusiva
Personaggi principali: Xelloss e Philia
Trama:Dopo un mese dalla sconfitta di Dark Star il gruppetto degli Slayers si è sciolto. Philia ha aperto un negozio di antiquariato nella città di Zephilia dove spera di ricominciare una nuova vita. Sembrava una tranquilla serata come le altre in casa Ul Copt... nessuno avrebbe mai immaginato chi sarebbe arrivato a far visita alla draghetta di lì a poco... Qualcuno vuole tirare a indovinare? ^^
Fan art allegate: No-

Era una tranquilla sera d’estate nella cittadina di Argenteuil, nei sobborghi di Zephilia. Era proprio lì che Philia Ul Copt, ex vestale superiore del re dei draghi di fuoco si era stabilita per ricominciare una nuova vita insieme al suo figlioletto adottivo Valgarv, che però non era ancora venuto al mondo.
Aveva aperto un negozio di antiquariato, da sempre stato il suo sogno, che mandava avanti con l’aiuto di Jiras e Gourabos.
Circa un mese era trascorso dall’ultima grande battaglia che aveva rischiato di portare il mondo alla distruzione e dalla sconfitta di Dark Star ed ora finalmente regnava la pace.
Dopo lo scontro, il gruppo di amici si era separato e ognuno era andato per la propria strada: Rina e Gourry erano partiti alla ricerca di nuove avventure e di nuovi tesori da sgraffignare, Amelia era tornata nel suo regno dove si occupava personalmente del mantenimento dell’ordine e di far rispettare la giustizia, mentre Zelgadiss si era messo in cammino alla volta di nuovi continenti per cercare la cura per riacquistare sembianze umane. L’unico invece di cui non si era saputo più nulla era Xelloss. Dopo la vittoria si era semplicemente congedato dagli altri e da allora non si avevano più sue notizie. Chissà dov’era sparito?
Quella giornata era stata davvero massacrante per la povera Philia. Al negozio, dall’ora di apertura fino al momento della chiusura c’era stato un via vai di clienti infinito.
Questo in parte le faceva piacere perché significava che gli affari andavano bene, però poi già sapeva che si sarebbe sentita esausta. E il peggio era che Jiras e Gourabos erano partiti per un viaggio, quindi doveva occuparsi lei di tutto. Dopo una cena leggera decise di andare subito a letto, aveva proprio bisogno di riposarsi…
Salì al piano di sopra e si recò nella sua stanza, dove si spogliò e indossò una camicia da notte bianca finissima che lasciava trasparire le sue forme perfette ed armoniose.
Si sedette poi alla specchiera a spazzolarsi i lunghi capelli biondi fissando la sua immagine riflessa nello specchio.
Quello era di certo il momento della giornata che preferiva, un momento tutto per sé per potersi finalmente rilassare e lasciar spazio ai suoi pensieri.
La sua nuova esistenza le piaceva molto, aveva sempre sognato di vivere così, in pace e serenità e svolgendo un’attività che amava, però allo stesso tempo aveva una gran nostalgia delle mille avventure vissute insieme ai suoi amici…
Le mancava un sacco quel gruppo di svitati, che con le loro follie riuscivano sempre a metterla di buon umore, farla sorridere quando invece aveva solo voglia di piangere e ultimamente questo accadeva spesso, specie dopo le sconvolgenti rivelazioni sulla sua razza… Ma loro le erano sempre stati accanto per incoraggiarla e sostenerla quando pensava di non avere più forze per continuare a lottare.
Ora erano lontani, ma le avevano promesso che sarebbero passati presto a trovarla. Sorrise, ma immediatamente la sua espressione mutò quando il suo pensiero andò a lui… Da quel giorno non l’aveva più rivisto, aveva smesso una buona volta di ronzarle intorno con le sue continue provocazioni, ma stranamente invece di esserne felice, ne era profondamente dispiaciuta…si poteva quasi pensare che sentisse la sua mancanza…
Negli ultimi tempi, tuttavia, il loro rapporto era leggermente migliorato, dalla volta in cui lui l’aveva salvata dalla frana in quella grotta e subito dopo lei lo aveva soccorso facendogli da scudo contro gli attacchi di Valgarv. Poi nello scontro finale avevano unito i loro poteri in Rina e prima di farlo si erano scambiati un sorriso d’intesa… Non avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe arrivata a sorridergli così come aveva fatto… lui in quel momento sembrava davvero sincero, come non lo era mai stato…
Ricordava perfettamente le sue ultime parole prima di sparire: “Bene ragazzi, è stato un piacere ma ora devo proprio andare… addio…” con il suo solito sorrisetto dipinto sul viso e poi si volatilizzò.
Aveva praticamente la certezza che non lo avrebbe più rivisto… in fondo, ormai, aveva portato a termine la sua missione, perchè tornare? Lo sguardo della ragazza divenne triste e i suoi occhi si inumidirono leggermente…

“Xelloss….” sussurrò mentre una piccola lacrima le scese sulla guancia.

Scosse la testa come per scacciare quei pensieri. Ma cosa stava facendo? Perché continuava a pensare a lui? Prima quando non faceva altro che infastidirla desiderava solo che lui sparisse per sempre e adesso che il suo desiderio era stato esaudito, avrebbe fatto qualunque cosa pur di rivedere quell’insopportabile “namagomi” come era solita chiamarlo lei, anche solo per qualche istante. Le mancava, era questa la verità anche se era difficile da ammettere per un tipo orgoglioso come lei, quello che ancora non riusciva a capire era il motivo… Forse era solo perché in quei mesi in cui erano stati in viaggio, si era abituata alla sua presenza ed ora che lui non era più in circolazione c’era una strana pace… era insolito… Sì doveva essere senz’altro per quello… Adesso però basta rimuginare, era ora di dormire.
Posò la spazzola, si infilò sotto le coperte e si coricò. Chiuse gli occhi in attesa di addormentarsi, ma era troppo agitata... Continuava a rigirarsi nel letto per trovare una posizione che le conciliasse il sonno, ma niente… non riusciva proprio a dormire… Ogni volta che abbassava le palpebre le compariva il volto sorridente del mazoku, le pareva quasi di sentire la sua voce, quella risata che tanto la irritava quando la prendeva in giro…

“Basta!” esclamò tra sé e sé alzandosi sulla schiena.

Possibile che quell’individuo riuscisse a darle problemi perfino quando non c’era? Scese dal letto cominciando ad andare su e giù per la stanza…Andò avanti così per circa un quarto d’ora, fino a che non le venne un’idea: forse una tazza di tè l’avrebbe aiutata a rilassarsi… Quando era tesa o arrabbiata il tè era la sola cosa che riusciva a calmarla, rappresentava un vero toccasana per lei. Scese al piano di sotto, accendendo alcuni lumi nella stanza per fare luce e si avviò in cucina. Aprì il contenitore del tè e ne ripose un po’ nella teiera che poi mise a cuocere sul fuoco. In attesa che fosse pronto andò in salotto, aprì la finestra e si affacciò a rimirare il cielo. Quella sera era davvero bellissimo, così sereno che le stelle sembravano ancora più luminose del solito…
Nonostante si fosse ripromessa di non pensarci più, ecco che l’immagine di Xelloss ricomparve nella sua mente.

