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Autore: Eternal
Fantasy
Data di pubblicazione: ?
Genere: what if autconclusiva.
Personaggi principali: Un po tutti
Trama:Sequel di detective story
Fan art allegate: No
La porta del mio ufficio è di tipo assolutamente
comune, tavole di legno dabete con un vetro smerigliato su cui campeggia
la scritta nera Zelgadiss Greywords, Detective privato; a volte però
mi chiedo cosabbia in particolare che spinga i miei amici a volerla
scardinare quando entrano. Quella mattina fu una di quelle volte.
Il capitano della polizia Rina Inverse e la sua immancabile controparte,
Gourry Gabriev (il sergente più ingenuo della storia del distretto)
fecero irruzione nel mio bilocale ufficio-appartamento con la delicatezza
di unazione antiterroristica e tre secondi dopo mi ritrovai a pochi
centimetri dal naso il volto della mia amica che gridava a pieni decibel:
Zel, abbiamo bisogno del tuo aiuto!
Investito da quel ciclone sonoro rimasi per alcuni istanti in stato catatonico,
poi recuperai luso delle mie facoltà uditive e, sfoderando
la mia espressione più disponibile - leggere rassegnata
- chiesi: Potresti spiegarmi con calma cosè successo?
Perché, è successo qualcosa? chiese Gourry grattandosi
la testa con laria di chi cade dalle nuvole.
Rina gli cinse il collo con un braccio in una presa di judo gridandogli:
Cervello di medusa! Trauma cranico cronico! Hai già dimenticato
che Amelia è scomparsa?!
Queste parole misero sullattenti il mio fiuto di segugio: Amelia,
oltre ad essere una comune amica dei presenti, era la figlia del commissario
della polizia di Seillune, Philionel. Vi siete rivolti a me perché
Philionel intende tenere segreta la cosa?
Hai fatto centro, Zel. Essendo un detective privato non attiri lattenzione
come noi della polizia e puoi muoverti liberamente, svolgendo le indagini
senza trascinarmi dietro un codazzo di giornalisti a caccia
di scoop.
Esatto. Per cui, comincia subito le indagini. Noi torniamo in centrale.
Vengo con voi. Il mio primo interrogando si trova lì.
E chi sarebbe? chiese ingenuamente Gourry.
Non fu facile torchiare il commissario Philionel:
dovetti decodificare una cacofonia di singhiozzi inframmezzati con lintero
repertorio di lamenti-del-padre-angosciato&disperato conditi dallesondazione
di un fiume di lacrime. Più che un interrogatorio si rivelò
una prova in cui diedi fondo al mio autocontrollo, per non cedere alla
tentazione di scrollare quelluomo come una maracas, ma alla fine
ottenni due importanti informazioni; primo: la mia pazienza aveva limiti
più ampi di quanto credessi. Secondo: Philionel aveva accompagnato
Amelia allUniversità alle otto del mattino, ovvero sei ore
prima, ma quando lo interrogai in proposito mi rivelò che non aveva
con sé nessuna borsa con i libri, neppure un blocco per gli appunti
o altro. Da allora non aveva più ricevuto notizie dalla figlia.
Questo mi indicava quindi la seconda tappa della pista che dovevo seguire:
lUniversità di Seillune.
Quando misi piede nellatrio dellateneo non
potei evitare di essere colto da un senso di familiarità; non avevo
più messo piede in quelledificio dal giorno in cui mi ero
laureato in giurisprudenza e avevo spezzato il cuore ai miei genitori
annunciando di non voler fare lavvocato bensì il detective
storia vecchia. Mi scoprii comunque a sogghignare al ricordo dello svenimento
di mia madre e della faccia allibita di mio padre. Se credessi nel destino
penserei che la mia scelta era voluta dal Fato perché, come guidate
dalla Necessità Universale, vidi coloro che cercavo venire verso
di me.
Erano due compagne di corso di Amelia: conoscevo già Philia, la
ragazza dai lunghi capelli biondi che mi aveva commissionato unindagine
poco tempo prima (vedi Detective story); la brunetta dai grandi
occhi verdi non poteva che essere Sylphiell: Gourry mi aveva rivelato
che svolgeva un servizio di volontariato per il Pronto Soccorso. Fu proprio
a lei che mi rivolsi, con dipinta sul volto la stessa determinazione di
un iceberg sulla rotta del Titanic: La signorina Sylphiell Nels
Rada, esatto?
