|-Fan fiction > - Light and Obscurity-

TERZO CAPITOLO
Do you like this? - Preparativi per una cena


Mentre Garv ritrasformava Valgarv in un semi-mazoku, uno dei draghi aveva trovato il coraggio di avvicinarsi alla casa di Philia per appurare cosa diamine era accaduto: Milgatia.
Il drago d’oro trovò nella grotta-casetta solo Lina e Gourry, che gli spiegarono rapidamente quello che era successo (per la verità, lo spiegò Lina; Gourry non era sicuro di aver capito proprio tutto). Milgatia impallidì, cosa non troppo evidente, vista la carnagione chiara, al sapere che non soltanto il dragon slayer era stato lì, come aveva intuito dall’aura, e che stava per portare via il piccolo Val, ma che era anche ricomparso dall’aldilà uno dei più irruenti e potenti Dark Lords, Garv.
-Garv ha detto che non ha intenzione di distruggere la Terra, e già questo è un buon passo in avanti. Zelas Metallium gli ha mandato un… invito per una cena, ma temiamo sia una trappola. In ogni caso, Valgarv ha deciso che seguirà Garv, e di farsi nuovamente trasformare in un demone. -
A quelle parole, il drago dorato prese uno strano colorito bluastro, a righine. Sapeva che il drago ancestrale aveva avuto in odio tutti i draghi, e in particolare i draghi dorati… c’era solo da sperare che i suoi rancori si fossero attutiti…
-Su con la vita! Val detesta Xelloss, e lo detestate anche voi draghi della valle. Come suol dirsi, il nemico del mio nemico è mio amico!- Lina batté amichevolmente la mano sulla schiena del drago -Sono certa che Philia riuscirà a tenere a bada la sua rabbia…-
In quel momento, dalla dimensione astrale ricomparve Philia, reggendo tra le braccia il corpo di Valgarv. Immediatamente, Milgatia le dette una mano a sollevare il corpo del ragazzo e a portarlo a letto. Malgrado la draghetta fosse molto più forte da quanto ci si sarebbe potuto aspettare in una umana di corporatura simile, anche Valgarv pesava molto di più di un umano di proporzioni simili. Senza l’aiuto del drago adulto, la ragazza non sarebbe mai riuscita a portare Valgarv nella sua camera, al piano di sopra, senza grandi difficoltà.
Dopo averlo messo a letto, Philia si rifiutò di allontanarsi dal capezzale del ragazzo, e lì restò finché egli non si destò, diverse ore dopo, a notte inoltrata.