“Ma cosa mi prende? Perché la sua assenza mi sembra così insopportabile?” si domandò confusa.
“Beh, comunque sia è inutile” continuò “visto che lui non tornerà… Probabilmente nemmeno si ricorda più di me…”

A questi pensieri il suo cuore si riempì di malinconia, sentiva un gran vuoto dentro di sé, non voleva accettare l’idea che lui l’avesse dimenticata, ma in fondo che cosa si poteva aspettare… tra loro non c’era stato mai niente… erano stati semplicemente compagni di viaggio per qualche periodo, in comune avevano avuto solo l’obiettivo della missione… Ma per il resto non c’era nulla che li legasse, al contrario, tutto sembrava separarli… Però quella volta quando le aveva salvato la vita, incominciò a guardarlo con occhi diversi… Anche se poi aveva detto di averla aiutata solo per usarla come diversivo contro Valgarv, lei si era ugualmente illusa di contare qualcosa per lui… Ma in fondo sapeva che questo non era possibile, i demoni sono incapaci di amare e non fanno niente senza ricevere un personale tornaconto, lo sapeva bene… Allora adesso perché stava così male? Che cosa voleva in realtà?
Mentre Philia continuava a fissare l’altro luminoso, un vortice nero si materializzò nel bel mezzo del salotto prendendo lentamente forma umana. Capelli a caschetto color ametista, occhi felini, mantello nero e l’inseparabile staffa nella mano sinistra. Era lui… era Xelloss! La draghetta parve non essersi accorta del suo arrivo, ancora assorta nei suoi pensieri. Il mazoku la fissò dal punto in cui si trovava, quasi stentò a riconoscere la sua agguerrita avversaria nella ragazza tanto triste che aveva davanti agli occhi. L’aveva vista piangere tante volte e per i motivi più disparati, una volta era stato anche lui la causa delle sue lacrime, ma prima d’ora non l’aveva vista mai così giù di morale… Che cosa poteva esserle successo?
Si teletrasportò dietro di lei… Philia fu richiamata alla realtà da un brivido che le percorse tutto il corpo. Conosceva quella sensazione, non le era sconosciuta, sembrava quasi… Con un indice le sfiorò delicatamente il collo e al quel contatto lei restò immobile spalancando gli occhi.

“Ciao!” le disse con tono allegro e cordiale.

Non si voltò… quella voce… le sembrava di averla già sentita, anzi le era piuttosto familiare. No, non poteva essere lui…

“Come va, Philia?” continuò il mazoku.

A quel punto si girò e con sua grande sorpresa, si ritrovò faccia a faccia con Xelloss che le sorrideva. Non poteva crederci… era proprio lui, era tornato! In quel momento tutta l’angoscia e la tristezza che albergavano nel suo cuore scomparvero all’improvviso lasciando posto ad un’incredibile gioia. Per un attimo ebbe addirittura l’impulso di saltargli al collo e di abbracciarlo, ma dovette reprimere le sue emozioni. Non ne ebbe il coraggio, temeva ciò che lui avrebbe pensato, sicuramente l’avrebbe presa in giro per il resto della vita se l’avesse fatto.

“Xelloss, ma… che cosa ci fai qui?” chiese cercando di mantenere un certo contegno.

Il ragazzo esitò. In realtà nemmeno lui sapeva con esattezza il motivo di quella visita. Si grattò la guancia con l’indice.

“Beh… ecco…” cominciò a farfugliare con fare pensieroso.

Le sue riflessioni ad un tratto furono interrotte. Aprì gli occhi cominciando a scrutare la draghetta dall’alto in basso. Il suo abbigliamento era diverso dal solito, la corta camicia da notte bianca era così succinta da lasciare ben poco all’immaginazione. Non avrebbe mai immaginato che il largo vestito rosa che era solita indossare nascondesse un corpo così mozzafiato: gambe lunghe e slanciate, fianchi sottili e seni sodi ed abbondanti… era davvero bellissima! Ne rimase completamente affascinato… questa era la prima volta nella sua lunga vita che guardava una donna con quegli occhi, non gli era mai capitato… Dal bordo del sottile indumento, si potevano appena intravedere le sue mutandine. Erano color rosa confetto, adornate con dei piccoli merletti di pizzo. Philia si accorse del suo sguardo rapito e lo guardò incuriosita.

“Si può sapere che ti prende?” gli domandò.

Xelloss a quel punto le volse lo sguardo.

“No… no… niente” le rispose.

La ragazza lo fissò con maggiore curiosità.

“Lo sai Philia” continuò lui “le tue mutandine rosa sono molto carine, ti stanno davvero bene!” esclamò richiudendo gli occhi e portandosi una mano dietro la testa con la sua solita risatina.

Philia sgranò gli occhi sorpresa, le pupille avevano acquistato le dimensioni di un puntino. Il suo viso divenne tutto rosso in un misto tra rabbia e imbarazzo mentre lo fulminava con sguardo omicida. Con un gesto rapidissimo estrasse la sua fedele mazza chiodata da chissà dove e la puntò furiosa contro il viso del mazoku.

“E dai Philia… calmati…” disse lui portando una mano avanti in segno di difesa. “In fondo ti ho fatto solo un complimento!” con tono ingenuo.

Philia digrignò i denti e strinse la presa sulla sua arma.

“Razza di pervertito… sei mortooooooooooooooo!!!!!!!!!” urlò avventandosi contro di lui con un gran desiderio di fracassargli la mazza sulla testa.

Xelloss si tenne pronto a teletrasportarsi per schivare l’attacco, quando il rumore della teiera che bolliva provenire dalla cucina fece fermare la draghetta. Il mazoku approfittò di questa occasione per portarsi fuori dal suo raggio d’azione indietreggiando di qualche passo.

“Ah… a quanto pare stai preparando del tè… ne berrei molto volentieri una tazza!” disse cercando di cambiare discorso.

La rabbia di Philia sembrò arrestarsi, almeno in parte, ripose la mazza chiodata e sbuffò nervosamente.

“E va bene, aspetta qui…torno subito…” con tono scocciato e così dicendo si diresse in cucina.

“Fiuuuu… stavolta me la sono vista davvero brutta…” sospirando sollevato.

Intanto nella stanza accanto, la ragazza si accingeva a togliere la teiera dal fuoco e a versare il contenuto in due tazze, il tutto mentre tra una pausa e l’altra, lanciava degli insulti contro il mazoku dagli occhi di ametista.

“Brutto maniaco… ma come ha osato mancarmi di rispetto in quel modo? E’ solo un villano… un maleducato…non lo sopporto!!!”

La coda sormontata dal grazioso fiocco rosa le spuntò fuori all’improvviso drizzandosi all’insù e gli occhi le si riempirono di fiamme. Era proprio come ai vecchi tempi, sembrava che niente fosse cambiato… Xelloss era il solito sfacciato! All’improvviso le venne da sorridere, nonostante tutto doveva ammettere che era felice di rivederlo, anche se la provocava, anche se la faceva infuriare, non le importava. Lui ora era lì con lei, non l’aveva dimenticata!
Tornò in salotto cercando di mascherare l’espressione allegra che aveva sul viso assumendo la solita aria di sufficienza che aveva quando parlava con lui. Xelloss stava in piedi davanti ad una mensola piena di gingilli e ne stava esaminando uno con aria da intenditore.

“Ecco il tuo tè…” disse appoggiando il vassoio sul tavolo e porgendogli la tazza.

Il mazoku appoggiò la sua staffa al muro e andò a sedersi di fronte a lei cominciando a soffiare sulla calda bevanda. La draghetta, mentre sorseggiava a sua volta il tè, lo squadrava da sopra la tazza con aria insospettita. Non c’era niente di strano nel suo comportamento, era lo stesso di sempre, per una volta sembrava libero da secondi fini, ma non doveva lasciarsi ingannare, lui era un ottimo attore e lei lo sapeva bene questo. Non c’era da fidarsi, dopotutto era pur sempre un mazoku.