Dovevo averla davvero intimidita, perché si avvicinò di
più a Philia che la incoraggiò con un sorriso tirato. La
giovane annuì: Siete il signor Zelgadiss Greywords
Amelia mi ha parlato spesso di voi
Sono qui in veste ufficiale di detective; potete immaginare perché,
dato che, come mi è stato riferito, siete stata voi ad avvertire
il commissario della scomparsa di sua figlia. Vorrei che mi raccontaste
nei dettagli la dinamica dei fatti.
Sylphiell annuì di nuovo e Philia propose di prendere un caffè
al bar universitario mentre parlavamo.
Riporto di seguito la testimonianza della giovane:
Da qualche tempo anche Amelia aveva cominciato a prestare servizio
di volontariato presso lospedale. Stamattina, appena è arrivata
in università, ci ha detto che le avevano assegnato un turno supplementare
e non poteva frequentare le lezioni per oggi; naturalmente ci siamo offerte
di passarle gli appunti, quando allimprovviso ha ricevuto un messaggio
sul cellulare
Amelia sembrava molto preoccupata
ed è
scappata via subito senza quasi salutare! Non è da lei! commentò
angosciata torcendosi le dita.
Intanto io osservavo attentamente i suoi gesti: il linguaggio del corpo
mi indicava una forte esitazione, i suoi occhi continuavano a muoversi
sul piano del tavolo senza mai incrociare i miei. Stava mentendo? No,
laffetto che provava per lamica era sincero, tuttavia cera
qualcosa che non mi convinceva
ma il mio sesto senso non mi dava
suggerimenti. Continuai ad ascoltare, cercando di collegare tutti i dettagli.
Poi, due ore dopo, le ho telefonato
non ricordo neanche più
perché
Il nuovo seminario di storia
suggerì Philia.
Ah, già
comunque il suo cellulare era muto, e quando
lho cercata allospedale
le tremò la voce
e terminò in un sussurro soffocato
mi dissero che nessuno
laveva vista e che non le era stato assegnato nessun turno oggi!
Sylphiell sembrava sullorlo del pianto e Philia tentò di
consolarla. In quanto a me, ero già immerso in riflessioni poco
allegre: ero disposto a credere alla deposizione delle due ragazze, e
in tal caso la situazione minacciava di essere più grave di quanto
avessi previsto (e io sono pessimista di natura!). Avevo bisogno di ulteriori
informazioni: fino ad allora ciò che ero riuscito a ricostruire
mi aveva solo fatto impensierire riguardo la sorte di Amelia, ma non mi
aveva fornito alcun dato certo. Feci ancora alcune domande alle due ragazze,
ma già pensavo alla prossima mossa: procurarmi basi solide su cui
lavorare.
Uno dei paradossi della mia vita è che odio le contraddizioni pur
avendone moltissime: ad esempio, considero il telefono cellulare una delle
invenzioni più irritanti della storia ma allo stesso tempo riconosco
la sua indiscutibile utilità. Così una volta di più
persi la mia eterna battaglia con la coerenza ed estrassi la mia sveglia
ubriaca (chiamo così il mio cellulare perché suona
sempre nei momenti sbagliati) e chiamai Rina in centrale; le chiesi di
verificare sui tabulati della società telefonica le chiamate ricevute
da Amelia e in particolare da dove proveniva un SMS mandato intorno alle
otto del mattino. Per scrupolo aggiunsi di cercare di rintracciare il
segnale in quel momento, ma sapevo che sarebbe stato inutile; se il telefono
era spento quando Sylphiell aveva chiamato, le possibilità di raggiungere
Amelia in quel modo erano pressoché nulle.