Il mattino dopo, Philia si svegliò nella camera di Val… da sola. Sul comodino spiccava un biglietto, scritto in stampatello: Sono andato dal Maestro, al Maryuu-ou Castle. Dovrei tornare al massimo nel primo pomeriggio, ma se tardo, non preoccuparti. Val.
Philia fissò per qualche istante il foglio. Poi le comparve una piccola vena pulsante sulla testa.
-E SCOMMETTO CHE SEI USCITO SENZA NEANCHE PETTINARTI!!!!!- esclamò, coi canini in fuori. Poi si ricompose, sorridendo. Era sempre stata una lotta costringere Val a pettinarsi i capelli, che in ogni caso, dopo dieci minuti, erano di nuovo sparati in tutte le direzioni, ribelli.
Scese al piano di sotto, dove trovò Lina e Gourry che facevano colazione col poco rimasto in dispensa.
-‘Giorno, Philia-chan. Valgarv dov’è?-
-Ha lasciato un biglietto, con scritto che andava al Maryuuou Castle. -
-Ah si? E dov’è?-
-Non ne ho la più pallida idea. A malapena si conosce l’ubicazione approssimativa dei castelli di quattro dei cinque Dark Lord… ma di Garv Chaos Dragon, nessuno lo ha mai scoperto… a parte i suoi sottoposti, ovviamente. -
-E tu sai dove sono le abitazioni degli altri Dark Lords?- Lina cercava di dare alla conversazione un’aria seria, impresa alquanto ardua, visto che aveva in bocca un quarto di una torta grande come la ruota di un carro, e stava cercando di proteggere dalle grinfie fameliche di Gourry (-Ma la torta alla crema voglio assaggiarla anch’io! Non è giusto! ç_­_ç)
un altro pezzo altrettanto grande.
-Beh, ho studiato che lo Zelas Castle si trova in un’isola ai tropici, la Wolf Pack Island …-
-Mica scema, il capo di Xel! Un’isola tropicale!-
-NON NOMINARE IL NOME DI QUELLO SCARAFAGGIO! Dicevo, una ai tropici, una nel Nord Polacco, quella di Dynast Graushella, anche se di lui si sa solo questo e poco altro; la terza, l’Hellmaster Manor, dovrebbe essere nel mezzo del deserto a ovest della Penisola dei Demoni, ma pochi sono andati a controllare… e nessuno è tornato vivo…-
* gocciolone di Lina *
-E infine il castello della Dark Lady Deep Dolphin, nel Mare dei Demoni. Dicono che sia nelle più oscure profondità… se esiste ancora…-
-Perché se esiste ancora?-
-Perché durante la Kouma Sensou, Dolphin fu ferita gravemente, e molti suoi subordinati morirono… Anche se, a detta dei generali degli Eserciti dei Draghi, pareva la meno combattiva…-
-ERA davvero la meno combattiva. - disse qualcuno, affacciandosi dalla finestra, aperta. Era Milgatia. -Posso entrare?-
-Oh, certo, Milgatia-sama!- Philia fece accomodare il capo della comunità della Valle dei Draghi, gli servì il the, e riuscì a salvare dalle fauci di Gourry e Lina un pezzo di torta da offrirgli. Milgatia accettò il the, ma rifiutò la torta, su cui si avventarono Gourry e Lina. Mentre tra i due si accendeva furibonda una lotta all’ultima… posata per il pezzo di torta, Milgatia e Philia continuavano la conversazione. Milgatia aveva combattuto durante la Kouma Sensou, era giovane, allora, ma si era distinto per il suo coraggio, la sua fede e la sua dedizione, qualità che gli valsero l’incarico di capo dei protettori della Clear Bible.
-I sottoposti di Dolphin erano degli ossi piuttosto duri, ma i draghi di fuoco riuscirono a contrastarli molto bene, grazie all’elevato numero di maghi tra le file. Dolphin non pareva molto interessata alle battaglie, anche se mandava regolarmente squadre di demoni brass, capitanati da mazoku di livello intermedio o medio-alto. Poi, verso la fine della guerra, inviò uno squadrone piuttosto massiccio, costituito interamente da mazoku di livello medio alto. A suo capo, c’era il suo priest, Poseidon. C’è poco da dire, e non è piacevole ricordare. Fu una strage, da entrambe le parti. Io facevo parte della divisione dei draghi di fuoco che li attaccarono di lato… ebbi la sfortuna di battermi proprio contro Poseidon… e ancora adesso non so come io sia riuscito a sopravvivere. Poseidon, invece, non ce la fece, e cadde in mare, trafitto da migliaia delle nostre lance. Non fu uno spettacolo piacevole… neanche se era un demone. L’acqua del mare si tinse di uno strano colore blu-nerastro, e potemmo udire un urlo straziante…-
La mentre del drago dorato era persa in antichi ricordi.
Il nemico, battuto, che cadeva in acqua, trafitto da così tante lance da non essere ormai altro che un ammasso di carne e sangue nero…
L’urlo, straziante, assordante, che pareva levarsi dalle onde stesse… L’urlo di una donna… che chiamava Poseidon…
L’esplosione, sotto le onde del mare, e la figura femminile che era comparsa dalle onde, avvolta in un’aura nero-bluastra…
Dolphin Deep Sea.
Si sarebbe potuto definirla bellissima… i lunghi capelli azzurro chiaro, intrecciati di perle, coralli e veli azzurri, il fisico snello, adolescenziale, avvolto in molteplici veli simili a delicate pinne, grandi occhi blu… occhi che ora ribollivano di una collera fuori dal comune, un odio quasi eccessivo persino per un Dark Lord… Si era scagliata sugli eserciti dei draghi, sterminandoli a centinaia con ogni colpo…
Ferito ad un’ala, coperto di sangue non suo, il giovane Milgatia aveva visto qualcosa di luccicante sulle guance della demone. Acqua di mare… o lacrime?
Non aveva mai avuto il tempo, o forse la voglia, di pensarci veramente. Era svenuto, e precipitato in mare. Come aveva fatto a sopravvivere, era un vero miracolo: l’unico tronco galleggiante nell’arco di centinaia di miglia quadrate di oceano, l’istintivo tentativo di farsi più piccolo, di passare inosservato, assumendo sembianze umane…