“Non hai ancora risposto alla mia domanda…” affermò decisa posando la tazza sul tavolo.

Il ragazzo la guardò con sguardo interrogativo.

“Dimmi perché sei venuto qui, ci sarà pure una ragione…”

Stavolta non poteva evitare di rispondere, Philia sembrava davvero determinata.

“Beh… ecco vedi… devi sapere che dopo la sconfitta di Dark Star, sono tornato dal mio capo a fare rapporto e lei è stata così contenta di come si sono svolti i fatti che mi ha concesso un periodo di vacanza… “ si fermò un attimo “ anche perché non aveva nessun incarico per me al momento…”

Lei non gli tolse nemmeno un attimo gli occhi di dosso mentre parlava, come se stesse analizzando ogni suo minimo movimento.

“Ho pensato quindi di utilizzare questo tempo per andare a trovare dei vecchi amici.” concluse.

“Ma davvero? Allora che ci fai qui? Non mi risulta che noi due siamo mai stati amici o sbaglio?”

Forse dirle così non era stata una buona idea, Philia sembrava ancora più sospettosa di prima e in effetti, la sua scusa era poco credibile, visto che praticamente di amici non ne aveva ed era stato lui stesso ad ammetterlo una volta. Purtroppo era stata la prima cosa che gli era venuta in mente, anche se non era tutta una bugia, la storia della vacanza era vera… Chissà perché quando era con lei non riusciva mai a mentire oppure era capace solo di inventare storie banali come quella. Sembrava quasi che gli leggesse nel pensiero…
La ragazza sbattè le mani sul tavolo e si allungò verso di lui.

“Lo sapevo che stavi mentendo, scommetto che c’è sotto qualcosa di losco…” con sguardo accusatorio “e poi da quando tu hai degli amici? Con quel caratteraccio che ti ritrovi, sfido chiunque a sopportarti!”

Quest’ultima affermazione sembrò disturbare Xelloss, ma dopotutto i suoi dubbi erano giustificati, che pretendeva era normale che non si fidasse, aveva mentito così tante volte che ormai aveva perso ogni credibilità. La sua pessima reputazione non lo aiutava di certo…

“Dì la verità, sei in missione segreta per il tuo capo, non è così? Che cosa state escogitando stavolta voi mazoku?”

Il giovane assunse la sua solita espressione da jolly e alzò l’indice agitandolo davanti al viso di Philia in segno di diniego.

“Sorewa himitsu desu!” ^^

Sospirò rassegnata risiedendosi. “Sto solo sprecando il fiato, non riuscirò mai a cavargli una parola di bocca… è una perdita di tempo…” riflettè.

“Comunque sia mia cara Philia, ci tengo a precisare che il mio carattere è perfetto e se non ho degli amici è una mia scelta… Un mazoku potente come me non ne ha bisogno, sarebbero solo una palla al piede!” esclamò con aria di superiorità.

La draghetta cominciò a spazientirsi, non sopportava il suo atteggiamento arrogante.

“E poi non penso che tu sia la più adatta ad emettere giudizi in proposito…”continuò lui “il tuo carattere non è certo dei migliori!”

“Che cosa vorresti dire?” gli chiese con un guizzo di rabbia negli occhi.

“E’ molto semplice, tu non fai altro che vantarti delle tue nobili ed antiche origini, però a mio avviso non credo il tuo modo di fare così bellicoso e irascibile faccia loro onore, anche se probabilmente è una peculiarità di voi ryuzoku ricorrere alla violenza quando avete terminato gli argomenti da utilizzare!” affermò sarcasticamente.

Philia era furiosa. Scattò in piedi sporgendosi nuovamente verso il mazoku.

“Prova a ripeterlo se ne hai il coraggio!” minacciò.

“Tsk, beh… è la verità dopotutto, non capisco perché te la prendi tanto!” anche lui leggermente alterato.

“Stupido namagomi, ma chi ti credi di essere per giudicarmi in questo modo? Sei solo un mazoku da quattro soldi!”

“E tu una ragazza isterica e manesca, di questo passo non troverai mai un fidanzato!” alzandosi a sua volta e avvicinandosi a lei per fronteggiarla.

Erano pieni d’ira entrambi, nessuno dei due voleva cedere all’altro, erano troppo orgogliosi per ammettere di aver sbagliato. Per alcuni secondi continuarono a fissarsi linciandosi con gli occhi, quando poi tornarono a sedersi dandosi le spalle con una smorfia disgustata.

“Dannazione, ma perché va a finire sempre così? E pensare che stavolta non avevo cattive intenzioni…” pensò Xelloss. Non era da lui prendersela in quel modo… incredibile… si era distinto sempre per impassibilità e sangue freddo e adesso si ritrovava a litigare come fosse stato un moccioso. Di solito, quando lo insultavano, il che accadeva abbastanza spesso data la sua pessima condotta, non se la prendeva mai più di tanto, anzi, se ne fregava altamente, ma con Philia era diverso… Lei era l’unica in grado di fargli perdere davvero la pazienza e non riusciva a capire il perché…

“Dannato namagomi, gli farò passare la voglia di prendersi gioco di me! Che insolente…” pensava intanto la ragazza tra sé e sé. “Forse però stavolta la colpa non è solo sua…” continuò “in fondo devo ammettere che nemmeno io sono stata molto gentile…” rivolgendogli uno sguardo in tralice senza voltare il capo.

Passarono alcuni minuti senza rivolgersi la parola, nessuno di loro aveva intenzione di essere il primo a parlare, sarebbe stato come ammettere la sconfitta e questo non lo volevano anche se in realtà erano già pentiti di quello che si erano detti.

“Vado a fare dell’altro tè…” disse finalmente lei alzandosi con tono offeso interrompendo il silenzio che era calato nella stanza.

“Philia…” disse improvvisamente il mazoku.

“Che cosa vuoi?” chiese senza voltarsi.

Si teletrasportò di fronte a lei sorprendendola. “Ecco… io… io volevo… ringraziarti…” disse lui meravigliandosi delle sue stesse parole, in vita sua non aveva mai ringraziato nessuno…

La draghetta lo guardò stupita, non si sarebbe mai aspettata una cosa del genere da lui.

“Quella volta, nella grotta se non ci fossi stata tu, probabilmente io non sarei qui adesso, per questo ci tenevo a dirti grazie… Sai ad essere sincero, non avrei mai creduto che tu saresti venuta in mio aiuto dopo tutto quello che ho fatto a te e alla tua gente…”

A quelle parole Philia potè notare un sincero rammarico nei suoi occhi che ora erano aperti e la guardavano. In tutti quei mesi di viaggio insieme, si era quasi scordata di chi lui fosse e di cosa avesse fatto. Poco a poco, aveva cominciato a considerarlo un alleato, un amico e forse, inconsapevolmente anche qualcosa in più. Quasi stentava a credere che quel ragazzo sorridente e allegro fosse proprio il Dragon Slayer, il crudele mazoku che nella Kouma Sensou, con un solo gesto aveva sterminato milioni di ryuzoku, causando quasi la completa estinzione della sua specie.
Prima di conoscerlo aveva già sentito parlare di lui nei libri di storia che studiava quando era ancora un’apprendista vestale, ma sinceramente se lo immaginava in tutt’ altra maniera, soprattutto per il suo modo di fare, che non era certo adeguato per un mazoku della sua fama. Tuttavia, col passare del tempo, era riuscito a perdonarlo, in fondo lui all’epoca era molto giovane, ancora troppo inesperto per distinguere il bene dal male, si limitava esclusivamente ad eseguire gli ordini che gli venivano impartiti dai suoi superiori, niente di più niente di meno… E a lei faceva piacere pensare che in qualche modo lui si fosse pentito, anche se era abbastanza improbabile, invece adesso aveva quasi la certezza che, anche se velatamente, stesse chiedendo il suo perdono… Il suo sguardo stavolta era sincero, non stava fingendo…
Gli sorrise come quella volta, prima della battaglia finale.

