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Autore: Xelloss Metallium
Data di pubblicazione: ?
Genere: Dark. Autoconclusiva
Personaggi principali: Xelloss
Trama: /
Fan art allegate: No-
Il timido suono di una goccia che cade.
* E finita *
Era lì, seduto, a fissare lo specchio dacqua sereno e immobile,
ora turbato dalla goccia.
Erano occhi spenti i suoi, occhi che non avevano più nulla da dire.
Occhi che non volevano ricordare, ma che erano costretti a farlo, che
scivolavano nei pensieri di un tempo, per quanto lui tentasse invano di
non farlo.
Occhi dametista, occhi tersi, che conoscevano qualunque tipo di
dolore, tranne il proprio, rotti come un fuscello dalla bufera che gli
si era scatenata contro.
Non parlava, non muoveva un muscolo da ore, o attimi, non importava più
o forse non ricordava più quanto.
La fredda roccia sulla quale giaceva gli ricordava col suo gelido tocco
che era ancora in qualche modo vivo, ma questa e il suono delle gocce
che scandivano il tempo erano le uniche due ancore che lo facevano sentire
vivo.
Non voleva.
* Non servi più*
Echeggiò nuovamente nella sua testa quella voce.
Era la voce che aveva sentito più volte e meno volte nella sua
vita. Con quella voce bastava comunicare col pensiero, non parlavano mai
tanto come facevano i mortali.
Ancora il suono della goccia, rimbombò nellampia grotta che
se ne stava lì eterna da secoli. Non era turbata, come potrebbe?
La natura è estranea a cose come i sentimenti.. e fino a poco fa
credeva di esserlo anche lui.
Fino a poco fa.
* Sei libero, va dove vuoi, qui non ho più bisogno di te. *
Tornò come una lama a lacerare la sua mente quella voce, femminile.
Le piccole onde concentriche della goccia scomparvero poco a poco, ricreando
quella stasi che lattraeva.
Perché il tempo non poteva fermarsi a prima di quellevento.
Il tempo scorreva come le gocce continuavano a cadere dalla volta della
grotta.
Non poteva fermare tutto, tornare a prima e la piena coscienza
di ciò si fece strada in lui a poco a poco precipitandolo nellabisso
del più sconfinato dolore.
Cercava oblio.
* E finita*
Non era possibile.
Ancora quella voce.
Era finita veramente.
Si alzò, era etereo, non avrebbe potuto più bere la cioccolata
calda del mondo dei mortali.
Aveva con se il suo bastone di legno con incastonata una sfera rossa.
Quando larma cadde nello specchio dacqua turbò per
qualche secondo quella perfezione.
Poi le onde concentriche scomparvero poco a poco e tutto tornò
come prima.
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