-Dolphin Deep Sea ci attaccò. Pochi sopravvissimo. Di cinquemila che eravamo… siamo tornati a casa in quattro. -
-O_o… - Philia era trasecolata, ma non parlò. Milgatia pareva assorto.
-Phila-chan…-
-Si, Milgatia-sama?-
-Secondo te… i demoni, possono amare?-
-O__o… ecco, io…non so se…-
-Si, che possono. Solo, non lo dimostrano apertamente come draghi e altre creature mortali. - disse Valgarv, comparendo dietro Milgatia.
-O_O Val? Ma…ma… ma tu non dovevi essere a letto?!?- il drago dorato era stupito. Era venuto apposta per controllare le condizioni del giovane drago ancestrale… e ora questi stava dietro di lui, con un bel sorriso sulla bocca, vispo e arzillo! L’aura era quasi totalmente assente, perfettamente celata.
-Buongiorno!- disse il ragazzo, ficcandosi in bocca una fetta di torta alla cioccolata che, miracolosamente, era scampata alle fauci dei due famelici umani.
-Per rispondere alla tua domanda, Milgatia-sama, i demoni provano sentimenti definibili come amore… e Dolphin, per quel che mi ha raccontato il capo, teneva al suo priest quasi quanto a sé stessa. Mi dispiace interrompere la colazione, ma…-
-Tu adesso ti siedi qui e mangi qualcosa! Sai che non fa bene saltare la colazione!- Philia aveva afferrato per un braccio Valgarv, costringendolo a sedersi, e mettendogli davanti una tazza di latte formato bidone, un vassoio di biscotti, grande quasi quanto il tavolo, che era riuscita in qualche maniera a non far trovare a Lina e a Gourry, una mezza dozzina di mele, un paio di banane e sei o sette arance.
* gocciolone di tutti *
-Mangia, o ti viene fame a metà mattina!-
L’abitudine di fare la brava mammina non era facile da perdersi, specie da un giorno all’altro. E neanche l’abitudine di obbedire alla mammina. Ragion per cui, Valgarv mangiò tutto senza discutere, trangugiando il latte, e chiedendone ancora; mentre Philia gli versava il latte nella tazza, mangiò in due bocconi mele, arance e banane, fulminò con lo sguardo Lina, che guardava con aria…“interessata” i suoi biscotti, e se li mangiò inzuppandoli nella seconda tazza di latte.
-Ci sono ancora biscotti, Philia-chan?- chiese poi.
-No, Lina se li è mangiati tutti…-
Val alzò le spalle -Pazienza, vuol dire che oggi starò leggero…-
* SDONK *
Caduta generale di tutti, meno di Philia.
-Beh, sono un ragazzo in crescita, devo pur sostenermi! ^^ -
-Alla faccia della crescita!- esclamò Milgatia, rialzandosi, con parecchi capelli fuori posto -Ora capisco perché venivi su così in fretta!-
-^^ Mi piacciono i dolci di Philia-chan!- poi, tornando serio, disse -Garv ci aspetta al Maryuu-ou Castle. Philia, Lina, Gourry, dovreste venire con me. -
Milgatia sbiancò -Philia-chan… una vestale maggiore… al castello di un Dark Lord…-
-Eddai, Milgatia-sama, il maestro Garv-sama non te la mangia mica! Non ti preoccupare, tutti quelli della valle solo al sicuro, sia da lui…- il sorriso si allargò in qualcosa di più sottilmente perfido -Sia da me…-
Prese Philia per mano, mentre con l’altra afferrò Lina per il mantello e Gourry per la lunga chioma bionda.
-Ci vediamo, Milgatia-sama! Ti porterò un souvenir!- disse, un attimo prima di teletrasportarsi.
Un attimo dopo, Milgatia era solo, nella casetta. Sospirò.
-E ora come cavolo faccio a dire al Consiglio della Valle che Valgarv è di nuovo un mezzo demone, senza farli morire di infarto? E come faccio a convincerli che non ci vuole fare la pelle?-
La sua mente tornò nuovamente nel passato. Un passato più recente. Solo quattro anni prima.
Philia era appena arrivata alla Valle, Valgarv era ancora chiuso nell’uovo, ma esso si sarebbe schiuso a giorni.
Il consigliere rappresentante dei draghi di fuoco non voleva neanche farla avvicinare, anzi, voleva consegnarla nelle mani dei soldati agli ordini del Consiglio dei Draghi di Fuoco. Il rappresentante dei draghi di Terra aveva invece appoggiato in pieno la proposta di accogliere la ragazza. Dopotutto, era un’eroina, aveva contribuito attivamente a distruggere la Dark Star e a salvare il mondo. Il rappresentante dei draghi d’acqua era d’accordo col secondo collega, mentre il rappresentante dei draghi d’aria era indeciso, nicchiava, e alla fine si astenne. Milgatia, come capo della Valle, nonché responsabile e superiore al Consiglio dei Quattro, aveva diritto a un voto valido per due. Era in sua mano la capacità di rifiutare quella eroica ragazza… o di accoglierla. Aveva votato pro. Il rappresentante dei draghi di fuoco era stato messo in netta minoranza: quattro voti contro uno. Philia era stata accolta.
Valgarv, una volta nato, era stato cresciuto e trattato come uno qualsiasi dei cuccioli di drago che nascevano e vivevano nella valle: con affetto e gentilezza, da chiunque. Era amico di tutti, e sapeva farsi benvolere.
Milgatia pensò sconvolto che quel giovane doveva essere davvero straordinario: malgrado ricordasse tutto ciò che gli era successo in passato, almeno così gli aveva riferito Lina, era gentile e amichevole con tutti. Anche con i draghi dorati.
Milgatia sorrise; Philia lo aveva cambiato, già prima che la Dark Star inghiottisse il giovane drago ancestrale… giovane… beh, aveva circa mille anni, forse un mezzo millennio meno di lui… un gocciolone calò sul capo di Milgatia. Accidenti, perché lui, pur avendo ancora un aspetto giovanile, si sentiva gia… un uomo maturo… brr, gli faceva venire i brividi, quella parola, mentre Val, appena di poco più piccolo di lui, gli appariva così giovane? Beh, non c’era da pensarci molto: il ragazzo non aveva la responsabilità della custodia della Clear Bible e di quasi seimila draghi di tutte e quattro le razze da far coesistere… con tutte le rogne che potevano derivare da tipi di caratteri così differenti…
Qualcuno lo chiamò telepaticamente… sospirò… un altro problema da risolvere… stava cominciando ad averne le scatole piene.
Scomparve anche lui dalla casetta di Philia.


Maryuuou Castle…
Contrordine…
a dieci minuti di strada da Saillune
-OK, allora io vi lascio qui. Domani torno a prendervi a Saillune, il capo vuole anche te, alla cena di domani sera. Ah…ehm… ha detto che gradirebbe vederti vestita… ehm… - non sapeva come dire a Lina che Garv avrebbe gradito vedere la sua “collaboratrice” in abiti meno… da viaggio.
-Vestita?-
-Da sera…-
-Ok. Mi farò prestare qualcosa da Amelia. -
Valgarv annuì, poi prese per un braccio Philia e si teletrasportò al Maryuu-ou Castle.
-Lina?-
-Che c’è, Gourry?-
-Ma perché dobbiamo vestirci eleganti, domani sera?-
* gocciolone di Lina * STONK *cazzotto di Lina sulla zucca di Gourry *
-PERCHE’ DOBBIAMO ANDARE AD UNA CENA ELEGANTE, E ANCHE SE SARA’ PIENO DI DEMONI DOBBIAMO VESTIRCI PER BENE UGUALMENTE! Capito, zuccone?-
-Ehm… no. -
* Sdonk * Lina sprofonda per terra.