“Non devi ringraziarmi…” disse con tono gentile “non ho fatto nulla di speciale, e comunque eri ferito gravemente, non potevo certo abbandonarti al tuo destino… Ho agito d’istinto, tutto qui…” spiegò “Poi anche tu sei corso in mio aiuto, probabilmente dovrei essere io a ringraziare te…”

Xelloss la fissò intensamente perdendosi nell’azzurro mare dei suoi occhi.

“S-si però io l’ho fatto solo per…” cercò di dire mentendo a sé stesso più che a lei.

“Lo so, lo so…” disse interrompendolo “lo so che lo hai fatto solo per usarmi per distrarre Valgarv, ma ad ogni modo, io adesso sarei morta se tu non mi avessi salvata… Ti ringrazio tanto Xelloss…” continuando a sorridergli.

Sulle guance del mazoku si formò un lieve rossore e sentì che il suo cuore stava battendo all’impazzata… Che gli stava succedendo? Non gli era mai capitata una cosa simile prima d’ora… La situazione stava diventando troppo imbarazzante, si voltò, non riusciva più a reggere il suo sguardo, faceva fatica perfino a respirare… Che cos’era quella strana sensazione? Doveva fare qualcosa, altrimenti non sapeva come sarebbe andata a finire. Improvvisamente assunse la sua solita aria sorridente, gli occhi socchiusi e l’indice rivolto verso l’alto.

“Sai una cosa Philia?” chiese sorprendendola. “Forse dovresti metterti a dieta… Quando ti ho sollevata ho dovuto faticare non poco… e dire che la forza non mi manca!” con una piccola risatina.

Stavolta aveva davvero esagerato, ne era consapevole anche perché la linea era una delle cose a cui Philia teneva di più. Comunque sia preferiva quando era arrabbiata, poiché sapeva già come tenerle testa, invece in uno di quei momenti come quello che si era creato prima, non sapeva cosa fare, si sentiva terribilmente a disagio e anche un po’ spaventato, sempre che un mazoku potesse esserlo, aveva paura dei suoi stessi sentimenti, quei sentimenti rimasti sopiti per tanto tempo e che ora premevano per essere riconosciuti.
Il contorno di fiamme tornò a circondare la figura della draghetta e la sua coda prese ad agitarsi velocemente. Impugnò la sua possente mazza e lo guardò con occhi pieni d’ira. Xelloss si grattò la testa con l’indice ridacchiando nervosamente, già sapeva cosa lo aspettava.

“Namagomiiiiiiiiiiii, stavolta non la passi liscia… ti ammazzooooooooooooo!!!!!!!!!!!” lanciandosi su di lui.

Qualche istante prima che lo colpisse, il mazoku si teletrasportò via evitando una fine certa e ricomparendo nel punto opposto della stanza.

“Dai Philia, era solo uno scherzo… Non prenderla così!” cercò di spiegare, ma la ragazza non gli diede il tempo di dire altro che immediatamente gli sferrò un altro colpo micidiale che lui prontamente evitò.
Il mazoku a quel punto capì che era inutile cercare di farla ragionare, era furente. Andarono avanti così, tra inseguimenti, urla e distruzioni varie per circa venti minuti. Il salotto era ridotto in uno stato pietoso, sembrava un campo di battaglia, non un solo mobile era rimasto in piedi e le pareti erano piene di crepe. Philia se ne stava al centro della stanza con un terribile fiatone cercando di prevedere la prossima mossa del suo avversario, che invece sembrava ancora fresco come una rosa.

“Ora basta Philia, smettila, sei esausta e poi non riuscirai mai a prendermi, nemmeno tra un milione di anni!” esclamò divertito facendole una linguaccia.

“Questo lo vedremo…” affermò respirando affannosamente lanciandogli contro la gamba di una sedia che lui ovviamente schivò senza problemi.

Dopo un altro paio di colpi andati a vuoto, la ragazza era allo stremo delle forze, a stento riusciva a tenere la sua mazza.

“Smettila di scappare vigliacco, vieni qui e affrontami da uomo!” gli urlò reggendosi a stento in piedi.

“Sarebbe uno scontro impari, non c’è gusto a confrontarsi con un avversario che è già ridotto a uno straccio…” spiegò il mazoku.

“Ho ancora abbastanza forze per spedirti all’inferno!” ribattè lei con un ghigno malizioso sul viso.

“Lasciati dire comunque che mi hai sorpreso, sei più resistente di quanto pensassi, però non credo che il tuo sia un comportamento che si addica ad una signorina del tuo rango… e poi…”

“E poi cosa?” chiese furiosa.

Xelloss si teletrasportò a pochissimi centimetri da lei. Philia raccolse le sue ultime forze per sferrare il colpo finale, questa volta era sicura di prenderlo. “Sei finitooooooooooo!!!!!!!!!”

“Sei molto più bella quando sorridi…” con un sorriso seducente.

La draghetta si bloccò all’istante, mollando la presa sulla sua mazza che cadde rumorosamente rompendo alcune assi del pavimento. Quelle parole furono per lei come un fulmine a ciel sereno, sembrava quasi che tutta la rabbia che aveva in corpo, la stesse completamente abbandonando. Solo qualche secondo più tardi si accorse della posizione del mazoku. Le era così vicino da poter sentire il suo respiro sul suo viso, praticamente erano naso a naso. La sua espressione però era cambiata, non aveva più il sorrisetto di prima, non gli aveva mai visto quello sguardo, non c’era traccia di riso nei suoi lineamenti, anzi al contrario, sembrava estremamente serio.
Indietreggiò di qualche passo, non negò di essere un po’ spaventata dal suo strano atteggiamento. Man mano che si allontanava, lui continuava ad avanzare verso di lei, fissandola con sguardo di ghiaccio. Passo dopo passo, Philia aveva finito la stanza, ritrovandosi con le spalle al muro. I suoi occhi saettavano da una parte all’altra per cercare una via di fuga, ma era troppo tardi, Xelloss era troppo vicino e poi sapeva che ovunque si fosse nascosta, l’avrebbe sempre stanata. Questa volta se l’era proprio cercata, in fondo non lo conosceva così bene da sapere fino a che punto sarebbe potuta arrivare la sua pazienza. Cominciò a tremare, non aveva mai avuto tanta paura in vita sua. Il mazoku era ora di fronte a lei, immobile. Aveva l’impressione che lui non avesse buone intenzioni, forse era venuto da lei per terminare l’opera cominciata nella Kouma Sensou… Molto probabilmente voleva ucciderla, ma comunque l’unica cosa che lei sperava era che non l’avesse fatta soffrire troppo a lungo, preferiva farla finita subito…
Il ragazzo posò la mano destra contro la parete bloccandola da un lato. Philia lo fissò terrorizzata. I suoi occhi di un ipnotico color ametista avevano uno strano potere su di lei… Erano capaci di farla smarrire dentro di essi, di avvolgerla, di incantarla…Quello non era certo il momento, ma doveva ammettere che era davvero bellissimo.
Voltò il capo chiudendo gli occhi, aspettando l’inevitabile… Era giunta la sua ora, non avrebbe mai immaginato che sarebbe andata a finire così, che sarebbe stato proprio lui a prendersi la sua vita… Le lacrime cominciarono a scenderle copiose sul viso, anche se piangere di fronte a lui era l’ultima cosa che voleva… Xelloss si rese conto del suo turbamento, sapeva cosa stava pensando… Passarono alcuni attimi, attimi interminabili per lei, quando ad un tratto sentì la sua mano guantata sfiorarle dolcemente il viso… A quel punto riaprì le palpebre e lentamente si voltò a guardarlo. Non la stava più fissando con gli occhi gelidi di prima, il suo sguardo sembrava più dolce… Premette il suo corpo contro quello di lei e posò le labbra sulla sua guancia, asciugando ad una ad una le sue lacrime. Philia lo lasciò fare, non protestò, abbandonandosi a quella piacevole e sconosciuta sensazione, col ritmo cardiaco aumentato.