Terminata la telefonata rimasi seduto davanti al mio caffè ormai
freddo a meditare. Conoscevo Amelia abbastanza bene da escludere la fuga
volontaria; lipotesi di un incidente non giustificava
il silenzio che era seguito; no, il mio sesto senso mi suggeriva che un
rapimento era lipotesi più plausibile. Ma a complicare le
cose partecipava lidentità della vittima: essendo la figlia
del commissario della polizia, il sequestro della ragazza poteva rivelarsi
una formidabile arma per fare pressione sulle forze dellordine.
A quale scopo? Cera solo limbarazzo della scelta; per cui
dovevo restringere il ventaglio delle ipotesi: identificare con sicurezza
quale persona, gruppo o attività criminale poteva avere interesse
immediato a ricattare Philionel tenendo in ostaggio sua figlia.
Vedendomi immerso nelle mie riflessioni, le due ragazze si alzarono per
andarsene; nonostante i miei pensieri fossero altrove però, le
mie orecchie registrarono ugualmente le loro voci mentre uscivano dal
locale:
Prendiamo lautobus alla solita fermata, Philia?
Oh, mi sono dimenticata di dirtelo! Oggi viene a prendermi Val con
la moto
Nella mia testa risuonò un trillo sospettosamente simile a quello
della mia sveglia ubriaca che richiamò allistante
la mia attenzione sul nome pronunciato dalla ragazza bionda, e colsi loccasione
senza esitare: Se non ti spiace, Philia, vorrei che tu andassi con
Sylphiell; devo assolutamente parlare con Valgarv a quattrocchi.
Appena entrato nel parcheggio scorsi la persona che stavo
cercando. Non che Valgarv sia un tipo da passare inosservato: bello come
un angelo caduto dal Paradiso, occhi doro in un volto scolpito nellavorio
e lisci capelli verde ghiaccio sparati allinsù sulla fronte,
vestito ibrido tra il casual/bravo ragazzo e il motociclista/yakuza, a
cavallo di una moto che equivale allo stipendio di un primo ministro del
governo (tangenti incluse). Ero certo che il rampollo dellex-boss
della malavita Garv Dragon Chaos mantenesse ancora le sue fonti di informazioni
nei bassifondi nonostante la conversione sua e del padre;
altrettanto certo era lo strenuo impegno di Philia per reinserire il suo
fidanzato nella cosiddetta società civile; non ero
affatto sicuro invece che il suddetto ragazzo potesse o volesse aiutarmi
a risolvere il caso. Tuttavia Val mi doveva un favore e, conoscendo il
suo profondo senso dellonore, avevo una concreta possibilità
di convincerlo a collaborare con me.
Sei stato gentile ad aspettarmi. Esordii per prenderlo di
sorpresa.
A dire la verità aspetto una persona più attraente,
Greywords. Ribatté per nulla impressionato, con un lieve
sogghigno ironico sulle labbra sottili A meno che la mia principessa
non sia rimasta vittima di un maleficio che lha trasformata in un
detective ficcanaso
Non raccolsi la provocazione: La principessa è tornata a
casa con la zucca trasformata in autobus; per cui il principe e il suo
cavallo bianco ora sono a mia disposizione.
Val sbuffò: Con te lumorismo è sprecato; cosa
vuoi, Zelgadiss?
Mi dipinsi in faccia il più rassicurante dei miei sorrisi
il genere di espressione che fa desiderare a chi mi sta davanti di trovarsi
in qualunque altro posto
e dissi: Solo uninformazione:
vorrei sapere se cè qualcuno in città che ha particolare
interesse a legare le mani alla polizia perché tenga il naso fuori
dai suoi affari.
Mi guardò con compatimento: Zel, tutti in questa città
corrispondono alla tua descrizione.
Apri le orecchie: ho detto particolarmente; qualcuno abbastanza
preoccupato da arrivare a rapire la figlia del commissario Philionel.
Val fischiò sommessamente: Niente male. Tu situazioni semplici
mai, vero?
Risparmia i commenti e spremiti le meningi.
Non è necessario; ho già i nomi che tinteressano.
Chi e perché. Ingiunsi seccamente.