-Occavoli… Philia-chan, come stai?-
Philia aveva due spirali al posto degli occhi, e sentiva lo stomaco in procinto di uscirle dalla bocca. Per teletrasportarsi da un paio di chilometri da Saillune al Maryuu-ou Castle, situato ad est del regno di Emelkia, un po’ a sud rispetto a Saillune, aveva dovuto usare una quantità di energia demoniaca piuttosto consistente… nulla che a lui, come demone, desse fastidio… ma per Philia, drago dorato e, con ciò, creatura della luce, quella grossa quantità di energia nera aveva dato l’impressione di essere appena stata sull’ottovolante… senza la cintura di sicurezza!!!
-Val… devi promettermi una cosa…-
-Si, Philia-chan?- chiese premuroso Valgarv, aiutandola a reggersi in piedi. La ragazza-drago aveva uno strano colorito verdognolo.
-Non usare più il teletrasporto da demone quando teletrasporti anche me…- disse, con un filo di voce. Val annuì, poi la prese a braccetto, e cominciò a camminare.
Apparentemente, erano in mezzo a una pianura, l’erba arrivava loro alle caviglie, ed era fresca e morbida sui piedi nudi del ragazzo. A qualche centinaio di metri da loro, cominciavano i primi alberi di una foresta ricca e lussureggiante, e il leggero venticello portava da lì l’aroma della terra fresca e umida, il profumo del sottobosco e della resina dei gruppetti di conifere che ogni tanto s’ergevano tra le piante a foglia larga: pioppi, faggi, roverelle, qualche noce e quercia centenaria, gruppetti chiari di betulle di un verde tenero, macchie di noccioli dal fusto snello…

NARR: -Si capisce che sono una mezz’elfa, nell’animo, vero? Ah, datemi una foresta così, che mi ci trasferisco!-
VAL: -Narratrice? Ma la neuro non ti ha ancora portato via? Perché se è così, li chiamo io!-
NARR: -Seee… e poi, chi la continua, questa storia? *evil grin*-
VAL: -……ricattatrice…-__-…-
NARR: -No, intelligente ^_^ . E ora, zitto e torna nella ff!-