“Xelloss, ma cos…” non riuscì a finire la frase che sentì qualcosa di umido e caldo prendere forma intorno alla sua bocca.

Dovettero passare alcuni istanti prima che si rendesse conto di quello che stava accadendo. Era incredibile, ma Xelloss la stava baciando, era un bacio così dolce che le sembrava quasi impossibile che le venisse da lui…
Restò immobile, non riusciva a muoversi di un centimetro, quasi come fosse stata sotto l’effetto di un’anestesia. L’unica parte del corpo che sentiva ancora erano le sue labbra e lì la sensazione che provava era davvero meravigliosa. Il mazoku portò una mano dietro la schiena di lei stringendola a sé, sperando in una qualche reazione.
Lentamente Philia posò le mani sul petto di lui, poteva sentire il battito del suo cuore, andava così veloce che sembrava quasi fosse sul punto di esplodere. Anche un mazoku aveva dei sentimenti… se all’inizio ne aveva dubitato, ora ne era praticamente certa. Il ragazzo la trasse a sé ancora di più, rendendo il bacio più profondo. Senza più alcuna esitazione, gli mise le braccia intorno al collo affondando le mani nei suoi capelli corvini e iniziando a baciarlo con lo stesso ardore. Xelloss ne fu sorpreso, avrebbe immaginato qualunque cosa, che lo respingesse, che lo insultasse, che gli lanciasse contro uno dei suoi incantesimi, ma mai avrebbe creduto che facesse proprio ciò di cui più aveva bisogno. Dentro di sé sentì uno strano calore, un calore umano mai provato prima che cominciò a pervadere il suo corpo, a scaldare il suo gelido cuore… Philia dal canto suo provava un’indescrivibile felicità, da quanto tempo aveva desiderato che quel momento arrivasse ed ora ciò che aveva solo potuto sognare, si stava trasformando in realtà.
Interruppe il bacio per qualche istante per riprendere fiato, quando poi posò nuovamente le sue labbra su quelle della draghetta. Molto delicatamente fece passare la lingua tra le labbra sorprese di lei e le accarezzò lentamente l’interno della bocca. A quel contatto la ragazza dovette reprimere un gemito di stupore, quando la lingua di Xelloss sfiorò la sua. Chiuse gli occhi e reagì senza pensare, attirando la lingua del mazoku nella sua bocca e succhiandola dolcemente per rubarle ancora un po’ di quel sapore tanto dolce e sensuale che aveva.
Un gemito soffocato sfuggì dal petto del ragazzo, sentendo che lei aveva accarezzato uno dei suoi punti più sensibili. Quando Philia gli permise di riprendere possesso di quella parte della sua bocca, riluttante si staccò da lei e prese un profondo sospiro. La ragazza lo osservò per un istante, ancora assorta nelle sue sensazioni. Stranamente il più confuso tra i due sembrava proprio Xelloss. Non riusciva ancora a credere a quello che aveva fatto, di essersi lasciato trasportare in quel modo dai suoi sentimenti, ma soprattutto di essere stato così sincero nei confronti di una persona tanto meravigliosa, una persona che gli aveva fatto scoprire il suo cuore. Adesso era lui ad essere terrorizzato e lei se ne accorse subito, aveva notato lo smarrimento che c’era nei suoi occhi…

“Scusami Philia… io … io non volevo…” con tono quasi impercettibile. “Ti prego… perdonami…” e recuperata la sua staffa si dileguò in un lieve refolo d’aria.

Restò ferma, fissando il punto in cui lui si trovava fino a pochi istanti fa. Non l’aveva mai visto così sconvolto, questa era la prima volta da quando lo conosceva, che poteva dire di capirlo veramente, perché tutto ciò che Xelloss stava provando, era esattamente lo stesso che sentiva lei in quel momento. Tornò al piano di sopra, nella sua stanza e si fermò davanti allo specchio ad osservarsi. Si sfiorò le labbra, chiudendo gli occhi. Poteva sentire ancora il sapore dei suoi baci, il calore del suo corpo accanto al suo, le sue dolci carezze… Ormai era evidente, non poteva più negare di amarlo, ma aveva paura di dirlo ad alta voce, come se si sentisse in colpa per i suoi stessi sentimenti. Ma in effetti era proprio così, lei era un ryuzoku e lui un mazoku, non potevano stare insieme, non avrebbe mai funzionato. E non sarebbe stato giusto verso i suoi simili, sarebbe stato un insulto alla loro memoria…
Era davvero confusa… non c’era una valida ragione per continuare ad alimentare quell’assurda illusione, eppure al solo pensiero di dover rinunciare a lui per sempre, si sentiva morire, non riusciva ad immaginare la sua vita senza Xelloss…
Non sapeva cosa fare: tener fede ai suoi principi reprimendo per sempre ciò che sentiva per il mazoku oppure fregarsene di tutto manifestando liberamente il suo amore per colui che avrebbe dovuto essere il suo più acerrimo nemico? Sarebbe stata questa scelta a condizionare il resto della sua esistenza…
La stessa domanda, dominava imperiosa anche nella mente di Xelloss… Si era teletrasportato fuori città, se ne stava seduto sul ramo di un albero in mezzo alla foresta a fissare il cielo. Non avrebbe mai immaginato che un giorno si sarebbe trovato di fronte a una simile decisione, se qualcuno glielo avesse detto, gli avrebbe di sicuro riso in faccia. Lui, Xelloss Metallium, general priest di uno dei cinque dark lord creati da Shabranigdo, si era innamorato e non di una ragazza qualsiasi, di un ryuzoku, una ex vestale maggiore e la cosa più assurda era che lei sembrava ricambiarlo… Come era potuto accadere tutto questo? Era una cosa del tutto contro natura e non tanto perché lei era un drago, ma perché lui essendo un mazoku, non avrebbe dovuto provare quegli stupidi sentimenti da esseri umani… I mazoku si sa, sono delle entità malvagie che si nutrono delle emozioni negative della gente, come poteva lui essere in grado di amare? Tutte le sue certezze gli si stavano poco a poco sgretolando tra le dita, il caos regnava dentro di lui… Quei dubbi lo stavano uccidendo, era tutto così difficile… L’immagine di Philia, comparve all’improvviso nella sua mente. Ancora non riusciva a capire come una creatura così pura e innocente, si fosse innamorata di un farabutto, di un doppiogiochista come lui… Tutto ciò era pazzesco, ai limiti dell’inverosimile. Era certissimo del suo sentimento, però dentro di sé qualcosa gli diceva che era sbagliato, che la loro storia non aveva futuro… Il loro era un amore impossibile…
Lui avrebbe sfidato tutto e tutti pur di restare al suo fianco, si sarebbe messo anche contro il suo capo se si fosse opposto alla loro unione, ma Philia… Lei meritava tutto questo? Aveva già sofferto abbastanza e non sarebbe stato giusto coinvolgerla ancora una volta in una situazione che le avrebbe causato solo dolore. Per quanto l’amasse, si rese conto che lui non avrebbe mai potuto renderla felice, non aveva nulla da offrirle, a parte se stesso… Anche se gli si spezzava il cuore, giunse alla conclusione che doveva farla finita, troncare ogni rapporto con lei prima che si illudesse troppo e ne soffrisse maggiormente. Per la prima volta nella sua esistenza, non si comportò da egoista, pensando al bene di qualcun altro invece che al proprio. Era davvero cambiato…
Ormai aveva preso la sua decisione, ma prima di sparire, doveva almeno rivederla un ultima volta e dirle addio, dopodichè sarebbe uscito per sempre dalla sua vita.