Si chiamano Zangluss e Martina. Gestiscono la Zoalmaister &
Co.: ufficialmente è una ditta di import/export, ma in realtà
fa da copertura per un giro di ricettazione e contrabbando; lavoravano
per Fibrizio Hellmaster prima che tu lo facessi sbattere in galera, poi
si sono messi in proprio. Mio padre parlò di loro al commissario
circa una settimana fa, dandogli tutte le informazioni necessarie a trovare
le prove per incastrarli. Di certo Philionel le ha trovate
e loro hanno rapito sua figlia per impedirgli di usarle in
tribunale. Terminai io. Potresti aver visto giusto; ma una
teoria non è sufficiente. Devo scoprire se sono stati davvero loro
e, se possibile, liberare Amelia prima di far intervenire Rina, Gourry
e gli altri.
Uninfiltrazione nella tana del lupo? Che stiamo aspettando?
chiese Val eccitato.
Un momento! Io non ho detto che ti porto con me!
Valgarv mi fissò con un ghigno ironico stampato in faccia: E
come pensi di trovare il loro quartier generale senza di me?
Questo è un ricatto!
Hai chiesto la mia collaborazione, no? Dovrei starmene da parte
e perdermi tutta lazione?
Non replicai. Mi limitai a fissarlo come si guarda un pazzo.
Non fare quella faccia! Se ti troverai a combattere contro di loro,
il mio aiuto ti farà comodo!
Continuai la scena muta, ma stavolta presi seriamente in considerazione
la proposta: da quel punto di vista, affrontare una banda di mascalzoni
con le spalle coperte da una cintura nera (terzo dan) era rassicurante.
Val sorrise: Lo considero un sì. Mi lanciò un
casco al volo: Salta a bordo, Zel, e reggiti forte!
Promemoria per me: la prossima volta che accetto un passaggio in moto
da Valgarv, assicurarmi di avere le pastiglie per il mal daereo;
quel ragazzo guida come Top Gun!
Arrivammo in periferia, area industriale della città;
capannoni, fabbriche e magazzini creavano un labirinto così intricato
che persino il vecchio Dedalo si sarebbe perso. Tuttavia io conoscevo
la zona come le mie tasche, poiché più volte quegli innocui
depositi si erano rivelati nidi di attività illecite. Chiesi a
Valgarv se cera modo di entrare nel covo dei ricettatori senza farsi
notare. Per tutta risposta Val parcheggiò allinterno di unanonima
rimessa e mi fece cenno di seguirlo. Dato che essere sospettoso fa parte
del mio mestiere, gli chiesi che intenzioni avesse. Lui fece una smorfia
di disapprovazione; conoscendolo sapevo che avrebbe preferito una bella
irruzione e una scazzottata da film dazione, ma personalmente desideravo
risolvere la faccenda senza spargimento di sangue
specie se si trattava
del mio! La mia espressione doveva essere abbastanza eloquente poiché
il ragazzo sbuffò: Se proprio vuoi intrufolarti di nascosto
non puoi certo passare dallentrata principale; dovremo prendere
una scorciatoia.
Sul tetto?
Non sono una persona impressionabile; non soffro di vertigini o di aerofobia;
nonostante questo sono spaventosamente certo che lesperienza di
fare il funambolo saltando dai cornicioni alle grondaie ritornerà
nei miei incubi per parecchio tempo a venire. Seguii Valgarv che non sembrava
affatto messo a disagio dalla consapevolezza che sotto di noi ci fossero
venti metri di nulla fino alla dura realtà dellasfalto.
Infine giungemmo sul tetto piatto di un magazzino particolarmente grande;
una porta conduceva a una rampa di scale piene di ragnatele che scendevano
verso il basso e le imboccammo con circospezione. Scoprii che il piano
superiore era adibito a una serie di uffici apparentemente deserti. Feci
cenno a Val di guardare oltre tutte le porte per cercare tracce di Amelia,
rispettando il più rigoroso silenzio. La nostra ricerca non fruttò
risultati: tutte le stanze erano piene solo di polvere; avrei creduto
che il luogo fosse abbandonato da anni se non fosse stato per il rumore
dei camion che ogni tanto entravano e uscivano dal piano inferiore.