-Abbi ancora un po’ di pazienza, tra poco siamo arrivati. -
-Arrivati? Ma… siamo in mezzo al nulla!-
Valgarv sorrise allegro, come un bimbo che sta per mostrare una sorpresa speciale alla mamma. D’un tratto, come emerso dal nulla, si materializzò davanti a loro un superbo castello, in uno stile che si sarebbe potuto definire gotico fiammeggiante puro. Il grande portone di legno intarsiato in pietre dure e metalli, fiancheggiato da due fasci di snelle colonnine intarsiate, era sormontato da un rosone inciso che, tra fregi astratti, riproduceva lo stemma di Garv Chaos Dragon, il Re Demone-drago.
A un cenno della mano di Valgarv, il portone si spalancò, e il ragazzo, sempre tenendo a braccetto Philia, lo attraversò.
-Bello, vero? È coperto da uno scudo magico, solo chi è autorizzato ad entrarvi lo può vedere… e solo ad una distanza ravvicinata!-
-Adesso capisco perché nessuno ne ha mai conosciuto anche solo vagamente l’ubicazione!-
-Beh, veramente, il precedente castello, lo sapevano praticamente tutti i demoni, dov’era. Era in un vulcano, ma poi, ottocentosettanta anni fa, gli altri Dark Lords hanno trovato il modo di risvegliare il vulcano, e così… un’esplosione lavica ci ha lasciati senza un tetto sulla testa! ^^;-
* gocciolone di Philia *
-Così, quando lo abbiamo ricostruito, ho suggerito al Maestro Garv di tenerne l’ubicazione il più nascosta possibile, e per sicurezza, l’ha costruita nell’ultimo posto che ci si aspetterebbe da un tipo focoso come lui… vicino ad una foresta!-
-Beh… non ce lo si aspetterebbe davvero!-
-Andiamo, se non ti senti bene, puoi stenderti un po’. C’è una camera in più, vicino alla mia…-
Philia annuì, mentre Valgarv la guidava per i corridoi del Maryuu-ou Castle. Tutto era nelle tinte del rosso e dell’arancio, con sprazzi di oro e bagliori metallici; alte e strette finestre facevano entrare la luce del sole a fiotti, indorandola nel passaggio attraverso vetri colorati. Le bifore, le trifore e le quadrifore, che si aprivano sul lato destro del corridoio, erano talmente tante, e separate da fasci di colonnine apparentemente tanto esili e sottili, che c’era da chiedersi come facesse il possente soffitto a restare in piedi. Oltre alla magia, il soffitto era retto da colonne portanti, abilmente dissimulate da sculture delicate e sinuose, come tralci di piante rampicanti.
-Non avrei mai pensato di trovare uno stile simile nel castello di un Dark Lord…-
-In effetti, Garv mi lasciò carta bianca, per quanto riguardava le decorazioni e l’architettura. A lui interessava solo che fosse solido, e non ci crollasse di nuovo in testa!-
-Quindi sei stato tu a creare tutto ciò?!?- Philia voltò la testa, stupita, portando la sua attenzione dai soffitti delicatamente affrescati al volto di Valgarv, che guardava anch’esso i soffitti, ma che era come immerso nei propri ricordi. -
-Si. Volevo qualcosa di bello, non volevo nulla che ricordasse il sangue, la distruzione, i massacri… solo su una cosa, Garv-sama fu irremovibile: voleva le tinte del rosso e i riflessi metallici. - sfiorò con una mano una colonna, scanalata e scolpita mirabilmente, che terminava, all’altezza di otto o nove metri, in un capitello fiorito avvolto da un sinuoso, tentatore serpente. Erano in un corridoio dell’unica ala che si stendeva, dietro la sala del trono; tale corridoio si trovava inoltre all’ultimo piano, a una ventina e più di metri di altezza rispetto al suolo.
-Nel vecchio castello, dovetti far asportare tutte le decorazioni delle mie stanze: mi facevano venire incubi terribili, la notte. C’erano fregi raffiguranti demoni che si massacravano a vicenda, facce contorte dal dolore… cosa che non fa né caldo né freddo, a un mazoku normale, ma a me… nell’oscurità della notte, mi ricordavano troppo il massacro del mio popolo…-
Philia annuì, lentamente, poi, nel tentativo di distogliere la mente di Val da ciò che poteva renderlo triste, fece un gran sorriso.
-Beh, è veramente un lavoro da artista!-
Valgarv arrossì -Beh, per la verità, non ho fatto tutto da solo. Le idee erano mie, poi c’era una squadra di demoni minori, che realizzava il tutto. -
-È ugualmente un lavoro stupendo!-
Parlando, erano arrivati ad una porta, la sola che dava sul corridoio, in quel punto. Si affacciava alla loro sinistra, mentre a destra c’era una larga finestra che si affacciava sul terrazzo. Ad un gesto della mano di Valgarv, la porta si aprì, rivelando un ambiente dalla struttura a croce, con, in fondo, una scala elicoidale che saliva al piano superiore avvolgendosi sinuosa ad una colonna di pietra degli stessi colori, e che doveva avere un diametro di almeno cinque metri. Era in pietra policroma, prevalentemente marmo venato di azzurro, ma con intarsi di marmi neri e venati di verde. Il “braccio” della croce in cui si trovavano loro erano quello a sud, e da cui si accedeva, dal corridoio, all’appartamento. Gli altri due, rivolti rispettivamente ad est e a ovest, avevano alte finestre incorniciate da pesanti tendaggi blu scuro, con ricami ed arabeschi rosso sangue.
-La stanza in fondo a sinistra è la biblioteca, quella a destra la camera per te. Questa qui, - indicò la stanza immediatamente alla sua destra -è il bagno, e quest’altra è il laboratorio… meglio che non ci entri, non garantisco che non esploda nulla ^^ -
-La tua camera dov’è?-
-Al piano di sopra. Non ti dico le fughe, di notte, per arrivare al bagno, di sotto!-
* gocciolone di Philia *
Valgarv pareva felice di essere nella sua vecchia casa. Il fatto è che quei posti erano pieni di ricordi felici, per lui, di quando Garv non era ancora stato colpito a tradimento da Phibrizio, e lui e Val passavano intere giornate a parlare, o andavano fino alle città abitate dagli umani ad osservare il viavai dei mercati, oppure quando qualche gruppo di demoni o di maghi umani imprudenti osava attaccarli, e loro due, spalla contro spalla, li falcidiavano, ridendo in mezzo alla battaglia…
Poi, dopo simili battaglie, si concedevano banchetti luculliani nella grande sala dietro la sala del trono, serviti e riveriti dallo stuolo di lesser demons al servizio di Garv, oppure andavano in qualche taverna nelle città, e si divertivano a vedere le facce dei locandieri quando svuotavano, letteralmente, la dispensa del locale…
-È pieno di bei ricordi, qui…- disse Val, sfiorando il marmo lucido della scala -Pare solo ieri, che sono uscito a mettere al loro posto un gruppetto insolente di mazoku che si proclamavano i più forti del territorio… e poi… ho sentito l’aura del maestro sparire improvvisamente…- il volto s’era fatto triste. -Non tornai più qui… troppi ricordi…-
-Val…- Philia fece voltare Valgarv verso di sé. -Non pensare a questo, ora. Il passato è passato. E Garv è di nuovo vivo… Non lasciare che il passato avveleni il tuo futuro. -
Valgarv annuì, lentamente.
-Mi fai vedere la tua camera? ^^ - chiese poi Philia, nel tentativo di distrarlo da pensieri e ricordi tristi. Val annuì, stavolta con più energia, e salirono entrambi la scala ad elica.
Questa finiva, quattro metri più in alto, aprendosi direttamente sul pavimento del piano superiore, circondata da un semicerchio di ringhiera di marmo e pietra levigata.
La camera di Valgarv c’era un solo modo per definirla: stupefacente.
Aveva una pianta circolare, e occupava praticamente tutto un piano della torre. Al muro della parte di parete rivolta a sud-ovest era addossato un letto a due piazze, parzialmente nascosto da tendaggi di un pesante tessuto dal colore cangiante in numerosi toni di blu e verde scuro. Ai lati dell’alcova, fino all’ampia finestra rivolta a sud e a quella rivolta ad ovest, erano appesi arazzi spessi, raffiguranti una la scena della creazione dell’Universo da parte di Lord Of Nightmares, che reggeva in una mano Cephied, e nell’alta Shabranigdo, e l’altra la creazione, da parte di Shabranigdo, dei suoi cinque subordinati: Garv, Phibrizio, Zelas, Dolphin e Dynast. Malgrado Valgarv, al pari del suo maestro, non potesse sopportare gli altri Dark Lords, apprezzava molto quegli arazzi, creati con maestria da mani mortali. Erano enormi, e probabilmente dovevano essere l’opera di anni di lavoro di artigiani abilissimi.
A sud-ovest, a sud-est, nord-ovest e nord-est si aprivano tre finestre trifore, alte almeno tre metri, mentre le quattro che si aprivano ai quattro punti cardinali erano quadrifore, leggermente più ampie. Tra la finestra di nord-ovest e quella rivolta a nord, la parete era coperta da un drappo blu, su cui scintillava una discreta collezione di armi bianche di svariati tipi; tra l’altro, c’erano alcune spade ad una mano, un paio di lame bastarde e una mezza dozzina di spade a due mani; due alabarde gemelle si incrociavano appese sopra ad uno scudo tondo, fregiato col simbolo di Garv, e sotto ad esso, ad un’altezza che permetteva una facile presa, una magnifica lancia a due lame, dello stesso modello della Lancia di Luce.
Tra la finestra di sud-est e quella rivolta a sud, c’era una grande scrivania di ebano, intarsiato di legni più chiari e madreperla, sormontato da un portacandele in ferro battuto, infisso al muro, modellato in forma di drago ancestrale. Tra la finestra est e quella a nord-est c’era un sobrio armadio di legno scuro, largo almeno cinque metri. Tutto il resto dei muri era coperto di alte librerie, che giungevano fin quasi dove il muro s’incurvava in una cupola affrescata come un cielo notturno senza luna. Le librerie erano piene di libri, ordinatamente riposti in ordine di autore, o di argomento. Non un filo di polvere era posato su alcun mobilio dell’ambiente.
All’alto soffitto a cupola pendeva un ampio lampadario in ferro battuto, inscurito nelle sue dorature dagli anni, su cui spiccavano candele intonse, ma decisamente vecchie: evidentemente, non era usato spesso.
Il vasto pavimento di pietra levigata era coperto da tappeti morbidi e setosi, fitti di decorazioni geometriche ed astratte.
Philia era rimasta a bocca aperta. La prima cosa che le venne in mente, fu -Ma come mai non c’è un filo di polvere?-
La ragazza sapeva, per esperienza personale, che la povere ha il pessimo vizio di ridepositarsi subito, appena tolta, specie nelle stanze con molti libri. Valgarv sorrise -Evidentemente, i lesser demons legati al Maryuu-ou Castle sono ancora vivi. Bene. - alzò la mano, come a chiamare qualcuno, e immediatamente una mezza dozzina di creature, non più alte di un metro e dieci, comparvero nella stanza. Avevano l’aspetto di lucertole, vagamente umanoidi, con piccole ali coriacee. I colori erano prevalentemente il rosso e l’arancione, ma una o due erano nerastre.
-Il signorino ha chiamato?- chiese umilmente il più grande. Valgarv sorrise di nuovo.
-Si. Preparate la stanza per gli ospiti. - indicò con un cenno della mano Philia -Lei è mia ospite, se ha bisogno di qualcosa, ubbiditele. -
I lesser demons annuirono, poi scomparvero.
-Sono piccoli demoni che abbiamo creato per tenere in ordine il castello, fare le pulizie, e cose del genere. Non si allontanano mai dal castello, in quanto fanno parte di esso. - spiegò, notando lo sguardo stupito di Philia.
-Allora sono stati loro, a tenere tutto pulito, negli ultimi quattro anni?-
-Si. - *groouugleee* rumore della pancia di Valgarv.
-Ecco, lo sapevo, non hai mangiato abbastanza a colazione, e ti è venuta fame in anticipo!-
-Veramente, è già quasi ora di pranzo… Mi prepari le crèp, Philia-chan?^^- le chiese, guardandola con grandi occhioni da cucciolo.
Philia sospirò -Va bene…-