“Ciò che conta è che lei sia felice…” sussurrò sorridendo amaramente.

Prima di teletrasportarsi via, nell’oscurità della notte, si intravide una piccola, lucente lacrima scendere sul viso del mazoku.
Philia era seduta in mezzo al letto, con le ginocchia al petto e lo sguardo fisso nel vuoto. Il cuore le schizzò in gola quando avvertì la presenza di Xelloss nella stanza. Si alzò all’in piedi muovendo qualche passo in avanti. Non riusciva a vederlo, la stanza era completamente al buio, tranne per la debole luce di una candela appoggiata sul comodino accanto al letto, ma sapeva che era lì, che la stava osservando. Fu lui adesso ad avanzare, restando però ancora un po’ distante da lei, permettendole di riuscire a distinguere la sua figura lievemente illuminata dai raggi di luna che filtravano dalla finestra.
Restarono a fissarsi in silenzio, lasciando che nella camera fossero udibili solo i loro respiri. Avrebbero voluto dirsi tante cose, ma non un suono fuoriuscì dalle loro labbra. Entrambi sapevano che prima o poi, quel momento sarebbe arrivato. La resa dei conti. Per comprendere una volta per tutte quel singolare legame che li aveva uniti fin dal principio.
Passarono attimi interminabili, occhi negli occhi… Milioni di parole stavano prendendo forma, ma non venivano espresse… non con la voce…Ma i loro sguardi erano più che eloquenti. Era venuto per dirle addio, eppure gli bastò guardarla per un istante per dimenticarsi di tutti i suoi propositi. Ora che erano insieme, sembrava che non esistesse più nulla, solo loro due, e tutto ciò che sembrava separarli, tutti i dubbi, le paure e le incertezze, sparirono come per incanto. Xelloss si tramutò in pura energia, una nebulosa nera che la circondò dolcemente. Lei si ritrasse un po’, ebbe paura, ma non troppa. All’inizio il contatto fu bruciante sulla sua pelle, ma lei non lo cacciò né tentò di fuggire. Le piaceva quell’innaturale calore che l’avvolgeva piano e si lasciò abbracciare sempre di più. La incantavano quelle carezze di mani irreali, le labbra che sembrava le stessero percorrendo la curva perfetta del collo, quel corpo apparente che si stava spingendo contro il suo… Quando lui riprese forma dietro di lei, le labbra all’orecchio e le mani sui seni, ci fu solo un attimo di incertezza. Si voltò verso di lui, prendendo le sue mani nelle proprie. Tornarono a guardarsi negli occhi fiammeggianti di desiderio e poco a poco, senza accorgersene, si avvicinarono ed alfine si baciarono, prima con dolcezza, facendo sfiorare le labbra con quelle dell’altro, poi una volta fatte incontrare le loro lingue umide, sembrava quasi volessero divorarsi a vicenda. Xelloss ad un certo punto interruppe il bacio cominciando a fissare la trasparenza della camicia da notte di lei, il cotone leggero che modellava morbidamente la nudità sottostante dei suoi seni.
Desideroso di toccarla, si sfilò lentamente i guanti per poter saggiare con la mano nuda l’infinita morbidezza della sua pelle. Accarezzò delicatamente il suo viso, la base del collo ed infine il decoltè iniziando a scioglierle i nastri che le reggevano la sottile veste. Le abbassò quindi le spalline scoprendo il suo corpo perfetto. Era la prima volta che vedeva il corpo nudo di una donna e restò ammaliato da quella soave visione.
Piano fece scivolare la mano lungo le spalle arrivando finalmente a lambire quelle forme morbide che lo calamitavano fino a stordirlo.
Si accorse subito che sfiorando quel piccolo bocciolo rosa, vi si inturgidiva un tenero capezzolo. Era proprio come essere giunti in un luogo sconosciuto, dove valeva bene la pena esplorare ogni angolo. E lui esplorò bene la pienezza di quei seni contornandone il solco ed il profilo seducente. C’era da meravigliarsi di come fosse delicato quel tocco, come se quella mano fosse stata avvezza da tempo a fare solo quello. Lo fissò nelle tenebre del suo sguardo, mentre lui la attirò a sé con possesso tornando a baciarla appassionatamente. Philia rabbrividì un poco al contatto con la stoffa fresca dei suoi abiti. Non aveva mai provato una sensazione del genere in vita sua… Era stata per molto tempo una vestale del Re dei Draghi di Fuoco e in quanto tale, tenuta alla verginità, però quest’obbligo non le era mai pesato.
Non era mai stata attratta in questo modo da nessun’ uomo, nemmeno da uno dei suoi simili, invece adesso era come se qualcosa in lei si fosse risvegliato… sentiva un fuoco arderle dentro, il sangue le ribolliva nelle vene…
Non le importava più nulla di bene e male, di giusto o sbagliato… Lei amava Xelloss, lo aveva sempre amato fin dall’inizio e lo desiderava con tutte le sue forze… Si staccò da lei prendendola in braccio e adagiandola delicatamente sul letto. Lo sentì distendersi a sua volta, tutto il suo peso spostato su di lei… Gli posò una mano sulla guancia e a lungo lo accarezzò. Xelloss chiuse gli occhi, li volle chiudere per assecondare meglio i sensi e godere del dolce tepore di quella carezza, la prima che avesse mai ricevuto… Si avvicinò nuovamente a lei, tornando a baciarla con dolcezza. Volle poi annusare il suo odore prima di scendere a poggiare il capo sul suo seno. Si adagiò così per alcuni minuti, come un bimbo nel grembo materno, strofinando la guancia sulla calda pelle del petto. Philia si ritrovò a pensare per qualche attimo che si fosse addormentato. Sfregando e respirando il suo profumo, invece piano, quasi con timore, senza esperienza, lui portò la sua bocca a contatto con quel velluto, accarezzandone con le labbra ogni centimetro.
Al tocco delle sue dita, sentì i capezzoli inturgidirsi. Si avvicinò ad uno di essi, posò la sua bocca sul piccolo bocciolo rosa, succhiandolo dolcemente. Con la punta della lingua ne gustò tutto il sapore, era dolce e fragrante. Lo fece entrare fin dentro il suo sangue ed a quel contatto così caldo con la pelle di lei, sentì le labbra bruciargli.
Con la stessa flemma, continuò verso l’ombelico, fino al basso ventre. Le sfilò delicatamente le mutandine lasciandole scivolare lungo la pelle liscia delle sue gambe, tra cui insicura si insinuò la sua mano per scoprire la sua diversità. Gemette e lui la sentì perché si fermò all’istante e alzò gli occhi a guardare quelli di lei.
Tornò a baciarla sul collo, sui seni, proseguendo sempre più giù, fino a che non osò sfiorarle con le labbra la sua intimità. A quel contatto, la ragazza, perse del tutto il controllo. Ormai si era abbandonata a lui completamente, pronta a farsi fare tutto ciò che voleva. Il mazoku, cominciò a leccarla lentamente, sentendo sulla lingua il sapore agrodolce del piacere di Philia. La ragazza, sconvolta da quelle variazioni di ritmo, si eccitò ancora di più iniziando ad ansimare fortemente, sentendo percorrere la sua intimità dalla lingua del suo Xelloss. La punta la accarezzava proprio lì, dove le dava più piacere, era posizionata sul clitoride e lui lo leccava insistentemente e sentendola tremare di godimento, aumentò il ritmo facendola urlare.
Fece entrare due dita che allargarono piano la piccola apertura. Riusciva a sentire molto bene le sue contrazioni spasmodiche, ma ancora non erano regolari, perciò avendo già deciso di farla godere al massimo, risalì e portò le labbra su un capezzolo. Tolse le dita dall’interno e sentì la sua enorme eccitazione attraverso il liquido che l’aveva bagnata tutta. Prese a massaggiarle il punto che aveva prima sulla lingua, provocandole forti gemiti e sussulti. Riprese poi a baciarla sulle labbra, sul collo, scendendo nuovamente sui seni. Xelloss era ancora completamente vestito. La draghetta allora gli portò le mani sui fianchi, rimuovendo facilmente la fascia che aveva in vita, così come il mantello e la maglia rivelando i suoi muscoli, che fino a quel momento, i vestiti pesanti avevano sempre celato.
Il mazoku chiuse gli occhi, assaporando il piacere di essere spogliato dalle sue lunghe ed eleganti dita. Si scostò da lei per liberarsi dei restanti abiti e dopo qualche istante si distese di nuovo, completamente nudo. Tornò a guardarla, desiderando di ripetere ancora quel gesto, di unire cioè la sua bocca alla sua e questa volta di lasciarsi trasportare da un impeto maggiore. E fu così che la passione divampò, al punto tale che le lenzuola si sarebbero arse se quella fosse stata veramente di fuoco. Era bello stare sotto quel torace di marmo sotto cui i suoi seni si schiacciavano, perdersi nell’oblio del desiderio e dimenticare tutte le sue angosce e le sue frustrazioni. Lo baciò sul collo, sul petto mentre con le mani accarezzava le sue ampie spalle, scendendo fino ai fianchi, indugiando sui suoi glutei, e senza neanche rendersene conto, nel delirio di quelle sbocciate sensazioni, arrivando a toccarlo proprio lì. Allontanò bruscamente la mano, come se avesse toccato fuoco, tremendamente imbarazzata dalla reazione che gli causò. Xelloss emise un gemito strozzato… ormai non poteva più resistere, basta coi preliminari …doveva farla sua!
Mosse il bacino contro quello di lei, non sapeva cosa di preciso dovesse fare, in fondo anche per lui era la prima volta, ma era un richiamo naturale ed innato che l’induceva a prendere quella direzione. Philia aprì le gambe per accoglierlo dentro di se, ma quando lo sentì avvicinarsi, tutto a un tratto cominciò ad aver paura. Sapeva che la prima volta le avrebbe fatto male, però non le importava, voleva essere sua ad ogni costo e adesso non si sarebbe tirata indietro per nessuna ragione al mondo. Lui si accorse del suo timore, così le prese la mano, come per rassicurarla, ma in realtà anche lui era spaventato e di questo lei si accorse perché lo sentì tremare tra le sue braccia.
Era giunto il momento: insieme avrebbero imparato l’amore. Xelloss si addentrò lento, fermandosi quando giunse a toccare la sua barriera. Lei strinse forte le lenzuola per fronteggiare meglio il dolore che stava per provare.