Sapevo che era rischioso, ma dovevo dare almeno unocchiata. Così,
seguito da Val, scesi la successiva rampa di scale
ma a metà
mi bloccai. La parete sulla destra era formata da sottili pannelli di
compensato che lasciavano fessure attraverso le quali, improvvisamente,
brillò una luce; qualcuno era entrato nella stanza adiacente, forse
lufficio del capo-magazziniere. Da lì potevano sentire i
nostri passi, quindi feci cenno a Val di rimanere immobile. Pareva che
non si fossero accorti di nulla, poiché continuarono a parlare
come se nulla fosse: le voci appartenevano a un uomo e una donna.
La voce femminile stava ridendo e, con tono acuto ed entusiasta, chiese
al suo compagno: Allora, tesoro, hai risolto il problema!? Sicuro?!
Luomo fece una bassa risata e replicò, con voce calma dallaccento
latinoamericano: Non preoccuparti, Martina. La piccola se ne starà
al sicuro finché non avremo sistemato i nostri affari.
E se la polizia tentasse di intervenire?
Passi e fruscii: luomo si era avvicinato alla donna e la stava abbracciando:
Allora faremo saltare in aria la baracca e ce ne andremo subito
allestero, tesoro! Avranno altro a cui pensare invece di correrci
dietro!
Zangluss, ti amo quando fai così, lo sai?
Mentre i due si baciavano, io digrignavo i denti dalla rabbia: ormai avevo
le prove che questi due erano i responsabili del sequestro di Amelia;
ma se avessi chiamato Philionel e Rina, per la mia piccola amica sarebbe
stata la fine. Dovevo intervenire subito; forse se li avessi colti di
sorpresa sarei riuscito a costringerli ad arrendersi. Guardai Valgarv:
la sua espressione dura e determinata mi faceva intendere che non chiedeva
altro. Tolsi silenziosamente la sicura alla mia pistola; il ragazzo era
disarmato, ma a lui le armi non servivano. Gli feci un cenno dintesa
e ci lanciammo contro il pannello divisorio; lo sfondammo come un foglio
di carta, io spianai la pistola e gridai, come di rito: Mani in
alto, siete in arresto!
Forse la scena avrebbe avuto un effetto migliore se, passato listante
della sorpresa, dalla porta al nostro fianco non fossero entrati cinque
energumeni della più ipertrofica razza di scaricatori di porto.
Uno di loro riuscì a farmi volare di mano la pistola e partì
con un destro alla mia mascella. Lo schivai facilmente e gli rifilai un
calcio sotto la cintura che lo fece stramazzare a terra piegato in due
dal dolore.
Lo so, non è leale. In circostanze diverse, non mi sarei mai abbassato
a tanto, ma considerata la situazione non potevo proprio permettermi di
seguire le regole di Monsieur de Coubertain. Così cominciai a mettere
in pratica un po delle lezioni di autodifesa impartitemi da Gourry.
Nel frattempo Val se la stava cavando alla grande e tre di quei culturisti
allo stato brado avevano appreso a loro spese che lapparenza inganna.
Lezione che sperimentai anchio quando mi trovai di fronte al capo
della banda, luomo chiamato Zangluss: era un marzialista molto abile,
ma neppure io sono lultimo arrivato, così continuammo a scambiarci
colpi su colpi fino a che non provai la sgradevolissima sensazione di
una pistola puntata alla schiena.
Lascia stare il mio amore, sbirro, se ci tieni alla pelle!
gridò la donna di nome Martina, poi si volse verso Valgarv: E
tu non ti muovere, o il tuo amico fa una gran brutta fine!
Conoscendo limpetuosità di Val mi aspettavo un buco in corpo
di troppo, ma il ragazzo si limitò a lanciarle unocchiata
furibonda.
Ben fatto, tesoro. Ma ora dobbiamo muoverci. Se questi sono arrivati
fin qui, gli altri non tarderanno; dobbiamo attuare il nostro piano.
Che ne facciamo di questi due?
Salteranno in aria con la baracca
ovvero questo magazzino,
mentre noi
Martina completò in modo sognante:
ci godremo una lunga
crociera sulla nostra piccola, la Martina II, lo yacht che
ci aspetta allancora sulla Costa Smeralda!