Se la camera da letto aveva stupito Philia, le cucine del castello la lasciarono letteralmente senza parole. Era il sogno di ogni cuoco, con fornelli enormi, forni anche più grandi, e file e file di armadietti e ante piene di pentole. Dopo aver frugato per qualche minuto, trovò una padella adatta a fare le crèp come piacevano a Valgarv (cioè con un diametro di un metro); Val ordinò ai demoni-lucertola di portare tutto il necessario e di aiutare Philia; così, la ragazza dovette semplicemente dirigere le operazioni di preparazione della pastella con uova, burro e farina, e preparazione del ripieno. Ma le crèp, quelle volle farle lei. Con abilità e rapidità, in breve impilò una sull’altra una cinquantina di crèp, ripiene e ripiegate, che Val, seduto cavalcioni su una sedia e con le braccia poggiate alla spalliera, guardava con l’acquolina in bocca.
-Che buon profumino! Cosa prepari, signorina?- chiese Garv, materializzandosi nelle cucine. Per poco, a Philia non venne un infarto.
-Philia-chan mi prepara le crèp!^^ - rispose per lei Valgarv.
-Buone! Preparane qualcuna in più, che voglio assaggiarle anche io!-
* gocciolone di Philia* non le era passato di mente quando mangiava il demone. Così, prima di metterle in tavola, preparò tre enormi piattoni di un centinaio di crèp ciascuno (-Devo pranzare anch’io!), ma, non appena le posò in tavola, davanti ai due, il frutto di un’ora e mezza di fatica davanti ai fornelli sparì in… circa cinque minuti!
-O__o… Val, mangia con calma, o ti viene il singhiozzo…- disse Philia, notando che Valgarv si infilava in bocca le crèp a due a due.