“Continua piano…” e gli accarezzò la nuca “piano…ti prego…” trovò la forza di dirgli.

Trattenne il respiro e con una spinta lenta ma decisa la infranse, penetrando in lei fino in fondo. La draghetta emise un gemito lungo e prolungato. Rimase immobile, ansimando vistosamente alla tenue luce della candela accanto al letto. Il mazoku si era fermato, aspettando che lei si adattasse alla sua intrusione, adagiandosi sul suo corpo e soffocando i suoi singulti sulla piccola spalla della ragazza.
Fece scivolare la mano tra le gambe di lei, rimaste ancora divaricate e la scoprì sporca di sangue. Si accorse che un filo di esso imbrattava le lenzuola bianche e che apparteneva a Philia. La guardò negli occhi con una punta di sorpresa e di felicità al tempo stesso. Lo riempiva di gioia il fatto di essere stato l’unico uomo della sua vita, non avrebbe mai sopportato che avesse già fatto con un altro quello che ora stava facendo con lui.
Si sentiva morire al solo pensiero che avesse potuto gemere sotto un corpo che non era il suo, condividerci la nudità e profondità.
La ragazza distolse lo sguardo, pensando a come fosse strano sentire di non essere più la stessa di pochi istanti prima, di come quel contatto l’avesse già resa un’altra.

“E’ la prima volta….” mormorò tremante.

Sorrise.

“Anche per me…” le rivelò guardandola con dolcezza.

Philia non rispose, ma nei suoi occhi si poteva leggere la felicità che provò nel sentire quelle parole. Non appena il dolore scemò, avvertì l’impellente bisogno di spingersi verso di lui, gli mise le braccia al collo e strinse le gambe intorno ai suoi fianchi. Era l’invito che lui aspettava. Sapendo che ora non le avrebbe fatto più male, Xelloss l’accontentò. La prese con tutto il desiderio per cui aveva sofferto in quei lunghi mesi e iniziò a spingere il suo bacino contro quello di lei, perdendosi in un vortice di piacere che mai avrebbe creduto possibile. All’inizio, il suo ritmo era lento e cadenzato, ma i gemiti deliziati della ragazza, gli fecero presto perdere il controllo ed iniziò ad entrare sempre più profondamente in lei, che istintivamente gli rispondeva cercando il suo ritmo. Alla fine, completamente preso da lei e disperatamente alla ricerca dell’appagamento diede una fiera e possente spinta che portò entrambi a toccare le stelle. Sentì un gran caldo e tutto le sembrò esplodere in una miriade di colori.
Crollarono inermi l’uno sull’altra. Ansimante e ancora scossa dai fremiti del suo primo orgasmo, non protestò quando lui si fermò ed esausto, dopo qualche istante uscì lentamente da lei. Le si adagiò accanto silenzioso, respirando affannosamente, riprendendo poco a poco padronanza del suo corpo. I loro sguardi si incontrarono, ora erano entrambi girati su un fianco e si fissavano in silenzio. Accostandosi a lei, le dispensò dei piccoli baci sulla guancia e sulla spalla e poi la strinse teneramente a sé. La draghetta ricambiò il suo abbraccio e poggiò la testa sul suo torace, sfiorando con le labbra il petto muscoloso.