Avevo sentito abbastanza; con una mossa fulminea disarmai la donna mentre
Val si lanciava su Zangluss.
Poco dopo, la carenza di illuminazione pubblica della zona era sopperita
dai lampeggianti delle auto della polizia, alla quale consegnai i due
capi della banda e i loro degni aiutanti con laccusa di ricettazione
e contrabbando. Avevo certo fatto un favore al commissario Philionel,
ma non ero ancora riuscito a ritrovare sua figlia. Dovevo ammetterlo:
nonostante la mia fama di detective infallibile, questa volta avevo proprio
preso un granchio.
Complimenti per la retata, Zel, ma stavolta hai proprio preso un
granchio!
A volte odio quando la gente la pensa come me.
Ma Rina aveva altro da dirmi oltre che sottolineare il mio (plausibile)
equivoco: Ho ricevuto notizie dalla società telefonica; hanno
rintracciato lorigine del messaggio spedito ad Amelia e, reggiti
forte, anche un tentativo di chiamata dal suo cellulare neppure unora
fa!
Cosa stiamo aspettando? Rechiamoci subito sul posto. Ordinai
salendo sullauto di Rina e Gourry, seguito da Valgarv (ma quella
testa calda non ne aveva avute abbastanza di emozioni per una sola giornata?).
Ci dirigemmo di nuovo in città; Gourry zigzagò così
a lungo tra i vicoli che persi completamente lorientamento, finché
non ci fermammo davanti a una porticina quasi invisibile. Di certo era
luscita di servizio di uno dei palazzi del centro, anche se da quella
stradina non riuscivo a capire quale. Tuttavia Rina e Gourry sembravano
molto sicuri del da farsi, quindi decisi di soprassedere. Rina ci bisbigliò
le istruzioni:
Entriamo da qui in silenzio e avanziamo fino in fondo al corridoio,
dove cè una porta tagliafuoco. Arrivati lì, lapriamo
di colpo e facciamo irruzione allinterno!
Annuii e varcammo la soglia, addentrandoci nel corridoio; era quasi buio,
solo poche lame di luce arancione dei lampioni entravano dalle finestre
socchiuse, eppure quel luogo mi era in qualche modo familiare. Avanzammo
con circospezione fino alla porta indicataci da Rina.
Mi stampai una faccia da duro e insieme a Gourry mi accostai ai battenti
con la mano posata sul calcio della pistola. Rina contò con le
dita: uno
trattenni il fiato
due
presi lo slancio
TRE!
Spalancammo la porta e spianai la pistola gridando lormai familiare:
Mani in
Le luci si accesero in una pioggia di coriandoli accompagnata da un corale
SORPRESA!
Amelia mi abbracciò gridando Buon compleanno, Zel!!!
approfittando della mia momentanea incapacità di intendere e di
capire cosa stesse succedendo.
Il rumore di una bottiglia di spumante stappata da Philionel tra gli applausi
dei presenti mi riportò alla realtà: ero allinterno
della centrale di polizia, circondato da tutti i miei amici del distretto,
Amelia per prima, che ridendo e battendo le mani mi spingevano verso un
tavolo imbandito su cui Philia e Sylphiell posarono unenorme torta
con le fatidiche trenta candeline!
Non sapevo se essere più contento per la sorpresa o più
furioso per essere stato preso allegramente in giro dai miei migliori
amici. Rina dovette capirlo dalla mia espressione, così tentò
di rabbonirmi: Vedi, Zel, eravamo sicuri che avresti ignorato il
giorno del tuo compleanno, così abbiamo pensato di farti una sorpresa!
Ma, conoscendo il tuo caratteraccio solitario, sapevamo anche che non
saresti mai venuto a una festa
così abbiamo escogitato unesca a cui non avresti
potuto resistere! interloquì Amelia Dove cè
un caso da risolvere, lì cè Zelgadiss Greywords, il
detective infallibile
che riesce a catturare i criminali anche quando non dovrebbero
esserci! rise Gourry.
Non riuscii a restare arrabbiato davanti alle buone intenzioni dei miei
amici; così mi ritrovai a ridere anchio e festeggiammo tutti
insieme la fine di quellindagine
a sorpresa!
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