LINA: -Ehi, narratrice! Non è giusto! Voglio anche io le crèp!-
NARR: -‘ta zitta, te, che al castello di Saillune, da Amelia, ti abbuffi sempre come un maiale!-


Palazzo reale di Saillune
Lina aveva appena finito di riferire ad Amelia e a Zelgadiss l’incredibile notizia che Garv era di nuovo vivo, e, cosa ancor più incredibile, la voleva come alleata per impedire agli altri Dark Lords di distruggere il mondo.
-Inoltre, una dei Dark Lord lo ha “invitato a cena”, ma temiamo si tratti di una trappola, così ha deciso di portarsi dietro sia Valgarv, che noi. -
-Ma non sarà pericoloso, Lina?- chiese Amelia, preoccupata per l’amica.
-Si… ma voglio scoprire cosa hanno in mente i Dark Lords. Non temere, Amelia, non è la prima volta, che ficco il naso nelle faccende dei demoni, e sono ancora qui! ^^-
-Va bene, ma… fa attenzione, mi raccomando. -
-Ah, a proposito della cena, ho da chiederti un favore. Mi presti un vestito decente? ^^ -
-Ma certo! Vieni, andiamo subito a vedere nel mio guardaroba!- Amelia trascinò Lina in camera sua, ommeglio, nella stanza accanto alla sua camera da letto, che fungeva da guardaroba per il vastissimo assortimento di vestiti della principessa. C’era dentro di tutto: una dozzina e più di completini pantalone-maglietta-mantello bianchi, come quello che Amelia indossava abitualmente in viaggio, e una quantità piuttosto ingente di abiti da sera, da giorno, da ricevimento… alcuni vestiti normali per passare inosservata, in incognito, quando andava a spasso in città, e, da un lato, una scarpiera immensa. Fortunatamente, Lina aveva lo stesso numero di scarpa di Amelia, ma per il vestito non fu una cosa facile: le andavano tutti un po’ larghi di seno (^^;;;), il che, per un abito molto scollato, non è il massimo della finezza.
Frattanto, Zelgadiss era andato a parlare con Re Philionel per una strana anomalia nel campo magico che aveva riscontrato ultimamente, e che forse era connessa alla rinascita di uno dei Dark Lord, e Gourry, annoiandosi, era sceso in uno dei cortili interni del palazzo, dove alcuni soldati della guardia reale stavano facendo esercitazioni di spada.
Dopo quasi sei ore, cinque minuti prima dell’ora di cena, Lina e Amelia erano riuscite a trovare qualcosa di adatto alla maga, più alta della principessa, ma assai più piatta.

LINA: -Dopo facciamo i conti, narratrice!-
NARR: -Lina-chan? Non dirmi che te la sei presa perché ho detto che non sei prosperosa come Amelia?-
LINA: -SI! Grrrrr…- Lina casta una palla di fuoco
NARR: -Eddai, ma lo sai che quest’anno vanno di moda dei costumi da bagno che sono perfetti su un fisico piat… ehm, longilineo e snello come il tuo?- dice la narratrice, con un gocciolone gigante sulla testa.
LINA: -Davvero?-
NARR: -Davvero! Dei bikini da urlo! Senti, se non mi arrostisci, te ne regalo uno!-
LINA: -Mmmm… va bene…- fa scomparire la palla di fuoco.
NARR: -Fiuuu! Salva per un pelo!-

L’abito era di foggia piuttosto semplice, con un corpetto che fasciava il busto, aprendosi come una corolla sul seno e sulle spalle. Lasciava le spalle nude, così come le braccia. Dai fianchi fino alle caviglie cadeva morbida la gonna, piuttosto ampia, che però formava pieghe sinuose, che ammorbidivano la figura. Il vestito era di un color crema tenue, sfumato alle estremità, orlate di un pizzo leggero e delicato, dorato. Le scarpe coordinate erano sandali con mezzo tacco, con lacci di raso impreziosito da ricami d’oro che potevano essere allacciati intorno ai polpacci, o essere tenuti morbidi attorno alle caviglie. All’abito erano poi abbinate una cintura composta da alcune strisce di raso di seta, intrecciate e ornate con ciondoli, da portare bassa, sui fianchi, e una parure composta di un pendente a forma di rosa, d’oro smaltato, che scendeva sul petto sostenuto da una sottile catenina d’oro, e da orecchini simili, ma più piccoli. I capelli sarebbero stati raccolti in una coda alta, fermata da un nastro dello stesso color crema dell’abito. Amelia si era divertita un mondo a far provare all’amica tutta una serie di abiti da sera che ora giacevano, un po’ spiegazzati, sul largo letto della principessa, che ammirava con aria soddisfatta l’ottimo lavoro eseguito.
-Riesci a muoverti bene?-
-Si. - Lina fece un paio di passi per la stanza, provò a saltare di lato, come ad evitare un incantesimo. -Amelia, tirami una sfera di luce. - disse. Amelia castò un lighting, e lo lanciò verso l’amica. Il lighting, se colpisce, si limita a scoppiare, creando un lampo di luce fredda, senza alcuna conseguenza fisica sugli oggetti che colpisce, per cui era ottimo per fare una prova. Lina lo scansò senza problemi, in quanto l’abito, pur essendo molto bello ed elegante, era anche comodo, e non le impediva i movimenti come alcuni che aveva già provato, e che la facevano sentire un salame legato.
Mentre Amelia aiutava Lina a togliersi l’abito, Lina iniziò a parlare.
-Amelia, devo chiederti un altro favore. Si tratta di Gourry. -
-Ha bisogno anche lui di un abito da sera?- chiese Amelia, sorridendo. Ma il sorriso scomparve dal suo volto quando vide la faccia seria di Lina.
-No. Voglio che resti qui, domani sera. -
-Ma… perché?!?-
-Perché una cena con i Dark Lords non è una passeggiata. - Lina sorrise appena -Sai com’è fatto, farebbe una gaffe, o magari offenderebbe qualcuno, involontariamente…- tornò seria -Solo che, a differenza di tuo padre, loro non sono tutti simpatici e pazienti. Potrebbero ucciderlo senza pensarci su due volte. -
-Ma Lina… allora anche tu…-
-Io posso difendermi, con la magia, ma Gourry, senza la spada, no. Inoltre, io sarei una collaboratrice di Garv, e quindi, tentare di ferirmi sarebbe un insulto a lui, mentre Gourry è fuori da qualsiasi accordo. -
-Capisco, ma non sarà facile convincere Gourry a non seguirti. Sai com’è fatto…-
-E proprio per questo, tu e Zelgadiss mi dovete aiutare. Sono sicura che qui a Saillune qualcuno conosce la ricetta di qualche sonnifero, qualcosa che lo faccia dormire fino a dopodomani…-
-Non c’è problema, mio padre conosce bene uno dei migliori alchimisti di Saillune, possiamo andare a fargli visita, dopo cena. -
-Va bene. - concluse Lina, finendo di rivestirsi coi suoi consueti abiti.