“Ti amo Xelloss…” gli sussurrò infine con gli occhi che le brillavano dalla felicità, prima di cadere in un sonno profondo.

Quanto aveva desiderato sentire quelle parole… Erano solo due semplici sillabe, eppure in esse racchiudevano un grandissimo valore. Forse una volta per lui non avrebbero significato nulla, in passato era così freddo e spietato, la sua essenza demoniaca era incapace di comprendere quel genere di emozioni, però, poco a poco le cose cominciarono a cambiare, lui cominciò a cambiare, all’inizio in una maniera così infinitesimale che non se ne rese nemmeno conto… Nella sua anima nera cominciò ad aprirsi uno spiraglio di luce… col tempo era diventato più umano.
Tirò a sé il lenzuolo per coprirsi, non trascurando di coprire anche Philia, che dormiva placidamente tra le sue braccia. Fissò la draghetta con dolcezza, accarezzandole piano i capelli, cominciando a pensare a quando aveva avuto inizio tutto ciò… La sua mente cominciò a vagare indietro nel tempo, mille ricordi stavano raffiorando alla sua mente…
Il suo capo, gli aveva dato l’ordine di seguire Rina e gli altri e lui così aveva fatto. All’inizio per lui quello era solo un dovere, non gli importava più di tanto di loro, però poi, conoscendoli meglio cominciò a trovare piacevole la loro compagnia, a considerarli quasi come… amici… Che assurdità, i mazoku non hanno mica amici? I mazoku stanno da soli! Tutto sommato doveva dire che quella combriccola di svitati era divertente, a volte con le loro follie erano perfino capaci di fargli dimenticare la sua natura demoniaca e in certi momenti gli piaceva pensare di essere considerato come uno del gruppo… Nella battaglia con Phibrizio, l’Hellmaster, era pazzesco da dire ma aveva fatto il tifo per loro, non sapeva il perché, ma l’aveva fatto ed era tornato perfino nel caos a recuperare la spada di luce a Gourry senza che nessuno glielo avesse chiesto…Per quale motivo? Forse per premiare lo spadaccino del coraggio dimostrato in battaglia? Si illuse che fosse così…
Da lì era partito tutto e lui lo sapeva, ma i suoi problemi che allora gli sembravano già enormi, aumentarono a livello esponenziale quando Philia entrò nella sua vita. Ricordava perfettamente il loro primo incontro. Lui si era presentato in maniera piuttosto simpatica alla ragazza, ma lei incominciò subito a litigare, ad insultarlo, il che ovviamente era comprensibile dati i suoi precedenti trascorsi con i ryuzoku.
Lei lo chiamava “namagomi”, davvero sorprendente, nessuno aveva mai osato tanto, sfidarlo così apertamente e pensare di passarla liscia… Gli scappò una piccola risata ripensando a tutti i loro battibecchi. Ma in effetti fu proprio quel suo temperamento forte, quel suo coraggio di dire le cose apertamente senza mezzi termini ad affascinarlo, a farlo interessare a lei. Incominciò a passare sempre più tempo in sua compagnia… diceva che era per studiare il nemico… Bugie! Per riuscire a carpirle quante più informazioni possibili… Menzogne! Nient’altro che inutili scuse… Forse inconsciamente lui già l’amava, anzi non forse, sicuramente… Ma se ne rese conto solo in seguito e proprio grazie a Valgarv, il nemico in comune di demoni e draghi… che incredibile scherzo del destino!
Lui era giunto in quella grotta col preciso scopo di eliminarlo, anche se a dire il vero prima avrebbe dovuto convincerlo a passare dalla sua parte, ma sapeva già che avrebbe rifiutato. Avevano cominciato a lottare e grazie ad un colpo di fortuna stava quasi per vincere, quando Valgarv si lasciò scappare per il dolore, una sfera di energia facendo crollare la volta della grotta. Philia era in pericolo, le rocce stavano per crollarle addosso…
Quello fu il momento più terribile di tutta la sua vita, il panico si impadronì di lui… Il solo pensiero che Philia potesse farsi del male o che nel peggiore dei casi potesse morire, gli era insopportabile, gli faceva provare una sofferenza indescrivibile.
Ormai aveva il suo avversario in pugno, era a terra, agonizzante ai suoi piedi, ma in quell’istante non gli importava un bel niente di lui, né tanto meno della sua missione… Doveva salvarla, ad ogni costo! Senza pensarci si precipitò da lei e la prese tra le braccia, traendola in salvo.
Fu in quel preciso istante che si rese conto dei suoi sentimenti, quei sentimenti che custodiva gelosamente in fondo al suo cuore e che si vergognava di ammettere, perfino a sé stesso. La consapevolezza di ciò che provava lo spaventò, fu per questo che la lasciò cadere, che finse di averla solo usata come arma, avrebbe preferito morire piuttosto che rivelare la sua debolezza. Approfittando del suo disorientamento, Valgarv si riprese e riuscì a colpirlo duramente, scaraventandolo contro la parete di roccia. Senza esitazioni, la draghetta corse da lui, inginocchiandosi al suo fianco, esaminando con apprensione la sua ferita. Per un istante pensò di essere spacciato ma poi, la voce di Philia che invocava disperatamente il suo nome, il suo profumo, il tocco della sua mano sul suo petto, gli fecero realizzare che era ancora vivo. Riaprì a fatica gli occhi rispecchiandosi in quelli azzurri di lei… Potè notare una sincera preoccupazione nel suo sguardo ed anche un po’ di paura. Il suo primo pensiero fu quello di prenderle la mano per tranquillizzarla.“Non so cosa sia successo, forse devo essermi distratto un pochino…” disse ancora dolorante accasciato al suolo.
Era sorpreso, non avrebbe mai immaginato che sarebbe corsa da lui ad aiutarlo e cosa ancora più incredibile che gli facesse da scudo col proprio corpo per proteggerlo. In lui si fece strada una speranza, una piccola effimera speranza… Chissà, forse un giorno avrebbe potuto ricambiarlo… Forse…

Il mazoku sembrava assorto col capo chino sui biondi capelli di Philia. Le passò una mano sulle spalle in una lieve carezza. Quante cose erano cambiate da allora, seppure fossero passati solo pochi mesi… Il suo sogno si era realizzato, ora poteva dire di essere davvero felice… La donna che amava era al suo fianco finalmente e questo era tutto ciò che contava… Non desiderava altro dalla vita… Ormai non aveva più paura di esprimere i suoi sentimenti, al contrario, aveva voglia di gridare a tutto il mondo il suo amore per lei… Si avvicinò alla draghetta dandole un piccolo bacio a fior di labbra e la strinse ancora di più a sé…

“Anch’io ti amo… Philia…” le sussurrò in un orecchio prima di lasciarsi andare anche lui al dolce oblio della sonnolenza che sopraggiungeva e fu un peccato che prima di addormentarsi non riuscì a vederla sorridere.


E fu così che andò quella notte… Ora erano lì insieme, il drago e il mazoku, l’uno accanto all’altra, addormentati… Nessuno dei due sapeva cosa il destino avesse in servo per loro, l’unica certezza era che qualunque difficoltà si fosse presentata, loro l’avrebbero affrontata restando uniti, continuando ad amarsi a dispetto di tutto e tutti e che niente sarebbe riuscito a separarli perché il loro amore era forte e sincero.

L’indomani per Xelloss e Philia cominciava una nuova avventura, l’avventura più meravigliosa che avessero mai vissuto.

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