Dopo cena, Lina e Amelia erano uscite dal castello, ed erano scese in città. Andarono nella parte più antica di Saillune, in una delle case più vecchie e belle, con un grande giardino attorno, recintato da alte mura. Con mano sicura, Amelia afferrò il battente, e picchiò forte contro la porta. Silenzio….
Un paio di minuti dopo, uno spioncino si aprì.
-Si? Chi è, cosa volete a quest’ora?-
-Buona sera, Mastro Angus, sono Amelia…-
-Oh, buonasera, principessa! Entrate, entrate!-
La porta fu aperta, e le due ragazze furono fatte entrare. Chi aveva aperto loro la porta era un uomo sulla sessantina, con la barba bianca venata qui e là da qualche superstite filo grigio scuro, e una bella pelata sulla testa. Era alto circa un metro e sessanta, e aveva una faccia piena di rughe, ma simpatica. Indossava vesti da casa e, sopra, una specie di camice.
-Come sta, Mastro Angus?- chiese Amelia, cortesemente.
-Non mi posso lamentare, principessa. Stasera sto preparando una pozione della verità, c’è luna piena ed è il momento migliore, ma ho un’oretta di tempo libero, perché deve raffreddarsi a dovere, a questo punto. - fece accomodare le ospiti in un salotto che sapeva un po’ di polvere, segno evidente che era da molto tempo che non riceveva ospiti.
-Siamo venuti da lei, Mastro Angus, perché la mia amica ha bisogno di un filtro. -
-Ah, un filtro d’amore? Lasci che glie lo dica, signorina, non ne ha proprio bisogno, carina com’è! -_^ - disse l’alchimista, strizzando l’occhio a Lina. La ragazza arrossì.
-No, no, non mi serve un filtro d’amore…Abbiamo bisogno di una pozione soporifera, che duri almeno dodici ore, magari anche di più…- disse Lina, muovendo le mani davanti al viso, come a schermarsi dall’idea di un filtro d’amore…
-Ah, un filtro del sonno… aspetti un attimo, vado a prenderlo… ne ho una discreta scorta, molte mamme me lo chiedono per i bambini che non vogliono mai andare a dormire…- sparì per qualche minuto in uno stanzino che aveva tutta l’aria di essere un magazzino, e dopo un po’ ne uscì con una boccetta in mano.
-Ecco qui, la quantità di filtro qui dentro basta a far addormentare un bambino sui sei anni per ventiquattro ore… per mandarli a letto, basta una goccia alla sera, prima di cena. -
-Ma…ma… #^_^¿# veramente, a me non serve per un bambino… mi serve per un adulto…- Lina era diventata più rossa dei suoi capelli. Un bambino, lei!
-Ah, allora ne occorrono almeno quattro gocce. Se vuole farlo dormire per più tempo, quattro gocce per ogni ora. - le disse porgendole la boccetta.
-Ah… grazie…e, guardi che mi serve per impedire ad un mio amico di seguirmi in una missione pericolosa…- mise subito in chiaro Lina, onde evitare che l’alchimista si facesse chissà quali idee. Amelia aveva un grosso gocciolone sulla testa.
-Ah… ok, grazie, mastro Angus… quanto le dobbiamo?-
Lina pagò due monete d’acciaio per la pozione, poi lei ed Amelia se ne andarono, tornando al castello.

Il giorno dopo, riuscirono a far prendere a Gourry la pozione soporifera, mescolata a un bicchiere d’acqua fresca che lo spadaccino trangugiò dopo essersi allenato un po’ nel cortile delle esercitazioni. Esattamente trenta minuti dopo, con un sonoro *STONK *, cadde a terra, profondamente addormentato.



 


PRECEDENTE
SUCCESSIVO

-Pagina Iniziale con frame -